Era il 27 gennaio 1945 quando un’avanguardia dell’Armata rossa arrivò nel campo di Auschwitz. I filmati di allora mostrano i volti tra l’incredulo e lo stupefatto di quei soldati davanti allo spettacolo di inumanità che si ritrovarono di fronte. Dal 2001 in poi l’obiettivo e in parte purtroppo l’illusione di rinnovare il ricordo di quell’orrore affinché si diffondessero gli anticorpi politici, culturali, emotivi utili a combattere nuovi orrori, nuove guerre, nuovi genocidi. Non è accaduto come speravamo.
Da qualche anno il Giorno della Memoria sembra solo una celebrazione rituale, un contentino per le nostre coscienze, visto che siamo impotenti, quando non indifferenti a quanto accade intorno a noi. Ancora guerre, ancora genocidi. Ancora prepotenze e aggressioni da parte di chi si ritiene più forte e sa di essere impunito. Nel ventunesimo secolo la memoria è stata cancellata. Persino i discendenti delle vittime in alcune orrende circostanze sono diventati carnefici. In questi tempi incerti scegliere da dove cominciare non è mai neutrale. Ed ecco uno spunto breve e non celebrativo sui vuoti della memoria.
PRIMO LEVI – Se questo è un’uomo
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.Primo Levi