
Nonostante il cessate il fuoco le azioni militari non si sono mai interrotte del tutto, e da quando è stato firmato sono stati uccisi circa 400 palestinesi e tre soldati israeliani. Al momento il cessate il fuoco è ancora alla prima fase, che includerebbe la cessazione degli scontri, il ritiro di Israele da una porzione del territorio della Striscia di Gaza e il rilascio degli ostaggi israeliani detenuti da Hamas in cambio di quello di alcune dei moltissimi palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Così è scritto, così non accade.
Altri luoghi, altra lettura. Negli ultimi due anni, in tutta la Cisgiordania, fabbriche, officine, laboratori, cave, aziende agricole e negozi palestinesi sono sempre più spesso finiti nel mirino di raid militari, demolizioni o sequestri. A Hebron, nel luglio 2025, un’incursione dell’esercito in una fabbrica ha lasciato 12 lavoratori feriti, picchiati durante l’operazione, e due persone sono state arrestate. L’attività è rimasta paralizzata per mesi e i lavoratori senza impiego, scrive InsideOver. I raid non si limitano a perquisizioni o arresti. I soldati israeliani, saccheggiano abitazioni e negozi, portando via contanti, gioielli, veicoli, documenti. Assassini e Ladri.
Israele è tornata a colpire violentemente Gaza nella notte tra l’8 e il 9 gennaio, quando sono stati registrati pesanti attacchi aerei e missilistici che, secondo da Al Jazeera, avrebbero provocato almeno 14 morti. un serio colpo alle prospettive di una sua espansione con la ‘Fase 2’ che il presidente americano Donald Trump dichiara essere pronta a ‘partire presto’ ma che sulla carta appare sempre più distante. Ennesina violazioni plateale della tregua con la scusa di un presunto e non riuscito razzo di Hamas che la stessa stampa israeliana accenna ma non sottolinea, ed evita di cavalcare.
L’inizio 2026 segnato dalla stretta contro 37 organizzazioni umanitarie a cui è interdetto l’ingresso nei territori palestinesi, dalla chiusura dei valichi per l’accesso di aiuti umanitari e alimentari, dall’invito del primo ministro Benjamin Netanyahu a ‘demilitarizzare e deradicalizzare’ Gaza. Ma dopo la morte di almeno 425 palestinesi sotto i colpi dell’aviazione e dell’esercito di Tel Aviv, e a un problematico stato di tensione. non sembrano emergere da parte di Hamas prese di posizione favorevoli a qualsivoglia forma di disarmo, affermano diverse fonti occidentali non asservite all’asse Usa-ebraico .
«Il graduale ritiro di Tel Aviv dalla Striscia e il passaggio del testimone sul controllo di Gaza da Hamas alla Forza Internazionale di Stabilizzazione sono i due processi paralleli che dovrebbero contraddistinguere la ‘Fase 2’ del cessate il fuoco, e che comprende anche l’entrata in vigore del ‘Peace Boar’, presieduto da Trump e destinato a supervisionare la ricostruzione di Gaza», ci ricorda Andrea Muratore. Ma, allo stato dei fatt5i sembrano più un favola che una possibilità reale. Mentre, secondo Axios e raccontando bugie da parte del presidente Usa, potrebbero essere annunciare già la settimana prossima.
Ma il contesto mediorientale si è più volte deteriorato dall’accordo firmato a Sharm-el-Sheikh a ottobre. Paesi come Israele e gli Emirati Arabi Uniti si sono scontrati a distanza, con Turchia e Arabia Saudita in teatri che vanno dalla Siria allo Yemen. Tel Aviv ha colpito più volte il Libano, il Qatar ha più volte preso esplicitamente posizione parlando dei passati finanziamenti pervenuti a Hamas proprio tramite lo Stato Ebraico. Mentre nel freddo dell’inverno a Gaza si continua a morire senza che nulla sia cambiato.