Nella battaglia per l’energia, intelligence e interessi sporchi

Una fonte ‘estremamente affidabile’ – A2 nel mondo dell’intelligence-. Le notizie segrete dal Golfo e l’ondata di arresti in Qatar, Bahrein e Kuwait con l’accusa di spionaggio a favore dei Guardiani della Rivoluzione avvertono che il conflitto va oltre la parte militare o tecnologica. Mentre il Golfo Persico si starebbe vuotando delle navi intrappolate con artifici vari. Il mercato, svela Manuel Di Casoli, ex ufficiale dei carabinieri abituato ad indagare, e specialista dei traffici energetici non sempre trasparenti. Armatori intraprendenti a corto di naviglio, che utilizzano i loro ‘contatti persiani’ per ottenere, non gratis, il passaggio dallo Stretto di Hormuz contrattando pedaggio e orario prestabilito del controllo radar iraniano.

L’attualità a nascondino con la verità

Le iniziative si rincorrono e si intrecciano in un crescendo confuso. Con Tehran che stabilisce un’interdizione selettiva del transito. Mentre oltre un migliaio di mercantili in attesa di passare e le maggiori economie sono in affanno per i mancati rifornimenti energetici, alcuni Paesi si sono accreditati come amici verso l’Iran. Le petroliere di Cina, India e Grecia (Atene è tra le prime bandiere mercantili al mondo) attraversano quotidianamente lo stretto dal versante iraniano. Ma anche quelle spagnole: Madrid, per Teheran, ‘rispetta il diritto internazionale’, dopo che il premier Sanchez ha dichiarato ‘no alla guerra. Poi i nemici i ‘neutrali non amici’ (tra i quali ci sono tutti i 27 Ue, Italia compresa e spagna esclusa). La svolta col  Parlamento iraniano dal 30 marzo impone un tributo per il transito.

Le navi ‘scomparse’ dal Golfo

L’International Maritime Organization, il gestore del codice identificativo delle navi, sino a due settimane riferiva di circa 3200 navi bloccate nel Golfo dallo stretto di Hormuz, mentre al 22 marzo, le navi bloccate erano scese a 1194. Mille navi scomparse, in navigazione oltre Hormuz. Per la svizzera Italiana, un numero crescente di navi attraversa lo Stretto a trasponder spento, in forma pseudo-anonima. «La società britannica ‘Lloyd’s List Intelligence’ ha presentato le cifre più aggiornate. Nel mese di marzo, 142 petroliere o navi da trasporto di gas liquefatto hanno attraversato lo stretto di Hormuz, e un terzo aveva disattivato il segnale di tracciamento».

‘Trasponder’ il trucco concordato

Ma non è spegnere il transponder ciò che consente il transito: i radar iraniani rilevano la traccia della nave comunque. Nave non identificata che non diventa bersaglio. Strana guerra? Di fatto c’è un meccanismo di autorizzazione al transito alternativo a quello ufficiale. Con problemi nuovi, e nuovi trucchi. E nella confusione del conflitto sono molti che approfittano per commerciare in barba a regole e sanzioni, con margini astronomici a fronte di rischi altrettanto grandi. Col petrolio ‘ufficioso’ che vola nei prezzi al consumo con guadagni mostruosi per chi lo traffica.

Speculazioni e Paesi amici

Di petrolio proveniente dal Golfo ne sta dunque circolando parecchio, oltre il traffico ‘ufficiale’ costituito dai transiti autorizzati dall’Iran a favore di ‘Paesi ‘amici’. E mentre il mondo e i media si concentrano sul prezzo, gli operatori sono preoccupati di altro. Già oggi ci sono problemi con il carburante avio e iniziano ad essercene per il gasolio. Alcuni Paesi del Sudest Pacifico hanno già adottato misure di ‘austerity’ simil crisi petrolifera del 1973. Fonti semi-ufficiali cilene minacciano di guerra l’Argentina nel caso di taglio delle loro forniture (pari a oltre il 40% del totale).

