Le indegne sviolinate di Mark Rutte a Trump

Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha basato i suoi rapporti con Trump con una piaggeria esagerata giocata sulla vanità patologica del soggetto. Ma un numero crescente di paesi europei della NATO -denuncia il Post-, ritiene che stia esagerando e che le sue lodi sperticate a Trump delegittimino l’alleanza sul lungo periodo.

NATO headquarters in Brussels, Belgium

L’olandese leccante

Tanto ruffiano da copiarne la parlata. Si è visto bene lunedì. In un’audizione al Parlamento Europeo Rutte ha usato la stessa retorica di Trump quando accusa i paesi europei di essere subalterni agli Stati Uniti per la sicurezza, e di non pagare abbastanza per la propria difesa. «Se qualcuno qui pensa che l’Unione Europea o l’Europa nel suo complesso possano difendersi senza gli Stati Uniti, continuate a sognare», ha detto il ventriloquo Usa.

Quando il troppo è troppo

Una scusante per tenta indignitosa piaggeria, i conti in tasca. Gli Stati Uniti sono di gran lunga i principali finanziatori della NATO. La priorità di Rutte, entrato in carica poco prima della vittoria di Trump alle presidenziali del 2024, è impedirgli di sfasciare l’alleanza, come ha più volte minacciato di fare, e come di fatto già sta facendo a piccoli passi. Ma le dichiarazioni di lunedì sono diventate un caso, venendo contestate dagli europarlamentari e poi anche dal governo francese, e non erano nemmeno le prime.

Esageratamente ruffiano

Il caso più famoso è della scorsa estate, ci ricorda il Post. Trump aveva diffuso sui social la schermata di un messaggio molto ruffiano in cui Rutte si congratulava con lui per il bombardamento dei siti nucleari iraniani con un’aggettivazione iperbolica e parole in maiuscolo, tipiche dell’enfasi e della vanagloria trumpiana. Erano i giorni della riunione della NATO e Rutte gli preannunciava che i paesi europei avrebbero accolto le sue richieste di aumentare le spese militari almeno al 5 per cento. Contando un po’ di balle.

‘Daddy, paparino’, ma solo per Rutte

Alla fine della riunione, quando Trump si era vantato per la fine della guerra tra Israele e l’Iran paragonando i due paesi a due ragazzini che litigano a scuola, Rutte gli aveva dato ragione: «Qualche volta papà deve intervenire con le parole forti per fermarli». Aveva detto ‘daddy, paparino’, un’espressione bizzarra da parte di un ex capo di Stato ad un altro, che da allora gli è stata rinfacciata come prova della remissività verso Trump. Trump l’ha ricordata al Forum di Davos, per sostenere che in Europa tutti lo adorassero finché non ha espresso l’intenzione di conquistare la Groenlandia.

Groenlandia e ICE i due inciampi

Sulla Groenlandia, la mediazione di Rutte , di primo avviso sembra invece avere funzionato. Trump ha detto di essersi accordato con lui sulle condizioni che lo hanno portato a escludere di occupare l’isola con la forza e a ritirare i dazi contro i paesi europei che si erano opposti ai suoi piani. ‘Accordo con lui’ mai chiarito con resto del mondo, groenlandesi compresi. Dell’accordo si sa poco: verrà negoziato nelle prossime settimane, ma probabilmente includerà la sovranità statunitense su alcune basi militari (ne hanno già una). Solo questo o altre sorprese dall’iracondo Daddy?

Rapporto sbilanciato anche tra amanti

Questo rapporto è sbilanciato, come ha raccontato anche Politico Europe parlando con vari funzionari e diplomatici europei. L’atteggiamento adulatorio di Rutte è in contraddizione con i blandi tentativi dei capi di governo europei di prendere posizione contro Trump. Negli stessi giorni in cui il presidente francese Emmanuel Macron lo accusava di essere un bullo, Trump ha diffuso sui social un altro messaggio di Rutte che lo elogiava per i bombardamenti fatti dagli Stati Uniti contro l’ISIS in Siria (e ha diffuso anche un messaggio di Macron, per fargli dispetto).

Ruffianeria e vanesio malato

Rutte si difende da queste accuse sostenendo che la sua tattica funziona. Ha ribadito spesso che, senza Trump, non sarebbe mai riuscito a convincere i paesi della NATO ad aumentare le spese militari fino all’obiettivo del 5 per cento del PIL. Ha detto anche che non gli dà fastidio che Trump condivida i suoi messaggi privati senza chiedergli il permesso: d’altra parte i testi sono coerenti con i toni di Rutte in pubblico, a differenza di quelli di altri leader. Insomma, ruffiani ed adulatori si nasce, e lui non lo batte nessuno.

Il Rutte olandese solo furbetto

Vocazione di morbidezza antica. È stato per 14 anni consecutivi, dal 2010 al 2024, il primo ministro dei Paesi Bassi, riuscendo a governare con maggioranze variabili e mettendo d’accordo partiti distanti tra loro in un contesto politico assai frammentato (che è rimasto tale). Da politico Rutte era conosciuto per la capacità negoziale, la caparbietà nelle trattative e anche per la disponibilità a parlare con tutti, inclusi gli esponenti dell’opposizione.

Anche da segretario della NATO è, per così dire, reperibile: è noto che cerchi di rispondere nel giro di pochi minuti ai messaggi dei politici e spesso ha invitato i leader europei a cena all’Aia per riunioni informali. L’approccio pragmatico e non ideologico di Rutte è riassunto da un motto che gli è stato attribuito quand’era in politica: «Se vuoi visione, dovresti farti visitare da un oculista».

Tags: Nato Rutte Trump
Condividi:
Altri Articoli