
Le elezioni più affollate nella storia della ‘giovane democrazia lusitana’, ironizzano in molti. «Un chiassoso happening che ha mandato in crisi il sistema mediatico nazionale, i cui operatori sono stati costretti a inventarsi schemi varabili per garantire un minimo di par condicio e proporre confronti fra candidati che non scadessero in una babele», precisa InsideOver. Tre in meno, che non risolvono: Joana Amaral Dias, una psicologa passata dalle file della sinistra alla destra negazionista (anti-covid, anti-mutamento climatico); José Cardoso, imprenditore col vezzo dell’impegno intellettuale che si inventa il Partito Liberal Sociale; e Ricardo Sousa, ex consigliere comunale sotto le insegne del Partido Sociàl Democrata, un po’ a destra come in nostri vecchi PSDI. Ma i tre nomi sono sulla scheda e ruberanno voti. Voti nulli? Contestazioni giuridiche già in conto, con assurdo finale: il sorteggio ha messo in cima alla lista proprio uno degli esclusi: Ricardo Sousa. «Teatro dell’assurdo, -denuncia il professor Pippo Russo-. Elezione presidenziale con capolista assente».
Ma la folla di aspiranti al Palácio Nacional di Belém non è la sola eccentricità. Passiamo alla politica. Il ruolo del presidente della repubblica che per tutto il corso del Novecento ha avuto una valenza poco più che simbolica, specie durante il mezzo secolo di dittatura salazarista, ma che dopo il ritorno alla democrazia, con la Rivoluzione dei Garofani (1974), è progressivamente cresciuto di peso. Personaggi di maggior spessore e progressiva crisi dei partiti. Con la crisi economica 2010-2014, che «ha portato il Paese sotto tutela della troika formata da Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale e Commissione Ue. Per la cronaca, in quella fase la Commissione Ue era guidata da José Manuel Durão Barroso, ex primo ministro socialdemócrata che aveva dato il suo apporto all’edificazione di quello sfascio».
L’immagine di un Paese che si propone come buen retiro, temporaneo o permanente, «ha attirato nomadi ‘spendenti’ di diverso target: pensionati sedotti da una tassazione molto generosa, e soprattutto oligarchi di paesi extra-Ue a caccia di Golden Visa per garantirsi la piena mobilità nello spazio Schengen. Il risultato di tutto ciò è stato un rilancio dell’economia che in misura molto relativa ha avuto ricadute sul benessere dei portoghesi. Cui anzi è toccato scontare una devastante crisi dell’alloggio, oltre a un innalzamento del costo della vita».
Sfiducia verso il sistema politico e conseguenze: la crisi di rappresentanza dei partiti tradizionali di centro sinistra e l’emergere di populismo di destra con la rapidissima ascesa di Chega! (Basta!), il partito guidato da André Ventura. «A fare la differenza, oltre al crescente potere mediatico associato alla carica, è proprio lo status distinto rispetto a un sistema politico che arranca. Per questo l’iscrizione alla corsa elettorale presidenziale è affollata. E riflette la frammentazione del campo politico portoghese».
Ai fatti con i sondaggi: le intenzioni di voto significative si concentrano su cinque figure. Nessuna delle quali oltrepassa il venti per cento delle intenzioni di voto. La garanzia che ci sarà ballottaggio nell’incertezza politica assoluta. assoluti sull’allineamento delle forze politiche al secondo turno è estrema.