Senza monte Tammun, per i palestinesi solo la luna

Il progetto israeliano di una barriera di 300 km attraverso la valle del Giordano. Nell’Area C della Cisgiordania occupata, che Israele sta rapidamente svuotando dei suoi abitanti palestinesi, rimangono pochi luoghi come il Monte Tammun: circa 1.200 acri di terreno aperto, elevato e verde dove i palestinesi – in particolare i pastori – possono muoversi liberamente senza molestie da parte di coloni e soldati israeliani.

Palestinesi esclusi ovunque: deportazione di fatto

Ora Israele minaccia di chiudere l’area, espellere le comunità palestinesi e di fatto annetterla. Sulla montagna che domina la città palestinese di Tammun sono in corso piani per un nuovo insediamento ebraico – uno dei 19 annunciati dal ministro delle Finanze israeliano Smotrich. Il destino dell’area è stato ulteriormente segnato lo scorso agosto, quando il maggior generale Avi Bluth, capo del Comando Centrale dell’esercito israeliano, ha firmato nove ordini di ‘sequestro di terreni’ per la costruzione di una nuova barriera lunga circa 300 miglia, estesa dalle Alture del Golan occupate fino al Mar Rosso, con un costo di quasi 1,8 miliardi di dollari. L’obiettivo dichiarato, noto come Filo Cremisi, «prevenire il contrabbando di armi dal confine orientale della Cisgiordania con la Giordania». Oppure ‘Pulizia etnica’ nel nome della sicurezza usata come arma, se sei minimante critico.

Riscontro dei fatti

La Valle del Giordano è soprannominata il ‘granaio della Cisgiordania’ per agricoltura e allevamento. Il danno diretto stimato della barriera alle comunità locali sarà «circa 200 milioni di dollari all’anno». I residenti chiedono inoltre di sapere perché lo Stato non abbia proposto un’alternativa «meno dannosa» alla barriera. Fino a novembre lo Stato li ha mantenuti segreti, impedendo ai diretti interessati di sapere che il governo intendeva confiscare le loro terre. Il piano include la costruzione di una strada asfaltata di pattugliamento adiacente alla barriera, oltre a fossati e terrapieni nelle aree ritenute necessarie dai militari. «Lo scopo della barriera è permettere ai coloni più violenti di muoversi rapidamente nell’area a est delle città di Tammun e Tubas», una delle denunce.

Yarza, millenaria comunità palestinese

«Questa è una comunità storica che esiste da migliaia di anni, e noi ci viviamo da centinaia di anni. Ora i coloni e l’esercito vengono e ci dicono: ‘Andatevene da Yarza, questa è un’area militare’», denuncia Oren Ziv sul magazine israeliano ‘+972’. «Non sappiamo come faremo a uscire e rientrare quando ci sarà un cancello — per comprare cose, per andare a scuola o in caso di emergenza». Diverse comunità pastorali nell’area vicino al villaggio di Atuf stanno già subendo gravi conseguenze a causa dei lavori. «Da hanno iniziato a lavorare qui sul muro, ci minacciano di cacciarci. Ora ci impediscono di pascolare sulla montagna. L’esercito viene due o tre volte al giorno per impedirci di uscire a pascolare, emettendo ordini e dicendoci di andarcene».

Regime più che autoritario

Voci e testimoni. «Non ci è permesso andare a 200 metri da casa per pascolare». «I coloni molestano i bambini e disturbano chiunque stia pascolando». Basharat, suo marito Yusuf e uno dei loro figli sono stati arrestati dopo che un colono di un avamposto vicino ha affermato che stavano pascolando in una zona di tiro e che avevano lanciato pietre. A gennaio due uomini della comunità erano stati arrestati e avevano trascorso cinque giorni in detenzione dopo che coloni erano entrati nei terreni agricoli del villaggio e li avevano spruzzati con spray al peperoncino. I coloni hanno limitato le aree di pascolo del villaggio, issato bandiere israeliane intorno alla comunità e costruito un recinto per i loro animali accanto alle case palestinesi.

«Come trasformo il residente palestinese in colono, e il colono ebreo in residente».

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