
Il decennio dal 1914 alla fine della guerra civile in Irlanda costituisce una delle pagine più violente e sanguinose della storia d’Europa. Da secoli sull’isola il dominio inglese aveva commesso efferatezze indescrivibili, ma in questo periodo si raggiunse probabilmente il culmine. Nel 1914, dopo l’approvazione dell’Irish Home Rule, un primo pacchetto di blande concessioni all’Irlanda, reparti dell’esercito inglese si ammutinarono per non essere costretti ad aprire il fuoco contro la popolazione dell’Ulster in maggioranza protestante che minacciava la rivolta contro la parte cattolica accusata di ricevere eccessivi vantaggi e di mettere in pericolo l’unità del paese: a questi primi fatti seguirono a Dublino la rivolta di Pasqua nel 1916, annegata nel sangue, e la guerra di indipendenza che divampò dal 1919 su tutta l’isola. Essa richiese da parte inglese l’impiego non solo dell’esercito, ma anche di unità speciali di polizia che andarono a rinforzare la Royal Irish Constabulary, tradizionale strumento della repressione dei moti in Irlanda dal 1814 ormai insufficiente. La situazione sull’isola non tornò però automaticamente alla normalità anche quando – dopo il trattato anglo-irlandese – fu proclamato nel 1921 lo Stato Libero d’Irlanda, perché si accese una dramatica guerra civile tra coloro che sostenevano la nuova struttura legata comunque alla Gran Bretagna e quelli che invece – del tutto contrari al trattato – sostenevano una nuova repubblica senza alcun legame con l’Inghilterra. Solo nel 1923 si ebbe un primo accordo di ‘cessate il fuoco’, perché iniziò anche una serie di arresti e processi contro i militanti della parte sconfitta.
I «Black & Tans» operarono un po’ in tutta l’Irlanda, ma soprattutto nella parte meridionale e occidentale, dove maggiore era la presenza delle cosiddette ‘colonne mobili’ dell’Irish Republican Army (IRA), mentre una parte minore fu attiva anche nell’Ulster. Per le autorità inglesi si trattava di un normale corpo di polizia ausiliario da impiegare come forza di intervento rapido e che disponeva allo scopo di particolari mezzi di trasporto, come ad esempio gli autocarri Crossey Tendler, prodotti dalla stessa fabbica dei celebri autobus a due piani che circolavano a Londra. Ben presto gli ‘ausiliari’ si guadagnarono fama di brutalità, accompagnata dall’ignoranza della situazione locale, spesso anche geografica. Nell’estate del 1920 iniziarono ad incendiare abitazioni private, fattorie o anche semplici luoghi di incontro, come i tipici ‘pub’ o le sale da ballo. Dal mese di settembre si verificò una vera e propria escalation che coinvolse interi villaggi: il primo fu Balbriggan, nella contea di Dublino, subendo un’incursione notturna che provocò la morte di due persone, nonché l’incendio di quattro pub e una cinquantina tra abitazioni, negozi e rimesse. Il tutto fu giustificato dall’arresto del rappresentate locale del Sinn Fein, l’antico movimento indipendentista irlandese, che però non faceva nemmeno parte dell’IRA. L’episodio fu subito noto in Inghilterra ed un deputato dell’opposizione laburista dichiarò ai Comuni che si trattava di un episodio paragonabile all’incendio appiccato dai tedeschi alla città belga di Lovanio nell’agosto1914. I resti del villaggio furono visitati anche da una commissione americana che amministrava fondi raccolti a favore degli irlandesi, allargando ulterirmente il solco tra opinione pubblica americana e impero britannico.
Seguirono altre violenze analoghe a Kilkee, contea di Clare, a Trim (Meath), Tubbercurry (Sligo) e Granard (Longford). Si innescò in tal modo una spirale di violenza incontrollabile da ambo le parti, perché dopo i fatti di Balbriggan una colonna di «Black & Tans» subì un’imboscata da parte di una colonna mobile dell’IRA che causò sei morti. Nello stesso modo, dopo un’altra imboscata dell’IRA a Dillon Cross, a dicembre i «Black & Tans» diedero alla fiamme una parte della città di Cork provocando la distruzione di trecento tra abitazioni private ed esercizi commerciali. L’episodio più drammatico si ebbe tuttavia in uno stadio nel corso di una partita di calcio tra due squadre irlandesi a Croke Park: in risposta all’uccisione di alcuni ufficiali dell’esercito britannico, tra i quali alcuni dei servizi di informazione militari e del MI6 – operazione ordinata da Michael Collins –, due autoblindo aprirono il fuoco sulla folla con le mitragliatrici provocando la morte di tredici spettatori, un giocatore e il ferimento di ottanta persone. La maggior parte dei quali schiacciati nella calca della fuge precipitosa. Indubbiamente si trattò di una rappresaglia provocata dalla precedente operazione di Collins, ma resta il fatto che da parte inglese lo stadio fu scelto appositamente perché parte dell’incasso dei biglietti sarebbe stata devoluta ai prigionieri irlandesi che in quel momento si trovano in carcere. Nel corso della perquisizione degli altri spettatori ordinata dalle autorità inglesi fu trovata però solo una pistola che divenne poi il motivo ufficiale dei disordini. La prima ‘domenica di sangue’, tragica tappa della storia dell’Irlanda, comprendendo anche gli ufficiali inglesi e i loro informatori, provocò in totale trenta morti.