‘Donald-Reagan’: quello che vuole se lo prende

Si torna nei ranghi delle tradizionali politiche dei  presidenti repubblicani. Dopo il blitz a Caracas, reclamando il diritto di gestire senza limiti temporali gli immensi giacimenti di petrolio e gas del Venezuela e le richieste di acquistare o invadere la Groenlandia, territorio danese e membro della Nato, semplicemente «perché ne abbiamo bisogno»

Trump ha gettato la maschera

Il presidente americano Donald Trump si è finalmente smascherato e rivelato per quello che è: un presidente repubblicano a tutti gli effetti. Come lo furono, per chi lo ricorda, nel 1983, Ronald Reagan, nel momento in cui invase l’isola caraibica di Grenada o come George W. Bush quando nel 2003 invase l’Iraq di Saddam Hussein ricca di petrolio giustificata artificiosamente dalla ricerca di presunte armi di distruzione di massa peraltro mai trovate.

‘Liberismo’ loro

Trump sta seguendo i suoi predecessori del GOP come ricorda  Janan Ganesh sul Finanthial Trimes, sebbene in modo più imprevedibile e irrituale, facendo l’esatto contrario di quanto promesso in modo martellante in campagna elettorale al mondo Maga: «mai più guerre all’estero e fine dei rapporti privilegiati con le potenti lobby economiche a partire in particolare dagli esponenti della Silicon valley e delle grandi corporation del petrolio, artefici ed architetti della odiata globalizzazione». Il suo nazional-populismo anti-establishment a favore degli ultimi, i dimenticati dalla politica ha avuto vita breve: una volta ottenuti i voti degli ex colletti blu della Rust Belt (la cintura della ruggine) che hanno visto gli effetti devastanti della deindustrializzazione di intere aeree del paese, è arrivata la svolta che ha riportato la sua amministrazione in linea con le passate dei presidenti repubblicani. Perfino il termine Maga, Make American Great Again è preso letteralmente da una famosa esortazione dell’ultimo discorso di Ronald Reagan.

Semplici coincidenze?

C’è un fil rouge che riporta Trump nel solco degli inquilini della casa Bianca di matrice repubblicana. Anche la politica economica di Donald Trump ricorda il passato di precedenti amministrazioni repubblicane con l’eccezione della variante dei dazi: la politica economica di Ronald Reagan era basata sull’offerta (supply-side economics o Reaganomics) e fu caratterizzata dal taglio del 25% dell’imposta sui redditi, dalla riduzione dei tassi di interesse della Fed, dall’aumento delle spese militari e dall’esplosione del debito pubblico. Vi ricorda qualcosa? Al di là di qualche dettaglio il sostegno incondizionato alla ‘Corporation America’ e ai suoi desiderata resta una segnale di continuità con i presidenti repubblicani del passato. Il rapporto di Trump con Elon Musk difeso a spada tratta dalle multe dell’Unione europea ritenute offesa al ‘popolo americano’ o con Darren Woods, numero uno di ExoonMobil sul caso Venezuela in rappresentanza delle imprese petrolifere americane a cui è stato promesso il paracadute pubblico per eventuali sequestri non è molto diverso da quello di George W. Bush con la compagnia petrolifera texana Halliburton guidata in precedenza da Dick Cheney, divenuto successivamente vice presidente di Bush in una rete di possibili conflitti di interesse che suscitarono molte polemiche all’epoca.

Trump erede peggiore

Questo è il legame di Trump con la storia delle passate amministrazioni repubblicane che hanno esportato guerre con il pretesto della democrazia, come suggerito dai Neocons, ma aver fatto nel frattempo gli interessi delle corporation americane. Oggi non serve nemmeno usare la foglia di fico dell’esportazione della democrazia con gli stivali sul terreno, ma la sostanza della politica neo-imperiale e predatoria resta quella già vista in passato con le azioni destabilizzanti della Cia in Cile nel 1973 che portarono al golpe militare di Pinochet contro il presidente Alliende, come ebbe modo di ammettere, seppure parzialmente e dopo molti anni nei documenti declassificati, l’ex segretario di Stato, Hernry Kissinger, ai tempi della presidenza imperiale di Richard Nixon. A quell’epoca i giacimenti di rame del Cile erano una materia prima pari all’importanza odierna delle terre rare e gli Stati Uniti ne presero il controllo.

Ronald-Trump

Come diceva Ronald Reagan in modo esplicito, ‘ciò che va bene alla General Motors’, (all’epoca motore dell’economia degli Usa), va bene all’America. Sembra una banalità ma spiega molto del pensiero del tycoon repubblicano con cui abbiamo a che fare oggi. Resta da vedere quanto tempo impiegherà il popolo Maga ad accorgersi che la musica a Washington è cambiata e che molte promesse anti-establishment ed isolazioniste sono state disattese.

 

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