Il peggior Israele con la peggiore America

Coppia Netanyahu-Trump nemici della pace. E il fronte europeo inizia a scricchiolare. Con Israele ormai completamente fuori misura. Coloni incontrollabili, la colpa è di Ben Gvir: parola dei servizi israeliani. Oltre l’Iran sempre il sangue palestinese. In Cisgiordania ancora attacchi alle comunità palestinesi e rapimenti. Presi anche dei bambini. A Gaza senza carburante si deve scegliere a quali emergenze rispondere. La dignità di Starmer e dello spagnolo Sanchez, la codardia silente di casa nostra.

Il duo Netanyahu-Trump nemici della pace

Tocca persino al Regno Unito che Trump credeva di aver conquistato, prendere le distanze e il controllo delle basi militari che gli restano dal passato impero coloniale. Disponibili per l’alleato/patrone americano, ma solo per operazioni di difesa e non di attacco. «Basta complicità militare dei tempi di  Tony Blair», dichiara il premier Starmer, senza citare Trump, ma il bersaglio è chiaro. Come quello della Spagna che l’uso della basi Nato di casa lo vieta proprio. Il premier Sanchez: «La guerra in Iraq del 2003 ha portato a un mondo più insicuro e a una vita peggiore” e il conflitto attuale di Stati Uniti e Israele con Iran “non poterà a un ordine internazionale più giusto, né salari più alti, né migliori servizi pubblici, né un ambiente più sano».

La armi di Saddam Hussein

«23 anni fa gli Stati Uniti ci trascinarono in una guerra per eliminare le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, per portare la democrazia e garantire la sicurezza globale. In realtà produsse l’effetto contrario». Secondo Sanchez, quel conflitto provocò «insicurezza, aumento del terrorismo jihadista e un aumento dei prezzi dell’energia. Quello fu il regalo del trio delle Azzorre: un mondo più insicuro e una vita peggiore». Conclusione politica: «E’ presto per sapere se la guerra in Iran avrà conseguenze simili», ha rilevato il leader socialista, ma si è detto certo che «non ne uscirà un ordine internazionale più giusto». «E’ inaccettabile che alcuni presidenti usino il fumo della guerra per coprire i propri fallimenti e riempire le tasche dei soliti, quelli che guadagnano quando non si costruiscono ospedali ma missili», ha concluso.

Le parole che avremmo voluto sentire in Italia

Martedì alla Casa Bianca la risposta di Trumpha espresso dure critiche alla Spagna chiamando a raccolta o al silenzio i fedelissimi tra gli alleati. Mentre la punta di lancia di questa rischiosa avventura raggiunge tutti i suoi più sporchi obiettivi, con l’esercito nel sud del Libano. Braccio armato per le operazioni più sporche le decine di attacchi terroristici dei coloni israeliani contro la popolazione palestinese nella Cisgiordania occupata. «Usano armi di qualsiasi tipo, sempre più spesso pistole e soprattutto fucili. Anche i più piccoli sono presi di mira, rapiti a volte, picchiati e tenuti lontani dai genitori sotto la minaccia delle armi. Lo stesso trattamento è riservato ai medici e agli infermieri che tentano di soccorrere i feriti», denuncia Eliana Riva sul manifesto. «E per raggiungere lo scopo ogni metodo è valido: minacce, soprusi, violenze, omicidi, furti. Distruggere gli ulivi e ammazzare il bestiame non gli basta più».

La politica complice dei crimini

«I coloni sanno che con questo governo, uno dei più estremisti della storia israeliana, sono liberi di fare qualsiasi cosa. I raid non sono una novità, vanno avanti da decenni, ma il livello della violenza negli ultimi mesi è diventato inimmaginabile. Come lo stato di impunità di cui godono». E persino lo ‘Shin Bet’, il servizio di sicurezza interna israeliano, in un rapporto presentato ai vertici del governo, ha segnalato che la polizia si rifiuta di intervenire per porre un freno alla violenza dei coloni. A volte lo fanno per scelta, altre perché vincolati da ordini o intimidazioni. Il riferimento è al ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, che controlla la polizia e che notoriamente sostiene le azioni violente dei coloni. I servizi di sicurezza ritengono che la polizia, sotto Ben Gvir, sia diventata una sorta di «braccio armato dei coloni».

Indegnità sul futuro di Israele

Durante il Ramadan, gli israeliani scelgono spesso di attaccare appena arriva il momento della rottura del digiuno: quando le famiglie si riuniscono per celebrare il mese sacro dell’Islam. Nel villaggio di Qaryut, a sud di Nablus, si sono tenuti ieri i funerali di Mohammad e Faheem Muammar, i due fratelli uccisi da un colono. Mentre a Gerusalemme, per il quarto giorno consecutivo, Israele impone la chiusura della Spianata delle moschee, a Gaza la situazione si fa sempre più complicata. Il segretario generale Onu, Antonio Guterres, ha chiesto a Tel Aviv di riaprire immediatamente i valichi di frontiera, sigillati da sabato, con la popolazione senza carburante e medicine salvavita e sempre alla fame. Il mondo autoritario della violenza teocratica non si ferma solo a Theran.

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