Conosciuto per camminare spesso a piedi per Belgrado o utilizzare i mezzi pubblici, rifiutando auto di lusso, Pavle è diventato un simbolo di modestia. Durante la guerra ha cercato di guidare la Chiesa in un periodo difficile, mantenendo una posizione complessa tra la difesa dei serbi e l’appello alla pace e alla moralità cristiana. È deceduto il 15 novembre 2009 all’età di 95 anni nell’ospedale militare di Belgrado. Ai suoi funerali hanno partecipato oltre 200.000 fedeli, inclusi rappresentanti cattolici, testimoniando il grande rispetto trasversale che godeva.
Le Pasqua 1999 a Belgrado sotto le bombe Nato
La liturgia dorata della chiesa di Bisanzio nella Pasqua 1999, durante i bombardamenti della Nato sulla Jugoslavia. Ricordi personali. Quasi schiacciato dal peso di quei paramenti, un monaco piccolo e minuto. Gojko Stojcevic, si chiamava, prima di farsi monaco col nome di Pavle. Negli ultimo 20 anni, monaco Pavle, è stato il Patriarca della chiesa ortodossa di Serbia. Anni terribili per la Jugoslavia e per la massima autorità religiosa della cristianità balcanica di rito orientale. Da Patriarca, cerca di moderare le spinte nazionalistiche di Milosevic e di mediare fra le lacerazioni terribili della guerra in Bosnia. I personaggi che gli vediamo accanto, Karadzic, Mladic, sono soltanto alcuni dei protagonisti dell’orrore di quegli anni. Passerella di persona scomparse, a partire del Patriarca russo Alexiej, nella storia che scorre verso la contemporaneità. Il monaco Pavle avrà la fortuna di vedere la sua Serbia, sempre più piccola, imboccare la strada della democrazia. Per il nuovo Patriarca, forse il destino benevolo di una Serbia che entra in Europa (scrissi allora, illuso).