Trent’anni a rimpiangere Mitterrand

Trentennale della morte di François Mitterrand, primo presidente socialista del Dopoguerra e unico presidente socialista rieletto, non avendo avuto seguito la parentesi di un debole imitatore, François come lui di nome, ma Hollande di cognome, eletto nel 2012 più per default (la veemente ostilità al presidente in carica, Nicolas Sarkozy) che per convinta adesione popolare. Corriere della Sera e Massimo Nava.

La gauche finalmente al potere

Mitterrand, carismatico interprete della gauche finalmente al potere, finalmente unita politicamente oltre che nei sogni dei militanti, riferimento importante delle sinistre europee che cercarono con alterne fortune di imitarne il percorso. Una stagione esaltante, controversa, probabilmente irripetibile nell’epoca del trumpismo dilagante, del populismo affluente e delle destre al potere. Per questo, lo slogan di questo trentennale dovrebbe essere «orfani socialisti di tutto il mondo riunitevi» o almeno fate ammenda di errori e illusioni perdute. Ebbero vita difficile e successivo scetticismo ideologico i fautori della terza via (Blair, Clinton, Jospin, Schroeder, il nostro D’Alema), nonostante il fascino del possibile connubio fra riforme sociali ed economia di mercato, poi travolto dalla rivoluzione tecnologica e dalla competitività globale.

Resta una sua eredità politica?

Provano a chiedersi che cosa resta dell’eredità di Mitterrand i suoi più noti biografi ed ex consiglieri, come Jacques Attali, e ci provano altri saggisti e il sistema mediatico, con una evidente dose di nostalgia, dettata evidentemente dallo stato di salute della sinistra francese, divisa da progetti e rivalità personali, il cui simbolo di decadenza è la deserta sede di Rue Solferino, il bel palazzo haussmaniano che vide i trionfi dello stesso Mitterrand e un effimero successo dei successori (Lionel Jospin, primo ministro nella coabitazione con Jacques Chirac, clamorosamente eliminato al primo turno delle presidenziali del 2002 da Jean Marie Le Pen) e François Hollande, di cui si è detto. Stato di salute così precario che – stando almeno ai sondaggi di oggi – la battaglia per la successione a Emmanuel Macron nel 2027 potrebbe restringersi a una sfida fra centro-destra ed estrema destra.

Confusione

Il popolo della sinistra, deluso e sfiduciato, contempla il radicalismo spregiudicato di Jean Luc Mélenchon, il riformismo filo ucraino di Raphaël Glucksman, le contorsioni di verdi, i residuati comunisti.

Contraddizioni e nostalgie

Le contraddizioni sono troppo profonde su economia, energia, Europa, geopolitica. E soprattutto con discorsi che spesso dimenticano le classi popolari (cedute al Rassemblement national lepenista) a favore di ideali progressisti che hanno poco riscontro al di fuori dei grandi centri urbani. Insomma, le prossime scadenze elettorali non promettono nulla di buono per questo schieramento, in cui nessuna figura sembra in grado di unire le forze. Anche se alcuni continuano a citarli come modelli strategici e fonti di ispirazione, siamo molto lontani da François Mitterrand e dalla sua «unione delle sinistre» e da Lionel Jospin e la sua «sinistra plurale».

Miniserie ‘Mitterrand confidentiel’

Per citare le principali rivisitazioni nostalgiche del momento, ecco la miniserie (Mitterrand confidentiel) sulla rete France 2, protagonista Denis Podalydès che ha già interpretato Nicolas Sarkozy in La Conquête. Ed ecco François Mitterrand, Conversations intimes è il saggio in libreria in questi giorni, per Éditions Perrin, di Jean Glavany, ex capo di gabinetto e ministro dell’Agricoltura. Così rivediamo il fantasma della sinistra nelle sue immagini più iconiche – il cappello nero sulle ventitré e la sciarpa rossa, la promenade nei giardini delle Tuileries – e le tappe più significative di una straordinaria carriera politica e avventura umana dentro un paradosso ideologico: uomo intimamente di destra, con qualche scheletro nell’armadio della Repubblica di Vichy, diventato eroe della sinistra, soprannominato ‘La Sfinge’ per i segreti che si portò nella tomba, per la controversa gestione del potere, addirittura per una sfumatura di esoterismo massonico che ispirò Dan Brown nel suo Codice da Vinci.

