Usa-Iran, lentissimi passi avanti. Basterà?

I colloqui di Ginevra Usa-Iran, non hanno chiarito granché. Alle  generiche reazioni ottimistiche dei mediatori omaniti, si affiancano quelle cautamente positive di Teheran, mentre la Casa Bianca, ufficialmente, ancora tace. Anche se, per la verità, la stampa americana appare scettica e qualcuno parla apertamente di ‘posizioni molto distanti’. Ora si aspettano le scelte di Trump.

Tra speranza e cautela

L’incontro di ieri nel Consolato dell’Oman di Ginevra tra i negoziatori dell’Iran e degli Stati Uniti, era considerato un po’ da tutti come l’ultima spiaggia per evitare che la crisi precipitasse in un devastante conflitto. Per questo, i risultati che sembra siano stati raggiunti (mancano conferme ufficiali e Washington, addirittura, per ora non prende posizione) non bastano a comprendere in che senso potrà evolvere la crisi. In particolare, ancora non si capisce se ci sarà un eventuale attacco americano all’Iran e in che dimensioni potrebbe essere portato. Le voci e le valutazioni si rincorrono. La prima è stata quella del Ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaidi, che sta mediando i colloqui, che ha parlato di “progressi significativi”, senza però entrare nello specifico. Ha detto che una prossima tornata di negoziati si terrà a Vienna e che vi parteciperanno anche “tecnici d’area”. Significa che si confronteranno specialisti in questioni nucleari, bancarie e sanzioni. Speranzoso anche il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, che ha giudicato “buoni” i progressi fatti durante i colloqui con gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. Il diplomatico ha poi aggiunto che su altre questioni (missili e milizie dell’Asse della Resistenza) “ci sono divergenze”. Anche se il fatto che sia stato fissato un altro appuntamento a Vienna, per nuovi colloqui, la prossima settimana, secondo Araghchill significa che le due parti vogliono seriamente raggiungere un accordo. In Austria, fra l’altro, sarà presente anche Rafael Grossi, il direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica delle Nazioni Unite.

Le reazioni in America

«L’ultimo ciclo di colloqui sul programma nucleare iraniano si è concluso giovedì senza un accordo – scrive lapidario il Wall Street Journal – e le due parti sono ancora molto distanti su questioni chiave, mentre gli Stati Uniti hanno aumentato la pressione presentando richieste severe e inviando più jet e navi da guerra nella regione. Nei colloqui che si sono svolti in serata, gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner hanno affermato che l’Iran deve distruggere i suoi tre principali siti nucleari (Fordow, Natanz e Isfahan) e consegnare tutto l’uranio arricchito rimanente agli Stati Uniti». Scettico, e con venature decisamente pessimistiche il commento del New York Times: «I funzionari hanno descritto i negoziati maratona, svoltisi in sessioni separate al mattino e alla sera, come positivi e in fase di progresso. È stato tuttavia degno di nota il silenzio dei due negoziatori americani, Steve Witkoff e Jared Kushner, sullo stato attuale dei negoziati, e il rifiuto della Casa Bianca di rilasciare dichiarazioni. I colloqui si sono svolti in un momento di tensione, con un’enorme forza navale americana e centinaia di aerei da combattimento, rifornitori e batterie antimissile che circondavano l’Iran, chiaramente pronti al combattimento. All’inizio dei colloqui, sembrava che Teheran e Washington fossero sull’orlo della guerra». Decisamente prudente anche il Washington Post: «L’apparente piano di proseguire i negoziati, dopo tre round nelle ultime settimane, potrebbe indicare che il presidente Donald Trump rimane aperto alla diplomazia, almeno per ora. Un alto funzionario iraniano, parlando a condizione di anonimato per condividere i dettagli dei colloqui a porte chiuse, ha affermato che gli incontri sono stati ‘seri’, ma che i negoziati ‘hanno ancora molta strada da fare’ per risolvere le divergenze. L’Amministrazione Trump non ha ancora espresso il suo parere sull’andamento dei colloqui o sui prossimi passi e non ha risposto a una richiesta di commento».

Il punto di vista degli ayatollah

Ecco l’analisi che dei colloqui fa il Teheran Times, il giornale degli ayatollah: «Attraverso il Ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaidi, l’Iran ha presentato ‘proposte dettagliate’ alla parte statunitense. Un alto funzionario iraniano ha dichiarato ad Al Jazeera che la loro proposta si concentra principalmente sulla revoca delle sanzioni statunitensi e sulla gestione delle preoccupazioni degli Stati Uniti in merito al programma nucleare iraniano. La nostra proposta – prosegue il quotidiano persiano – include dati e prove tecniche e pratiche che dimostrano che non vogliamo un’arma nucleare. La nostra proposta conferma che l’arricchimento dell’uranio è un diritto sovrano e offre un congelamento temporaneo dell’arricchimento per un periodo limitato’, ha affermato il funzionario. La nostra proposta di soluzione a Ginevra non include alcuna idea riguardante i nostri sistemi missilistici e i programmi di difesa. Il principio di azzerare definitivamente l’arricchimento, smantellare gli impianti nucleari e trasferire le scorte di uranio è completamente respinto’, ha aggiunto il funzionario».

L’articolo prosegue, dopo il ‘gran rifiuto’ a Trump, con una redditizia offerta di collaborazione in campo economico. Basterà a evitare la guerra?

Tags: Iran Usa
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