Crisi economica globale

Circa 40 milioni di posti di lavoro ed il 30% del PIL USA sono legati a rapporti industriali e commerciali con Paesi che dipendono dall’approvvigionamento energetico dai Paesi del Golfo. Mentre Usa ed Israele iniziano ad essere a corto di munizioni e di sistemi d’arma, logorati da una sottovalutata capacità di reazione da parte Iraniana. Capacità non solo tecnico-militare ma strategico-politica, data la saggezza del dosaggio di attacchi e minacce ad obiettivi dei Paesi vicini, che comunque hanno influenza sulla politica estera statunitense e su quella economico-finanziaria israeliana.

La Russia trascurata

Mancata inclusione nei calcoli di un attore primario come la Russia. Da quando gli Usa sono tornati ad essere il primo produttore al mondo, non è più l’OPEC a dominare il mercato ma i ‘Big Three’: USA, Arabia Saudita e Russia. Determinano il prezzo e regolano le quantità sulla base di valutazioni politiche. Con Trump che rincorre ed ha esentato l’India dalle  sanzioni agli idrocarburi russi. Solo il massiccio rientro della Russia sul mercato può risolvere l’impasse, e questo lo sanno sia Washington che Mosca. Con che le reazioni della Russia e perfino della Cina all’attacco all’Iran definite da molti ‘formali e di circostanza’.

Europa marginale e Ucraina

L’UE russofoba aveva immediatamente gridato al pericolo di avvantaggiare la Russia nella partita ucraina, attraverso un innalzamento del prezzo del petrolio del quale la Russia avrebbe beneficiato. E per Manuel Di Casoli, «non è azzardato pensare che uno dei tanti scopi dell’operazione militare contro l’Iran fosse proprio quello di sdoganare il petrolio russo. Dopo aver svenato un altro po’ noi europei. Ma la cosa non può continuare a condizionare il mondo intero ancora a lungo, specialmente quando è risultato evidente che le munizioni è bene conservarsele nelle polveriere e non sprecarle in una guerra persa».

Volenterosi, Europa, Russia e Cina

«Se il mondo fosse costretto a tornare ad usare gas e petrolio russi per ragioni quantitative, i Volenterosi dovrebbero farsi una ragione dell’insostenibilità del conflitto ucraino, mentre gli USA avrebbero l’alibi del pianeta intero da salvare per eliminare le sanzioni con un gesto di magnanimità altruistica». Ed ecco che le ipotesi geostrategiche si moltiplicano. Il rapporto reale tra Russia e Cina, il Nord Artico, l’Africa occidentale e la disponibilità ad allentare il legame con la Cina, che permetterebbe agli USA di concentrarsi più serenamente sulla partita nello scacchiere Pacifico.

Gran Bretagna ultimo attore in campo

Gran Bretagna da subito contraria all’attacco all’Iran, dall’Ue interpretato come parte della dissonanza politica Trump-Starmer. «Miopia autoreferenziale» per l’analista. I Lloyd’s assicuratori quasi esclusivisti del mondo marittimo colpiti pesantemente, considerate le turbolenze del mondo e i rischi del mare. Ed ora, i mitici Lloyd’s, revocano le coperture per il rischio guerra, e non era successo nemmeno nelle dueguerre mondiali. Invenzione Usa, il rischio è riassicurato da un fondo statale, la US Development Finance Corporation, con una dotazione di 20 miliardi di dollari.

E se l’Iran fosse soltanto un mezzo?

«Questa manovra ha riacceso il motore del commercio mondiale, sottraendo al mercato londinese un ruolo che comportava un vantaggio competitivo strategico di enorme valore, quello di abilitatore del commercio internazionale. Gli USA, come garanzia, non si sostituiscono alle attività ‘spicciole’ delle assicurazioni londinesi, ma ora sono loro che detengono il potere strategico sull’intero mercato». Risultati ottenuti con Cina, Gran Bretagna e Russia, valgono il prezzo dell’intero conflitto? L’Iran, alla fine, solo un mezzo, il dubbio feroce.

 

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