
L’avvento di una nuova era dell’innovazione digitale sta riproducendo il ribaltamento delle categorie economiche. «Nel suo scontro con Anthropic, l’amministrazione Trump ha lanciato l’attacco più serio alla libertà d’impresa nella storia degli Stati Uniti». L’accusa parte dallo Chicago Booth School of Business, il tempio dell’ortodossia economica liberista e viene lanciata dall’economista Luigi Zingales che definisce il comportamento statalista di Trump come una minaccia alla pietra angolare del capitalismo, ovvero la libertà di un’azienda di operare secondo la volontà dei propri azionisti e non secondo quella dello Stato.
Riavvolgiamo il nastro: il Pentagono aveva stipulato un contratto con Anthropic, l’azienda tech creata da Dario Amodei, per utilizzare il suo modello di intelligenza artificiale, Claude, per scopi militari. Anthropic è stata fondata esplicitamente con vincoli etici contro l’uso incontrollato dell’intelligenza artificiale, come abbiamo già raccontato su Remocontro in “Intelligenza Artificiale e mercato del lavoro”. «Anthropic, come entità privata, aveva inserito nel contratto specifiche restrizioni etiche su come la sua tecnologia poteva essere impiegata, restrizioni che il Pentagono aveva accettato – spiega il prof. Zingales. Le restrizioni poste dall’azienda si riferivano in particolare a quelle che vietano l’impiego dei suoi sistemi per la sorveglianza di massa interna o per armi completamente autonome.
Poi, però, il Pentagono ha preteso il diritto di utilizzare Claude senza queste limitazioni concordate. Al rifiuto di Amodei di violare i propri principi, il governo non si è limitato a rompere il contratto, bensì ha classificato Anthropic come un «rischio per la catena di approvvigionamento». Ciò significa che qualsiasi impresa che lavori con il Dipartimento della Difesa, ora denominato Department of War, non può utilizzare i prodotti di Anthropic. Un danno potenziale enorme al fatturato che va dritto al cuore della ragione sociale dell’impresa.
In pratica, l’amministrazione dichiara che lo scopo aziendale di un’impresa americana esiste solo finché è in linea con la linea ideologica del ramo esecutivo, mascherata sotto il nome di sicurezza nazionale. Non è una novità, poiché ricordiamo il caso Huawei, ai tempi dell’amministrazione Biden. L’azienda tecnologica cinese fu classificata come rischio per la catena di approvvigionamento e di conseguenza fu marginalizzata nel mercato. Ma si trattava di un’azienda cinese e non americana. Aver applicato le stesse misure utilizzate per un’azienda cinese ad Antrophic è un salto di qualità nella concezione di un nuovo modello di controllo che gli economisti hanno classificato in capitalismo di Stato.
Ma per l’amministrazione Trump le categorie sono insufficienti a inquadrarne l’azione politica così come quella economica. Ci troviamo davanti a una concezione del capitalismo che rispetta il sistema solo quando soddisfa i propri interessi personali, finanziari e ideologici. Oligopolista per legittimare un enorme conflitto d’interessi nel settore della finanza digitale e monopolista per governare l’avanzamento dell’ideologia politica Maga. Trump è consapevole del suo enorme peso di potere politico per influenzare il mercato. Nel caso di Antrophic lo fa mediante una violazione antitrust orchestrata dallo Stato. Il fatto che l’approccio economico autoritario di Trump abbia riscontrato un successo in patria e all’estero è la risposta alla diffusa domanda di anticapitalismo dei movimenti sovranisti e nazionalisti.
Contro le lobbies, contro i cosiddetti poteri forti che condizionano e limitano gli interessi dello Stato, s’invoca la mano forte. Non è però la mano forte statalista del modello sovietico, ma è quella di un Signore (Trump) che mena guerra ad altri Signori, tutti muniti di potenti computer, richiamando quel ‘tecno-feudalesimo’ rappresentato da oligopoli e comitati d’affari in cui business e politica si spartiscono il potere.
Anche dall’altro lato dell’Atlantico, in Europa, è la libertà d’impresa a essere messa sotto scacco dal capitalismo monopolistico. L’ attacco all’impianto di regole UE ad opera di una concentrazione di Big Tech unite al capitalismo clientelare locale, ha messo da tempo all’angolo l’Antitrust di Bruxelles. Ciò imporrebbe una divagazione che dal campo economico si addentra nella politica europea dove sull’assalto di Trump al mercato europeo regna un silenzio assordante. Eppure, mai come in questa fase storica s’impone la necessità di ripensare il ruolo dello Stato nell’economia, ma per farlo occorre una visione politica sostenuta dal valore di leaders che stentano ad apparire all’orizzonte.