Un ‘Wiesenthal Center’ a caccia di stragisti israeliani

In Italia un altro caso di ‘stragista ospite’ dopo Almasri? L’ex generale israeliano Ofer Winter, descritto come ‘invocatore di genocidi e massacratore di palestinesi’. Crimini di guerra previsti dallo Statuto di Roma. Giudizio dovuto o ministero giustizia distratto? La celebre ‘caccia ai nazisti’ condotta da diverse organizzazioni ebraiche per assicurare alla giustizia i responsabili dell’Olocausto. Ora le nuove stragi impunite in Medio Oriente sono anche ebraiche, e non solo di Hamas.

Il turismo del generale macellaio

Dal 31 marzo a Capaccio Paestum, nel Cilento, l’ex generale israeliano Ofer Winter, sarà il relatore di un evento organizzato dalla ‘Pastoral Tourism’, compagnia turistica israeliana. L’ex alto ufficiale nella inusuale veste di promotore di ‘pacchetti-vacanze’ per soldati e riservisti israeliani, non è personaggio qualsiasi. Qualcosa tra azzardo e provocazione il suo arrivo in Italia, stando alla denuncia presentata alla Procura di Roma contro il personaggio, descritto come ‘invocatore di genocidi e massacratore di palestinesi’. Da giorni diverse associazioni, da Global Movement to Gaza a BDS Italia, da Assopace a Pax Christi, hanno lanciato un appello al ministro della giustizia Carlo Nordio post referendario per bloccare l’ennesimo pasticcio in casa sua.

Hind Rajab Foundation

Natacha Bracq è un’avvocata di diritto penale internazionale alla Hind Rajab Foundation, a capo del ‘contenzioso’ dell’associazione che in appena due anni ha costruito una efficiente macchina di individuazione dei presunti responsabili israeliani di crimini di guerra e contro l’umanità in Palestina. E sulla base del file della fondazione e a suo nome, l’esposto alla Procura di Roma: «Uno dei nostri team ha ricostruito il profilo di Winter sulla base di informazioni aperte: interviste e articoli sulla stampa israeliana, il suo profilo Instagram…oggi molti israeliani pubblicano qualsiasi informazione senza limiti. Abbiamo trovato prove di incitamento al genocidio: ha fatto appelli diretti affamare Gaza e alla pulizia etnica dei palestinesi. Abbiamo anche documentato il suo coinvolgimento diretto in crimini commessi a Gaza nel 2014, in particolare un’operazione tra le più atroci».

Il «Venerdì nero» di Rafah

Dal primo al 3 agosto 2014, si sono concentrate tutte le più criminali pratiche militari dell’esercito di Tel Aviv. Tanto atroce che quei giorni hanno un nome tutto loro nella più grande offensiva Margine Protettivo di dodici anni fa: il «Venerdì nero» di Rafah, è stato ribattezzato così un fine settimana di uccisioni, bombardamenti di scuole, ambulanze e ospedali in attivazione della ‘Direttiva Annibale’ prima, e per pura vendetta poi. Vennero usate armi pesanti in maniera indiscriminata con un bilancio stimato di quasi 200 palestinesi uccisi. L’operazione fu ordinata alle 9.47 di venerdì primo agosto. In una sola mattina, testimoniò un soldato presente, furono sganciati oltre mille ordigni.

Brigata Givati

Winter, all’epoca comandante della Brigata Givati era responsabile delle operazioni nell’area di Rafah. Il rapimento di un soldato, Hadar Goldin, fu utilizzato per lanciare attacchi su larga scala contro la città; nel mirino anche l’ospedale Abu Youssef al-Najjar, le ambulanze impegnate nel recupero dei feriti e la moschea al-Birr wa’l-Taqwa. Il massacro si concluse il 3 agosto con l’attacco a una scuola dell’Unrwa, già da settimane rifugio a decine di famiglie di sfollati. In interviste successive, Winter ammise indirettamente la natura delle sue azioni: con Hamas, disse, che non aveva risposto al fuoco e Goldin già morto, l’obiettivo fu meramente punitivo. Una vendetta.

‘Opinionista’ di Pulizia etnica

Winter è tornato a Gaza anche dopo il 7 ottobre 2023 senza divisa. Da «opinionista»: ha invocato pubblicamente più volte la pulizia etnica dei palestinesi e ha ispirato il «Piano dei Generali» su cui nel 2025 si basò la strategia politica e militare di Israele: blocco degli aiuti e distruzione a tappeto per svuotare la Striscia. Opinioni che, si dice, lo avrebbero reso uno dei papabili a guidare l’«agenzia» con cui il governo Netanyahu aveva immaginato di gestire l’«emigrazione volontaria» da Gaza, soldi in cambio dell’esilio. Azioni che, secondo la Hind Rajab Foundation, «potrebbero costituire crimini di guerra ai sensi dello Statuto di Roma: omicidio internazionale; …attaccare o bombardare città, villaggi, abitazioni o edifici che non costruiscono obiettivi militari; dirigere intenzionalmente attacchi contro edifici dedicati alla religione, all’istruzione, …ospedali e luoghi in cui sono raccolti malati e feriti; lanciare intenzionalmente un attacco sapendo che causerà perdite di vite umane o lesioni accidentali a civili».

Crimini di guerra

In Italia il riferimento è la Procura di Roma: la giurisdizione italiana può attivarsi per atti commessi all’estero da cittadini stranieri se quegli atti sono configurabili come crimini di guerra e contro l’umanità. Le speranze, però, dicono fonti legali, sono poche: la Procura generalmente non si attiva, mancando una normativa che adegui lo Statuto di Roma alla nostra giurisdizione. Significa che la Procura può seguire una linea discrezionale, dopotutto lo ha già fatto: precedenti denunce promosse in questi mesi verso israeliani accusati di genocidio e crimini di guerra sono rimaste lettera morta. Se non con clamorose e vergognose complicità

‘Caso Almasri’

‘Osama Njeem Almasri, il generale libico e leader della milizia Rada, descritto come un torturatore e trafficante di esseri umani, il quale è stato rimpatriato in Libia con un aereo di Stato italiano dopo essere stato scarcerato. Almasri era stato arrestato a Torino nel gennaio 2025 su richiesta della Corte penale internazionale (CPI) e accusato di torture e omicidi nel carcere di Mitiga. Era stato rilasciato per un cavillo formale non superato e rimpatriato poco dopo (intorno al 21 gennaio 2025) a Tripoli a bordo di un volo di Stato dei servizi segreti, tra pesanti polemiche politiche.

La Libia più legalista dell’Italia

Nel novembre 2025, Almasri è stato arrestato a Tripoli dal governo libico. La Procura dell’Aia ha chiesto chiarimenti all’Italia, sottolineando che il libico non è stato consegnato alla CPI né correttamente estradato, ma trasferito liberamente. Di questo l’ormai screditato ministro Nordio e governo devono dare ancora spiegazioni convincenti.

 

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