L’unità sfuggente della sinistra per vincere

Di certo, François Mitterrand ebbe il merito di realizzare politicamente un’evidenza che ancora oggi sembra sfuggire ai tanti predicatori e leader della sinistra: aveva capito già negli anni ’60 che solo l’unità poteva condurre al potere. Resta nella storia, negli anni Settanta, il congresso di Épinay-sur-Seine, che segnò l’«unificazione dei socialisti» e il «programma comune di governo» con i comunisti. La particolarità dell’esperimento francese fu il ruolo minoritario del Partito comunista, il che rassicurò la borghesia e gli osservatori internazionali, anche se inizialmente il programma comune fu oggettivamente rivoluzionario, per le riforme sociali introdotte e le nazionalizzazioni a raffica di importanti imprese, anche se, in verità, alcune in difficoltà videro con favore l’intervento dello Stato.

O tutta la sinistra o niente

«Credo oggi come ieri nella vittoria della sinistra, a condizione che rimanga sé stessa. Che non dimentichi che la sua famiglia è tutta la sinistra. Al di fuori del grande raduno delle forze popolari, non c’è salvezza», confidò al giornalista Georges-Marc Benamou nel 1996 .

Memorie negli anni del declino

Benamou era un giovane giornalista quando conobbe François Mitterrand e fu invitato dal presidente a raccogliere le memorie di un’epoca e soprattutto gli anni del declino, della malattia, dei bilanci in vista della fine. Intellettuale di sinistra, Benamou prese appunti su tutto, scrisse un libro, L’ultimo Mitterrand, che divenne anche la sceneggiatura di un film di successo, Le promeneur du Champ-de-mars, uscito in occasione del decennale della morte del presidente.Non si può dire che Benamou con i presidenti passati o futuri non ci sappia fare. Entrò nella cerchia dei più ascoltati consiglieri di Nicolas Sarkozy. Non scriveva i discorsi, ma suggeriva gli argomenti e la sensibilità del momento.

Prosa e storia patriottica

La prosa, sempre più densa di umanesimo e di storia patriottica, era affidata a Henri Guaino, ex écrivain di Chirac, teorico del gollismo sociale. In un’intervista, mi disse: «Non c’è somiglianza ideologica ovviamente. I riferimenti culturali di Sarkozy sono il gollismo, George Mandel, Clemenceau. Ma ci sono punti in comune in termini di abilità politica e profonda conoscenza dell’anima francese.  In una intervista mi disse, «Non sono pochi i ‘mitterrandiani’ che simpatizzano per Sarkozy. Lui è l’unico uomo politico della Quinta Repubblica che è riuscito a distruggere il Fronte nazionale di Le Pen. È riuscito laddove avevano fallito tutti, compresa la sinistra. E come ci è riuscito? Applicando al recupero dell’estrema destra la stessa tecnica che Mitterrand adottò con l’estrema sinistra comunista».

Il tempo ‘formidabile medico’

In occasione di precedenti anniversari, la Francia ha un po’ dissacrato Mitterrand, consegnando alla Storia più ombre che luci di un’epoca. Le biografie ufficiali si sono arrese al fiume di rivelazioni e alla pervicace volontà di scavare negli anfratti più torbidi dell’Eliseo: scandali e affari, la figlia segreta, la malattia occultata, la complicità con il regime di Vichy, l’aneddotica su una gestione cinica del potere, fino a leggende su propensioni demoniache che hanno ispirato appunto il Codice Vinci. Brown sostenne che – per richiesta del presidente – la Piramide del Louvre doveva essere costruita con 666 lastre di vetro, il numero di Satana. Nell’anniversario della morte (8 gennaio 1996), la Francia sembra però pentirsi di tanta ostilità postuma e, forse per confronto con l’incertezza del presente, riscopre il «vero» Mitterrand con la nostalgia e l’indulgenza degli orfani.

Sinistra e destra in cerca di eredi

C’è una sinistra che dal giorno della sua morte cerca affannosamente gli eredi, una destra che in quella stagione controversa rivede ultimi scampoli di grandeur e di protagonismo sulla scena mondiale. La stagione politica fu comunque straordinaria (la gauche al potere, il socialismo realizzato, i diritti civili, l’abolizione della pena di morte) e l’uomo Mitterrand va collocato anche nella letteratura, come un personaggio di Balzac. Nella grandezza del ruolo, Mitterrand fu il «Monarca», fu la «Sfinge» che si celebra vivendo, il Presidente che riempie Parigi di grandi opere come il Re Sole, ma anche l’uomo che ama la vita, la letteratura e le donne, che ha paura della morte, che s’interroga su Dio e sulle ambizioni che il destino gli ha affidato.

