Israele e la pena di morte, ma solo per i palestinesi

Netanyahu e il ministro suprematista Ben Gvir verso l’approvazione definitiva della legge sulla pena di morte in Israele per i palestinesi della Cisgiordania occupata. Ma solo per loro, sia chiaro. Approvata in prima lettura in parlamento, la campagna del suprematista ebraico ha accelerato nonostante la valanga di emendamenti delle opposizioni e le perplessità della maggioranza, denuncia Eliana Riva.

E già si addestrano i boia

«Quando la discussione all’interno del Gabinetto di sicurezza era ancora in corso, Ben Gvir ha dato ordine di preparare un’apposita struttura e di addestrare i boia. Il Canale 13 israeliano ha informato dell’istituzione di una sorta di ‘Miglio verde’, il percorso che negli Stati uniti separa la cella dei condannati dalla camera dell’esecuzione». Lo chiamano «il miglio israeliano» e Ben Gvir lo immagina già affollato dai membri di Hamas accusati di aver preso parte agli attacchi del 7 ottobre 2023 in Israele. Dopodiché toccherà ai palestinesi della Cisgiordania accusati di crimini «nazionalistici».

Boia cercasi. Precedenti a Gaza?

Il ministro israeliano rassicura a suo modo il mondo ‘civile’: «i boia saranno scelti su base volontaria, previa perizia, e seguiranno una formazione specialistica per affrontare le questioni pratiche delle esecuzioni, ma anche gli eventuali risvolti psicologici. Lo stato non farà mancare loro un sostegno e, per evitare che la responsabilità dell’omicidio venga percepita come individuale, saranno tre le persone coinvolte nelle operazioni». Una delegazione del servizio carcerario israeliano è attesa in un Paese dell’Asia orientale per studiare le procedure dei sistemi di pena capitale in uso.

Impiccagione, decapitazione, sedia elettrica?

Nonostante si parli dell’impiccagione, il ministro Ben Gvir continua ad affermare pubblicamente che verranno utilizzate diverse modalità di esecuzione. «Il leader di estrema destra sfrutta edifici statali e mezzi della polizia come set per i video di promozione della pena capitale», denuncia il manifesto. Già a settembre 2024 il giudice capo del Comitato elettorale centrale gli ordinò di eliminare alcuni filmati pubblicati sui suoi social. Secondo la diffida, Ben Gvir stava adoperando risorse pubbliche per obiettivi politici privati. Ma il leader di «Potere ebraico» non ha risposto alle accuse e a quei video, mai rimossi, se ne sono aggiunti molti altri.

O annegati nel Mar Rosso

L’11 febbraio, si è lasciato riprendere a bordo di una motovedetta della polizia che navigava nel Mar Rosso verso Eilat. «Possono darmi addosso, ma andremo avanti con la legge sulla pena di morte, impiccando, sparando o annegando», indicando l’acqua del mare. Crudeltà insensate esibite e legalità disumana con 39 voti parlamentari favorevoli e 16 contrari. Ora tocca il parere del Consiglio di sicurezza nazionale, mentre il sito di notizie Ynet News ha riportato che, lo Shin Bet –servizio segreto interno-, e il ministro degli Esteri siano favorevoli alla nuova legge, ma con correzioni per troppe ed evidenti incostituzionalità.

Morte obbligatoria

Le modifiche riguarderebbero «l’obbligatorietà» della pena di morte, che secondo la proposta di Ben Gvir non dovrebbe lasciare alcun margine di discrezionalità ai giudici né la possibilità di adottare procedure di eccezionalità. Secondo il compromesso accettato dal suprematista ebraico, la pena capitale verrà comunque definita «obbligatoria» per gli omicidi di «cittadini israeliani» per motivazioni definite «nazionalistiche», ma i tribunali conserveranno un minimo grado di discrezionalità, mantenendo il diritto di esenzione in circostanze speciali. Un ulteriore aggiustamento consentirà di presentare ricorso e richiedere una pena ridotta.

Nel frattempo, la pena di morte continua a essere applicata in Cisgiordania dai militari e dai coloni che uccidono sul posto i palestinesi, a Gaza e all’interno delle prigioni israeliane: dal 7 ottobre sono state documentate decine di morti causate da torture, privazioni e mancanza di cure.

‘Aiutino’ di Trump al peggio

Dopo le nuove leggi israeliane per facilitare l’esproprio della Cisgiordania occupata, l’ambasciata Usa in Israele comunica che le richieste di rilascio dei passaporti verranno accolte a partire dalle colonie di Efrat e Beitar Illit. Mentre a parole Trump, non intende sostenere l’annessione israeliana della Cisgiordania, nella pratica, Washington lascia che l’alleato allarghi gli insediamenti illegali per il diritto internazionale e ora si prepara a offrire servizi consolari ai coloni che occupano la Cisgiordania. Lo ha annunciato ieri l’ambasciata Usa in Israele, comunicando che le richieste si rilascio dei passaporti verranno accolte a partire dalle colonie di Efrat e Beitar Illit.

Pulizia etnica e ‘giudeizzazione’

La pulizia etnica e la «giudeizzazione» della Cisgiordania sono gli scopi dichiarati dal governo Netanyahu, insiste Eliana Riva. La mossa degli Stati uniti mentre Tel Aviv ha approvato nuove leggi per facilitare l’esproprio delle terre palestinesi e procedere a un’annessione di fatto della Cisgiordania occupata. Rendendo impuniti di fatto anche gli omicidi dei cittadini americani-palestinesi compiuti per mano dei coloni. L’ultimo, Nasrallah Abu Siyam, è stato ammazzato solo la scorsa settimana. Aveva 19 anni ed è il sesto cittadino palestinese-americano ad essere ucciso in Cisgiordania negli ultimi due anni.

 

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