Ma nel corso del lungo inverno di simil pausa trascorso, è la stessa guerra che è cambiata. Arma dominante è oggi il drone. I velivoli senza pilota hanno trasformato la natura stessa del conflitto: il campo di battaglia è quasi deserto di presenza umana visibile, e la supremazia tattica appartiene a chi impiega più droni con maggiore precisione. Senza la protezione attiva dei mezzi corazzati contro queste armi o finché non compariranno sistemi efficaci in quantità commerciali, le offensive su larga scala continueranno a scontrarsi contro questa barriera.
L’Ucraina ha capitalizzato questo stallo tecnologico investendo nelle proprie capacità di attacco a lungo raggio, colpendo con successo terminali petroliferi sul Baltico e sistemi missilistici in Crimea, a distanze che fino a poco fa sembravano irraggiungibili.
Droni e sistemi missilistici forniti dall’occidente, per l’Ucraina, ma soprattutto il supporto d’intelligence statunitense per decidere e mirare gli obiettivi, utili soprattutto a erodere la percezione di una vittoria russa imminente. Ma Maurizio Boni, vice comandante dell’Allied Rapid Reaction Corps di Innsworth (Regno Unito), e capo di stato maggiore del NATO Rapid Reaction Corps Italy, segnale la minaccia d’attualità. «La difesa aerea è il tallone d’Achille più acuto del dispositivo ucraino. Il capo dell’Aeronautica militare di Kiev ha ammesso che alcuni sistemi operano a capacità ridottissima: lanciatori dei sistemi d’arma NASAMS (National Advanced Surface-to-Air Missile System) con due missili su sei, IRIS-T e Patriot impossibilitati a ricaricare durante gli attacchi massicci.
Zelensky ha riconosciuto pubblicamente che circa l’80% del territorio ucraino è privo di copertura contro i missili balistici e i droni. La carenza non è congiunturale, ma oramai strutturale.
La guerra contro l’Iran ha aggravato ulteriormente la situazione. «Il Pentagono ha notificato agli alleati NATO che le forniture di intercettori destinati a Kiev vengono ridistribuite verso Israele e il Golfo Persico. Secondo uno studio recentemente pubblicato dal think-tank britannico RUSI (Royal United Services Institute) la disponibilità degli intercettori più importanti per il teatro operativo del Golfo si esaurirà entro il mese di aprile, e gli stessi Stati Uniti non dispongono di una base industriale tale da poter ripristinare gli stock di munizioni in breve tempo». Si parla di anni. I nuovi lotti ordinati da Germania e altri alleati non potranno colmare il vuoto prima del 2027-2028.
L’Ucraina si trova così nella posizione di essere un attore strategicamente sacrificabile poiché i paesi del Golfo offrono al Pentagono basi, petrolio e garanzie su Israele, cose che Kiev semplicemente non possiede.
«A Mosca, però, il lungo logoramento ha eroso alcune certezze del consenso, e il confronto con la reazione iraniana all’aggressione americana ha alimentato riflessioni critiche sulla condotta strategica della guerra da parte di Putin», sostiene Analisi Difesa. Guerra infinit, dai costi iperbolici in vite umane, risorse e arsenali semivuoti.
E molti ‘falchi’ russi premono per una rapida e definitiva risoluzione del conflitto che da adessoavrà fisionomia e aspettative probabilmente differenti rispetto al passato.