
Usa-Israele, ogni parte ha la sua guerra principale. Nemico chiave unico, ma intanto Netanyhau cerca di prendersi nuovamente il sud del Libano. Dall’alba del 2 marzo, quando questa nuova ondata in Libano è cominciata, i media locali hanno contato 234 bombardamenti israeliani fino alle sei di ieri sera. Il bilancio dei morti diramato dal ministero della salute in Libano è salito a 72 e quello dei feriti a 437, in maggior parte civili. Sette bambini uccisi nelle 24 ore prima di ieri sera, 38 feriti e 18mila sfollati su 80mila totali, secondo Unicef. Numeri tutti destinati a salire, segnala Pasquale Porciello del manifesto. La riconferma del vecchio e fallito obiettivo dal portavoce dell’esercito israeliano Avichay Adraee che ordinava evacuare le case a sud del fiume Litani». Israele annuncia e implementa l’ennesima invasione di terra del sud del Libano, ridiventato un campo di scontro aperto.
Il presidente della repubblica Joseph Aoun ha ricevuto l’ambasciatore statunitense in Libano, e ha chiesto «l’intervento degli Stati uniti per mettere fine agli attacchi israeliani in Libano». Illusione. Ieri sera fortissimi bombardamenti senza preavviso su Tiro, importante snodo sulla costa libanese meridionale – sotto il Litani – e roccaforte di Hezbollah. Pesanti anche i bombardamenti su Beirut, sulla Dahieh, su Baalbek e la valle della Bekaa a est del paese. In giornata sono stati diramati vari ordini di evacuazione di edifici a Beirut, alcuni falsi, tecnica ampiamente usata dall’esercito israeliano come arma di pressione psicologica tra la popolazione. Il palazzo di giustizia è stato evacuato in via precauzionale dopo la minaccia di bombardamento di un palazzo nei pressi, rivelatasi poi falsa. E nella notte tra ieri e martedì un drone israeliano ha colpito l’Hotel Comfort a Hazmieh, zona limitrofa alla Dahieh, la periferia sud di Beirut ed epicentro dei bombardamenti nella capitale.
Obiettivo del bombardamento sarebbe stato un ufficiale iraniano che avrebbe alloggiato nell’albergo. Sempre ieri, Israele ha dato 24 ore di tempo ai rappresentanti del governo iraniano per lasciare il paese. A rischio l’ambasciata iraniana a Beirut. L’agenzia di notizie iraniana Tasnim riporta le dichiarazioni in proposito del generale iraniano Shekarchi: ogni attacco all’ambasciata iraniana in Libano renderà tutte le ambasciate israeliane nel mondo un target legittimo. Intanto la paura di ospitare in strutture private sciiti rischia di mettere i libanesi gli uni contro gli altri. Sul tema si è espresso anche il primo ministro Nawaf Salam, in una conferenza con la ministra degli affari sociali Hanine el-Sayyed: «La nostra responsabilità, tanto dello stato che della società, è quella di essere vicini agli sfollati. (…) Sono le vittime e bisogna evitare qualunque forma di discriminazione».
In serata è arrivato il discorso del leader di Hezbollah, Naim Qassem. «Dopo un anno e tre mesi, il nemico continua la sua aggressione. Dopo l’accordo di cessate il fuoco del novembre 2024, noi abbiamo rispettato l’accordo assieme allo stato libanese. Abbiamo accettato la via diplomatica. La pazienza ha però un limite». Le violazioni della tregua da parte di Israele sono state, secondo i dati Onu, oltre 10mila fino a questa escalation. Ma, l’accusa interna, «invece di opporsi all’aggressione (israeliana), il governo (libanese) si oppone alla resistenza. (…) – proseguito il leader di Hezbollah – Ora siamo davanti a una difesa esistenziale. La nostra decisione è di far fronte (a Israele): non abbiamo alcuna intenzione di arrenderci! Incombe sul governo libanese la necessità di operare per la sovranità nazionale e di proteggere il suo popolo e il nostro diritto alla resistenza…è un’aggressione contro tutto il Libano».