Fiaba delle Mille e una notte nel Regno all’Incontrario

La sintesi di una ‘Cronaca Bizantina’ anonima, a me giunta per puro caso durante gli anni della mia corrispondenza Rai nella splendida città turca di Istanbul. Purtroppo solo una delle mille fiabe Autonome all’Incontrario, ma molto significativa. Quasi di stretta attualità.

Una delle mille fiabe che diventa incubo

Le mille e una notte (in arabo ألف ليلة وليلة‎?, ʾAlf layla wa layla; in persiano هزار و یک شب‎, Hezār-o yek šab), la celebre raccolta di racconti orientali (di origine araba, egiziana, mesopotamica, indiana e persiana), realizzata nel X secolo, di varia ambientazione storico-geografica, composta da differenti autori. Il numero 1000 può essere inteso in arabo anche nel senso di “innumerevoli”, a indicare qui il gran numero di racconti raccolti. Remocontro è entrato in possesso di una versione sino a ieri sconosciuta nel mondo: «Le Mille e una notte nel Regno dell’Incontrario».

Regno all’Incontrario Autonomo

«Il Regno all’Incontrario definito anche Autonomo, narra la fiaba, era in realtà sottoposto alle regole rigide fissate dal Sultano regnante e alla vigilanza dei suoi feroci eunuchi. Le leggi, in quel Regno, valevano ovviamente all’incontrario». In quel Regno di fiaba, cito testualmente, «Non comanda chi comanda, ma comanda chi più e meglio obbedisce». «Non dirige chi sa dirigere ma dirige chi meglio si fa dirigere». «Non primeggia chi è primo al ben fare ma primeggia il primo a dire ‘Si’». L’autore da leggenda, che resta anonimo per la letteratura popolare che lo trasmette oralmente, entra anche nel dettaglio delle gerarchie del Regno Autonomo all’Incontrario.

La curiosità non sia mai politica

Nel reame di tutte le libertà promesse e mantenute all’incontrario, esiste un solo divieto costituzionale: quello della politica. ‘Politica’ è la parola proibita, ovviamente (l’Incontrario), abbondantemente praticata ma solo come clientela. Tutto e soltanto per il bene del Regno e nulla per l’interesse di una Parte, dice l’ordinamento. Ma molto spesso quel ‘bene collettivo’ sembra coincidere solo con quello di una parte della Corte, o di una corrente della stessa, o della stretta cerchia d’amici con cui qualche Visir condivide l’hammam… La copia della favola a me giunta, non ha ancora un finale, più o meno come molte leggi italiane di riforma su politica o magistratura che, dalle regole dell’incontrario, regrediscono libertà, giustizia e Paese.

Riforma all’incontrario

Bene o male che vada a finire, per dare un contributo da subito alla riforma della Politica, non potremmo iniziare noi a chiamare le cose che accadono col loro vero nome? Delle porcate ho già detto. Sul governare l’impossibile, proporrei questa considerazione base, semplice semplice: se una porcata è la sola soluzione possibile, resta una porcata e rispettiamone il nome senza farla bugiarda con ‘riforma’. E da qui in avanti potremmo persino andare d’accordo. Una illusione per le cose di casa e chi vorrebbe un governo che governa, costretto a vivere il suo ‘Incontrario’. Per non parlare del vasto mondo dove le regola dell’Incontrario ci impone i peggiori governanti del pianeta.

Uno su tutti, il più grosso, armato e sciocco

Il suo incontrario planetario è quello del pretendere il Nobel per la pace provocando e alimentando guerre a ripetizione. L’incontrario assoluto per il bene del mondo. Poi, nella pratica del condurre le sue guerre, colpire la parte avversaria senza accorgersi del suicidio politico del suo stupido vincere e il colpito, che subisce ma sopporta, lo sta sconfiggendo rendendolo nemico del resto del mondo per quello che sta togliendo assieme al suo complice molto più furbo e cattivo. L’incontrario del vincere del paranoico e grossolano energumeno, l’incontrario dei sudditi che nel totale servilismo consentono che l’incontrario sul mondo travolga per primo il suo regno di prepotenza e supponenza. Da quel cretino che è.

Favola nel mondo all’Incontrario, o meglio, del mondo vero che funziona all’incontrario.

 

 

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