De Gaulle la Francia, Mitterand i francesi

«De Gaulle è la Francia, Mitterrand sono i francesi», mi ha raccontato in un’intervista Jacques Attali, per trent’anni consigliere e amico intimo del presidente, tanto da avere un ufficio accanto al suo, con la porta socchiusa sulla vita quotidiana dell’Eliseo. «De Gaulle – ha detto – è la Francia idealizzata, un’idea astratta. Mitterand è il Paese reale, con difetti e qualità dei francesi. È Vichy e la Resistenza, l’ambizione e l’intelligenza, in una parola: l’identità popolare». La lunga consuetudine con il presidente e la condizione rara della libertà di giudizio – avendo rifiutato incarichi di governo e ruolo di delfino – permisero ad Attali di diventare la memoria vivente della stagione presidenziale e nello stesso tempo una delle fonti più attendibili.

‘C’était François Mitterrand’

«Si è molto speculato sulla figlia segreta, non si è capito il comprensibile desiderio di Mitterrand di proteggere la famiglia e la privacy delle sue relazioni. In un certo senso, aveva un’idea moderna di famiglia allargata. Si è fatta molta letteratura sulla sua ossessione della morte, senza comprendere la grandezza di una concezione quasi religiosa, comunque spirituale della vita. Molte volte abbiamo parlato di Dio e dell’Aldilà. Parlavamo di tutto, oltre che di politica e qualche volta sono riuscito a fargli cambiare idea. Senza essere credente, era convinto che la memoria dei vivi assicurasse una sorta di eternità e questo spiega la straordinaria volontà di lasciare una traccia nella Storia. Una volta mi disse che se ci fosse un’altra vita avrebbe voluto rincontrare sua madre».

La condanna a morte del cancro

«I francesi hanno saputo molto tardi della malattia e molti sono ancora convinti che il tumore cominciò a manifestarsi nel secondo mandato. In realtà, i primi sintomi si manifestarono già nell’81, subito dopo la vittoria. Mitterrand era convinto di non arrivare nemmeno alla fine dell’anno. Poi, ogni compleanno venne vissuto come una vittoria contro il tempo: contro un nemico immaginario che – diceva – comunque vincerà la guerra». Mitterrand, ricordava Attali, era un divoratore di libri, ma fra i preferiti c’era la Bibbia. «Era capace di passare ore a discutere e confrontare personaggi biblici, come grandi metafore della vita e del potere. La Bibbia – disse una volta – è piena di morti e di massacri. La pietà è un sentimento sconosciuto. La Bibbia è appassionante e non c’è bisogno di credere in Dio per trovarla interessante».

 Non il Florentin di Machiavelli

«Lo hanno denigrato chiamandolo il Florentin, con riferimento a Machiavelli, ma per lui era un complimento. Sentiva confermate le sue capacità di governo. Molti politici tagliano la legna per riscaldare la casa, lui voleva piantare una foresta, costruire un futuro, anche al prezzo di una provvisoria impopolarità. La storia gli deve riconoscere di aver anticipato eventi straordinari e di aver saputo accompagnarli da protagonista». Attali si riferiva in particolare alla riunificazione tedesca, osteggiata da Mitterrand e dalla Thatcher, secondo molte rievocazioni, in realtà assecondata «alle condizioni della Francia» e grazie al rapporto di reciproca fiducia con il Cancelliere Kohl.

Nessun ‘ravvedimento’

Attali smentì anche quello che è diventato un luogo comune nella riflessione della sinistra francese, ossia la tesi del «ravvedimento» rispetto alle scelte radicali all’epoca della conquista del potere. «Mitterrand era assolutamente convinto delle riforme intraprese con il programma comune della gauche, comprese la scelta delle nazionalizzazioni. Non ci fu disillusione, ma consapevolezza che un modello sociale ed economico potesse avanzare soltanto nell’ambito della costruzione europea». Quando socialisti e comunisti uniti conquistano il potere in un Paese dell’Occidente e in modo democratico, Mitterrand confessa paure e strategia: «I finanzieri di tutto il mondo vorranno spingerci alla radicalizzazione o al tradimento. Bisognerà navigare fra i due estremi».

Navigare è forse il verbo più adatto per un uomo che – ha ricordato Attali – ne aveva cancellato un altro dal suo vocabolario: rinunciare. Nelle prime righe del libro, c’è un messaggio per il futuro: «Un presidente non s’improvvisa». Potrà essere diverso da Mitterrand, ma dovrà avere molte delle sue qualità.

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