La guerra preventiva del nuovo disordine mondiale

Tra ambiguità strategiche e interessi energetici, il nuovo disordine mondiale avanza e le grandi potenze si muovono in un equilibrio fragile dove regnano ipocrisia e ambiguità. Molti osservatori delle vicende mediorientali erano stati preavvisati da giorni di quello che è cominciato questa mattina. La data, forse l’ora, era stata fissata da Usa e Israele settimane fa.

I finti negoziati

I negoziati indiretti tra Washington e Teheran volevano dare tempo all’apparato militare stella e strisce di prepararsi a quello che, abbiamo visto ieri, è il più potente dispiegamento Usa in Medio Oriente dai tempi dell’invasione dell’Iraq.

Regime esecrabile ma attacco proditorio

Che sia chiaro, il regime degli ayatollah in Iran, è durato anche troppo. Direttamente o indirettamente ha fatto soffrire una parte della propria popolazione. Al grido di «morte agli Usa, grande Satana» è responsabile di numerosi attacchi contro interessi civili e soprattutto militari americani nella regione del Golfo. E certamente sarebbe particolarmente pericoloso se riuscisse a trasformare il suo progetto nucleare ‘pacifico’ in uno strumento di guerra totale. Il presidente Obama aveva raggiunto un accordo con Teheran per impedire proprio questa possibilità.

Trump-Netanyahu secondo atto

Fu proprio Trump, convinto da Netanyahu – premier longevo dell’unica potenza nucleare del Medio Oriente e da una parte dei suoi sostenitori politici e militari israeliani – a convincerlo a stracciare quell’impegno. I giochi, oggi, sono entrati in una nuova fase. Con la scusa di voler fare il bene del popolo iraniano, gli Usa puntano al cambiamento di regime a Teheran. Non dicono, come fa Netanyahu, che « Israele combatte contro una minaccia esistenziale» ma fanno capire che un governo iraniano più favorevole agli States potrebbe favorire quel progetto trumpiano di controllo totale delle riserve petrolifere mondiali – olio e gas – di cui l’Iran e uno dei massimi produttori -, e indebolire la Cina fino a bloccare le pretese di Pechino a riprendersi Taiwan.

Ipocrisia e ambiguità

Parlare di ipocrisia e ambiguità è poco in questo contesto. Dall’Europa arrivano le solite dichiarazioni dei leader per fermare le armi e riprendere i negoziati. Mosca, che da quattro anni combatte una guerra contro il popolo dell’Ucraina, esorta alla calma e condanna l’assalto all’Iran. Pechino guarda e condanna e probabilmente si chiede se questo è proprio il momento di agire contro l’isola-stato che rivendica – da sempre – come parte del suo territorio nazionale.

E l’Onu?

Servono poche parole per ricordare che il Consiglio di Sicurezza che si dovrebbe riunire in queste ore, organo esecutivo delle Nazioni Unite è composto da cinque membri permanenti con diritto di veto (Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia e Cina) e dieci membri eletti per mandati biennali. Basta l’opposizione di uno dei membri permanenti per bloccare eventuali condanne o azioni da intraprendere per cercare di riportare la pace nel mondo. E tentare di evitare l’allargamento del conflitto ad altri paesi non necessariamente vicini al Medio Oriente e all’Europa.

Tags: Iran Israele Usa
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