«La guerra è tornata di moda», diceva il 9 gennaio Robert Francis Prevost parlando al corpo diplomatico in Vaticano, pochi giorni dopo l’assalto statunitense al Venezuela. «A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati», che «la guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando». Ed accade che il sottosegretario Usa alla difesa Elbridge Colby convochi il nunzio apostolico negli Stati Uniti, per sottolineare che gli Usa usano la forza militare per prioritari interessi nazionali. Mentre un altro funzionario trumpiano evoca la «cattività avignonese», il trasferimento del papato in Francia all’inizio del 1300. Dal Pentagono e dal vicepresidente (cattolico) J.D. Vance, le smentite sui dettagli ma non la sostanza: la frattura tra l’agenda globale americana e la visione di Leone XIV, in continuità col predecessore Francesco nel rifiuto integrale della guerra.
Il 7 aprile, Leone XIV parlando con la stampa a Castel Gandolfo era arrivato a definire ‘illegale’ la guerra americana a Tehran e condannando la mostruosità della minaccia di ‘distruggere la civiltà persiana’” fatta dalla Casa Bianca. Leone XIV ha censurato la tentazione di ‘benedire’ le guerre e ha sconfessato Hegseth, solerte nell’accompagnare con metafore tratte dall’integralismo religioso e dal cristianesimo conservatore i commenti delle operazioni belliche contro Teheran. Per Hegseth Dio è con l’America. Per Leone XIV Dio rifiuta le preghiere di chi lo invoca per legittimare i conflitti. E, anzi, «chi scatena le guerre ne risponderà davanti a Dio».
Nei mesi scorsi Leone XIV ha criticato l’agenda americana sui migranti, bollato come ipocriti i pro-life che abbondano nel Partito Repubblicano e si concentrano su singoli temi, come l’aborto, ignorandone altri, come la pena di morte, riflettuto profondamente sull’intelligenza artificiale e chiesto una tecnologia al servizio dell’uomo. «Il mese scorso, Peter Thiel, investitore tecnologico con una visione apocalittica, è giunto nella Città Eterna per tenere le sue conferenze, seppur molto riservate, sull’anticristo e la fine dei tempi», nota il Financial Times. Per Leone XIV la Chiesa cattolica deve essere potere frenante contro il dominio dell’inumano. sull’uomo, e sull’IA.
L’agenda americana attuale è quella della riscossa occidentale perorata da Marco Rubio, Segretario di Stato e sedicente cattolico, e la teologia personale di Vance secondo cui il principio ‘ama il prossimo tuo come te stesso’ consentirebbe di giustificare la cacciata dei migranti. Di fatto la teologia di Trump che vede gli Usa azionisti di maggioranza relativa dell’ordine globale. «Un’agenda unilaterale, nazionalista e di potenza del trumpismo e alla coalizione tecno-oligarchica e elitaria che la sostiene. Una visione nettamente distante dal cattolicesimo di Leone XIV e del Vaticano, contropotere morale e sociale, dunque profondamente politico».
La risposta indiretta della Santa sede quando viene rifiutato l’invito rivolto al pontefice a visitare gli Usa in occasione del 250mo anniversario della Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti, il 4 luglio 2026. Ma non solo: il 19 febbraio la sala stampa vaticana annuncia che il 4 luglio Prevost sarà a Lampedusa, anche per ricordare il primo viaggio di Bergoglio (8 luglio 2013), che dall’isola siciliana denunciò la «globalizzazione dell’indifferenza». In un luogo, quindi, molto lontano da Washington, non solo geograficamente. Alla Domenica delle Palme ha detto che nessuno può usare il nome di Dio «per giustificare la guerra». Giovedì santo ha parlato di «occupazione imperialistica del mondo» e di «violenza che si fa legge». A Pasqua ha invitato «chi ha il potere di scatenare guerre» a «deporre le armi» e «scegliere il dialogo e la pace».