Minneapolis, gli agenti di Trump uccidono ancora – VIDEO

Un agente federale spara e uccide un uomo a Minneapolis. Il Governatore del Minnesota: “Trump fermi subito i raid dell’Ice”. Arrestata una bambina di due anni con il padre

Caos a Minneapolis. Secondo quanto riportato dai media americani, agenti federali dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) e del Border Patrol hanno sparato e ucciso un uomo armato, al culmine di una giornata segnata da scontri violenti con centinaia di manifestanti in strada. Non è chiaro se l’arma fosse impugnata apertamente o nascosta, né se l’individuo avesse un regolare permesso di porto d’armi, obbligatorio in Minnesota. Il DHS ha diffuso una foto dell’arma recuperata sulla scena, ma non ha ancora fornito dettagli completi sulle circostanze che hanno portato allo scontro fatale.

Video circolati sui social e verificati da fonti come il New York Times mostrano agenti federali che tengono a terra una persona, con colpi inferti e almeno uno sparo udito. Subito dopo, gli agenti si disperdono e la vittima cade a terra. Il ferito è stato dichiarato morto poco dopo, come confermato dal capo della polizia di Minneapolis, Brian O’Hara.

DALLA STAMPA USA

L’ultima sparatoria da parte di agenti federali per le strade di Minneapolis è avvenuta poco dopo le 9 del mattino del 24 gennaio. Almeno una mezza dozzina di agenti della Border Patrol, tutti mascherati, stavano conducendo un'”operazione mirata”, secondo il Dipartimento della Sicurezza Interna, quando hanno incontrato un uomo in un tratto di Nicollet Avenue noto come “Eat Street” e lo hanno placcato. Un video girato dall’altra parte della strada cattura la colluttazione dopo il suo inizio. Si vede un agente colpire ripetutamente l’uomo alla testa. Si sente uno sparo, poi un altro, e infine un agente sembra sparare diversi proiettili nel corpo prono dell’uomo.

La scena è diventata rapidamente teatro di proteste furibonde: oltre 100 manifestanti (alcuni con maschere antigas e occhiali protettivi) hanno circondato l’area delimitata dal nastro giallo della polizia, soffiando fischietti, scandendo slogan come “Shame! Shame! Shame!” e “I smell Nazis”, accusando gli agenti federali di omicidio e la polizia locale di proteggerli.

Gli agenti hanno risposto con gas lacrimogeni e bombe fumogene per disperdere la folla; alcuni manifestanti hanno rilanciato i dispositivi. Testimoni oculari hanno descritto scontri fisici, persone buttate a terra, un cassonetto incendiato e un’atmosfera di tensione estrema.

Si tratta del terzo episodio di sparatorie mortali o gravi coinvolgenti agenti federali a Minneapolis in meno di un mese: il 7 gennaio, l’agente ICE Jonathan Ross ha ucciso Renee Good, 37 anni, cittadina americana, madre di tre figli. Una settimana dopo, un altro agente ICE ha ferito un uomo venezuelano, accusato di aver aggredito un agente e resistito all’arresto. Ora questo terzo episodio, con un uomo armato ucciso.

Il contesto è l’operazione anti-immigrazione voluta dall’amministrazione Trump, con migliaia di agenti federali dispiegati in Minnesota per raid e arresti. Questo ha provocato una reazione durissima da parte delle autorità locali democratiche: il governatore Tim Walz ha definito l’incidente “ripugnante” e chiesto al presidente Trump di “terminare immediatamente questa operazione”, ritirando “migliaia di agenti violenti e non addestrati”. La situazione sembra essere fuori controllo.

La folla radunatasi vicino al luogo della sparatoria sta urlando contro la polizia di Minneapolis, chiedendo l’arresto degli agenti federali dell’immigrazione coinvolti nell’episodio. “Eccovi qui, a proteggere degli assassini!”, ha gridato un uomo con un megafono.

BAMBINA DI DUE ANNI

Gli agenti federali dell’immigrazione americana (Ice) hanno fermato una bambina di due anni e suo padre a Minneapolis e li hanno trasportati in Texas: lo scrive il Guardian citando gli atti del tribunale e gli avvocati della famiglia. Il padre, identificato negli atti come Elvis Joel TE, e sua figlia sono stati fermati e trattenuti dagli agenti giovedì scorso, mentre tornavano a casa dal negozio. In serata, un giudice federale aveva ordinato il rilascio della bambina, ma i funzionari federali li hanno invece fatti salire entrambi su un aereo diretto a un centro di detenzione del Texas.

ARRESTATI 100 RELIGIOSI

Ieri circa 100 membri del clero sono stati arrestati all’aeroporto internazionale di Minneapolis-St. Paul durante una manifestazione contro la stretta sull’immigrazione dell’amministrazione Trump in Minnesota, secondo gli organizzatori della protesta. Per lo più religiosi cristiani e leader religiosi si sono radunati all’aeroporto, dove hanno sostenuto che alcuni aerei stessero deportando migranti detenuti, secondo Justin Lind-Ayres, pastore luterano a Minneapolis. I manifestanti si sono inginocchiati cantando inni e recitando il Padre Nostro con temperature polari, prima di essere ammanettati e portati via, come mostrano i video.

Gli arresti sono avvenuti nel corso di una giornata di mobilitazione contro l’U.S. Immigration and Customs Enforcement (Ice) nelle Twin Cities — denominata ‘Giornata della Verità e della Libertà” — che ha invitato i cittadini del Minnesota a boicottare scuola, lavoro e acquisti. Nonostante temperature artiche, migliaia di persone hanno partecipato a manifestazioni e cortei per esprimere la propria opposizione all’aumento dell’attività federale di controllo dell’immigrazione nelle ultime settimane.

 

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