«Siamo ormai ben oltre gli alert dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica che denuncia come il rischio della ‘dispersione della radioattività in atmosfera è concreto’. Come dopo il bombardamento di Isfahan, 300 km a sud di Teheran, dell’impianto che converte l’uranio nel gas esafluoruro di uranio dal quale si ottiene l’uranio arricchito. Un gas altamente tossico anche inalato che si deposita sul terreno provocando contaminazioni radiologica e chimica già rilevate dall’AIEA». Erasmo D’Angelis è giornalista e ambientalista assieme, e politico e tecnico di materie ambientali in particolare sulle acque. Uno che sa.
«Siamo entrati in una nuova fase bellica che punta le sue fiches, mai come oggi, anche sull’inquinamento dell’acqua con la distruzione di fonti, pozzi e reti idriche e dei dissalatori nel mare che garantiscono la sola acqua potabile in molte aree e in tutto il Medio Oriente dove la risorsa idrica vale più del petrolio e disseta kuwaitiani e omaniti, sauditi e iraniani e israeliani. E siamo ben oltre il cinismo altamente tossico e spiazzante del secolo scorso messo in mostra dal tenente colonnello William Kilgore nella macabra scena cult di ‘Apocalypse Now’ quando, davanti alle fiamme del Napalm che sta annusando, fa: ‘Mi piace l’odore del Napalm di mattina…odora di vittoria!’. Mai come oggi nell’ultimo secolo, dopo l’orrore del secondo conflitto mondiale, l’odore della guerra è entrata nel senso comune».
«In un mondo con 59 fronti di guerra apertissimi, il numero più alto dalla Seconda Guerra Mondiale, che coinvolgono 92 Paesi con armi distruzioni di massa a portata di mano, i cloni del tenente colonnello Kilgore continuano nell’escalation di distruzioni e stragi di popolazioni inermi e con contaminazioni ambientali di cui pochi si preoccupano e parlano. Eppure, dietro la distruzione di infrastrutture e l’uso di esplosivi c’è il rilascio ormai costante di sostanze tossiche persistenti. Sono metalli pesanti come piombo, mercurio, cadmio e uranio impoverito. Sono diossine e furani rilasciati dalla combustione di materiali plastici e chimici. Sono composti energetici come residui di esplosivi che si disperdono nell’ambiente. Sono inquinanti chimici per la fuoriuscita di petrolio da raffinerie e impianti colpiti. Sono fumi tossici da incendi di depositi di carburante, raffinerie o città che rilasciano nell’aria miscele di monossido di carbonio, diossido di azoto e formaldeide. È perclorato altamente tossico, il super-inquinante delle falde idriche. Sono agenti defolianti che distruggono vegetazione e dal 2022 vastissimi incendi di foreste dopo bombardamenti hanno distrutto anche 6.808 aree naturali protette con specie protette ridotte nel numero per inquinamento o perdita di areali e persino cetacei morti per disorientamento o annientamento da bombardamenti in mare e lungo le coste. E molti terreni saranno inutilizzabili a lungo per ordigni inesplosi o presenza di sostanze tossiche a partire dal fosforo bianco».
I loro effetti mutageni e cancerogeni non spariscono con la fine delle guerre, e restano gravi le conseguenze per la salute umana a breve e lungo termine. Il caso delle bombe con pioggia di ‘fosforo bianco’. «È una sostanza chimica altamente distruttiva che prende fuoco a contatto con l’aria e a contatto con l’acqua provoca negli esseri viventi una necrosi profonda dei tessuti, fino al livello dell’osso, in una sorta di cremazione chimica. Dopo l’esplosione si vaporizza nell’ambiente sotto forma di gas, e può quindi essere inalato bruciando anche i polmoni. Un effetto mortale e devastante. Segno di una spirale di guerre ormai senza limiti». «Non c’è morale, vince chi semina più morti e distruzioni». «È stato superato un limite che si credeva invalicabile. E non c’è fine alle distruzioni. Nemmeno dopo l’orrore di una Gaza rasa al suolo dal governo israeliano guidato da Netanyahu con 75.000 palestinesi uccisi e circa il 60% erano donne, bambini e anziani, come risposta al brutale massacro di Hamas con 1.200 morti e 250 rapiti del 7 ottobre 2023. Passiamo da un buco nero all’altro con crisi umanitarie e sfollati e danni futuri per finti ‘cessate il fuoco’ mai cessati!
I danni ambientali e climatici definiti ‘collaterali’, ancora scarsamente rilevati, che colpiscono il futuro. «Le contaminazioni dell’ambiente, lo spargimento di veleni che condizionerà suoli e falde idriche, le emissioni velenose nell’atmosfera con gas ad altissima e mortale tossicità che, oltre ad uccidere all’istante, inquinano a lungo termine e aumentano i rischi di sempre più devastanti catastrofi meteo-climatiche che già stanno pesando e peseranno in termini di morti e distruzioni e danni come e forse più delle guerre». Le emissioni di gas serra emesse da invasioni, guerre e conflitti armati sono da sempre top secret militari, dati esclusi dagli accordi globali sul clima spesso violati o rinnegati.
«In nome della sicurezza interna, ogni Paese cestina ogni richiesta di trasparenza avanzata da ONG e associazioni ambientaliste. Eppure ogni bomba, ogni proiettile, ogni incendio, ogni suolo inquinato da sostanze tossiche da operazioni militari – dai metalli pesanti a idrocarburi, solventi organici, fenoli sintetici, cianuro, arsenico e altri -, hanno impatti anche climatici devastanti. Ma questo lato oscuro di ogni guerra continua ad essere ampiamente oscurato».