Ironia della sorte

Mi piacciono le persone ironiche, quelle che sanno cogliere le contraddizioni del sistema e prendere in giro il potere, mettendolo alla berlina, mostrando il lato ridicolo degli arroganti, con una battuta che nasce da un pensiero divergente e diventa dissenso e sovversione. Non mi piace il fatto che negli ultimi decenni l’ironia, amplificata sui social dall’esplosione dei meme, sia diventata l’unica forma di sovversione di quei cittadini che non si identificano con la camicia nera culturale.

Nella stessa maniera non amo i furbetti del marketing di ogni cosa che da decenni non fanno altro che assorbire dissenso, istituzionalizzando l’irriverenza e trasformando la sovversione in materiale utile al mercato. E non mi piace neanche il loro codazzo di creativi sempre a disposizione, capaci di attingere dalla fantasia ribelle e dalla critica ironica per rovesciarne il senso e mollarci hamburger etici e rivoluzionari, per comunicare desiderio di rivolta allo scopo di vendere macchine, tostapani, marche di moda ad alto prezzo e altissimo disprezzo per i poveri cittadini addestrati al consumo come unico fine.

Avete notato nelle pubblicità quanti atteggiamenti ricchi ma trasgressivi, quanti inviti a essere folli, a cambiare le regole del mondo perché niente cambi, quanta controcultura sbandierata nelle lunghe file per accaparrarsi qualche novità o per partecipare a un rito pop collettivo?

È il capitalismo feroce, ragazzi. Tutto il virtuale che nasce e termina sul piatto di uno schermo non cambia le regole del gioco. Non ci punta neanche. Ci fa sentire meglio per la durata di un meme da rilanciare agli amici. Ma la sfida è lì fuori, nella democrazia che sempre più viene privata di libertà, di pensiero, di conoscenze. E usata come paravento di ingiustizie e di interessi privati che hanno solamente lo scopo di appropriarsi di qualcosa, estraendo valore per fini privati dal bene comune.

La crisi dell’epoca è questa: una democrazia dove la politica tende a sparire, lasciando spazio a una finta cultura piegata dal vento dell’intrattenimento, incapace di pensiero collettivo per costruire un futuro giusto per tutti e non ricchissimo per pochi, a danno degli altri, per lo più indifferenti e inconsapevoli. O, per ironia della sorte, capaci solo di riderci su, quando ci sarebbe da piangere e, soprattutto, lottare per difendere la nostra libertà a rischio.

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