Kosovo, ‘Uck’ da terroristi a patrioti o forse criminali

‘Thaçi o muori’ il titolo sintesi più efficace. Dopo anni di pesanti minacce ai testimoni, si è chiuso a L’Aia il processo contro l’ex presidente kosovaro Hashim Thaci e tre ex capi dell’Uck – alleati nel 1999 della Nato – per crimini di guerra e contro l’umanità. L’Uck tra le organizzazioni terroristiche Usa, che a giugno 1999 diventano patrioti per usarli contro i serbi di Milosevic prima dei bombardamenti Nato. Anni dopo altra trasformazione: da ex eroi a criminali di guerra per massacri e torture, e ora le richieste di condanna. La sentenza entro l’estate

Kosovo: dall’Uck combattente al politicante Albin Kurti

Quasi tre anni di processo. Ben 227 udienze, con 130 testimoni ascoltati dalla Corte. Altrettante deposizioni scritte vagliate. Per un dibattimento che si è svolto in un «clima pervasivo di costante intimidazione», ai danni di chi ha deciso di collaborare con la Corte per cercare di rendere finalmente giustizia a 155 vittime costituitesi parti civili (una delle quali morta nel corso del dibattimento), la sintesi di Alessandro Pascale sul manifesto.

Con le dichiarazioni conclusive della difesa e le dichiarazioni spontanee degli imputati, davanti ai giudici della Corte speciale sul Kosovo, si è chiuso ieri a l’Aia il processo all’ex presidente kosovaro Hashim Thaçi, il quale si è dichiarato «completamente innocente». Assieme a lui, sul banco degli imputati, altri tre ex leader dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck) prestati alla politica non appena le bombe sganciate dall’«alleata» Nato in loro supporto per 78 giorni anche con 600 raid aerei ogni 24 ore, mettono fine a 16 mesi di lotta armata contro la Serbia.

La guerra Nato/Usa contro la Serbia

Il 12 giugno 1999 una risoluzione dell’Onu crea un governo e un parlamento provvisori. Il gruppo paramilitare di guerriglia albanese Uck, fino ad allora considerato dall’Occidente (Usa in testa) come organizzazione terrorista, diventa movimento politico occupando per oltre un decennio tutte le principali cariche del nuovo Kosovo indipendente. Sia nell’Uck, sia nel Governo provvisorio del Kosovo (PGoK), i quattro imputati hanno ruoli di primo piano. Hashim Thaçi dell’Uck era direttore politico e dei servizi informativi, al potere del Kosovo per 12 anni prima come ministro degli Esteri, poi come premier, infine come presidente. Kadri Veseli guidava l’intelligence del gruppo paramilitare (oltre a far parte della direzione politica) e anche nel governo provvisorio è a capo degli 007. Rexhep Selimi, già numero uno della direzione operativa dell’organizzazione indipendentista, ricoprirà in seguito il ruolo di ministro dell’Interno.L’ultimo imputato è Jakup Krasniqi, vice-comandante della formazione armata e anche lui parte della direzione politica, da portavoce dell’Uck ha ricoperto lo stesso ruolo nel PGoK.

Criminali buoni o cattivi, se vinci o se perdi

Tutti e quattro sono finiti alla sbarra per crimini di guerra e contro l’umanità (dieci capi d’accusa, tra i quali torture, omicidi, persecuzioni, sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie), «commessi tra il marzo 1998 e il settembre 1999 in Kosovo e in aree dell’Albania settentrionale», ma andati avanti secondo l’accusa anche dopo che Thaçi è diventato premier. Per ognuno di loro, il procuratore capo della Corte speciale, Kimberly West, il 10 febbraio ha chiesto 45 anni di reclusione. Per l’accusa le prove sono schiaccianti: «Gli imputati sono responsabili individualmente per aver partecipato a un’impresa criminale congiunta, con l’obiettivo diottenere e mantenere il controllo su tutto il Kosovo attraverso l’intimidazione, il maltrattamento e la violenza contro coloro che erano percepiti come oppositori (inclusi serbi, rom e albanesi sospettati di collaborazionismo».

Prigioni per torture e fosse comuni

Negli atti, desecretati in vista della sentenza attesa entro l’estate, vengono elencati circa 50 luoghi di detenzione, anche in Albania, dove l’Uck avrebbe imprigionato, torturato e assassinato civili di etnia rom, serbe, bosniache e montenegrine. Negli allegati ai capi d’accusa la macabra lista delle 437 detenzioni arbitrarie documentate e ricostruite nel dettaglio. Storie strazianti di centinaia di vittime. Le prove indicano condizioni di detenzione disumane: percosse sistematiche con catene e spranghe, esecuzioni simulate, minacce di morte. Uccisioni basate su liste di sospetti collaboratori, anche in presenza degli imputati. Tra i detenuti c’erano persone catturate ai posti di blocco da uomini a volto coperto anche solo perché non sostenitori dell’Uck. Ad esempio 13 membri di una delegazione parlamentare della Lega democratica del Kosovo (Ldk), partito ritenuto dall’Uck di «traditori» in quanto favorevoli alla semplice autonomia dalla Serbia. Poco prima che venissero rilasciati, Thaçi disse a uno di loro: ‘Anche se ti liberassimo, potremmo comunque ucciderti a Pristina’».

Episodi di bestiale crudeltà

«Verso la fine di marzo del 1999 – si legge ancora negli atti ora pubblici – un uomo rom arrivato dalla Serbia nel territorio controllato dall’Uck è stato catturato e tenuto legato al centro del villaggio di Dobrotin, dove è stato sottoposto a percosse. Dopo circa due giorni, l’uomo è stato portato a un posto di blocco appena fuori dal villaggio dove è stato ucciso su ordine di Latif Gashi». Spesso i detenuti venivano assassinati dopo essere stati trasferiti da uno o più luoghi o quando l’Uck era costretto a ritirarsi. Motivo per cui erano stati attivati campi di detenzione anche oltre-confine, in Albania. Allora, in guerra e dopo, na ‘pace’ crudele del vincitore etnico albanese.

Quasi a giustificarsi, «La Corte Speciale sul Kosovo rappresenta un’esperienza peculiare nel panorama della giustizia penale». Si è cercato di tutelare il più possibile i testimoni, anche se il 18 maggio 2022 la Corte ha condannato Hysni Gucati (presidente dell’Associazione veterani dell’Uck) e Nasim Haradinaj (vice-presidente) a 4 anni e mezzo di reclusione (pena ridotta di due mesi in appello) per aver reso pubblici i dati di alcuni (potenziali) testimoni. Altri tre cittadini kosovari il 4 febbraio 2025 hanno invece patteggiato una condanna per intimidazioni di testimoni. Ma soprattutto il prossimo 27 febbraio per Thaçi inizierà davanti alla Corte un nuovo processo, con altri 4 imputati, in cui è accusato di aver cercato di pilotare alcune testimonianze di questo dibattimento.

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