Dopo il Venezuela, tocca a Groenlandia e Colombia?

Il blitz Usa in Venezuela richiama antiche dottrine strategiche (la Dottrina Monroe) rivedute e corrette, ma va interpretato nella congiuntura geopolitica contemporanea. Il sospetto è che dietro questa scelta ci possa essere un’architettura diplomatica segreta molto più vasta. Un piano di spartizione tripolare del pianeta tra Trump, Putin e Xi Jinping. In questo caso, s’intravedono previsioni fosche per alcuni Paesi latino-americani, come la Colombia. E altrettanto cupe per l’Ucraina, la Groenlandia e Taiwan.

Trump-sceriffo: una sorpresa?

Non badate troppo alla convenzionale tiritera di reazioni internazionali, scatenate dalla cattura del Presidente venezuelano, Nicholas Naduro, e della moglie da parte della ‘Delta Force’ dell’US Army. Dietro le quinte, nessuno (nemmeno a Cuba) piange veramente per lui. No, il timore e la sorpresa (l’indignazione è solo d’ordinanza) sono tutti per Trump e per le sue prossime mosse. Il fatto è che, dopo tanti anni di prediche neoisolazionistiche, e feroci critiche all’interventismo militare ‘neocons’ e democratico, «per l’esportazione dei valori americani», tutti si aspettavano un mandato presidenziale all’insegna della moderazione. E invece, Trump si è calato con tutto il cinturone nel ruolo di sceriffo planetario. Cominciando a distribuire bombe e missili in tutto il Medio Oriente e persino demolendo i siti nucleari degli ayatollah. Adesso, però, con l’operazione militare di Caracas, ha fatto un inaspettato salto di qualità, seminando il panico urbi et orbi innanzitutto per un motivo: può colpire molti dei suoi nemici (o presunti tali) senza bisogno di scatenare una guerra, nel più puro stile degli ‘Untouchables’, quando i federali davano la caccia ad Al Capone. Così, il blindatissimo Maduro l’hanno beccato in pigiama e lui se l’è fatto portare a domicilio, come uno scagnozzo qualsiasi della malavita. Ecco perché gli Stati Uniti spendono per difesa e armi almeno otto volte più della Russia (che secondo qualche ‘esperto’ dovrebbe invadere l’Europa). Hanno un’efficienza bellica letale. Che ora Trump ha deciso di usare, senza guardare in faccia proprio nessuno, nella più classica attuazione della sua vera e unica dottrina: ‘America first’.

Un salvacondotto legale

Occorre però fare chiarezza sulle coperture legali dell’operazione, prima di sparare critiche nel mucchio. Formalmente, lo scorso 15 dicembre Trump ha firmato un ordine esecutivo, che definisce il fentanyl «illegale e i suoi principali precursori chimici armi di distruzione di massa, o ADM». «Il Presidente – scrive il Wall Street Journal – ha ordinato a tutti i dipartimenti e le agenzie federali competenti di attuare l’ordine, invitando specificamente i dipartimenti della Difesa, della Giustizia, dello Stato e del Tesoro ad adottare diverse misure. L’impatto pratico dell’ordinanza – prosegue il giornale – non è chiaro poiché, in assenza di un intervento del Congresso, non modificherà le leggi statunitensi in materia di fentanyl e armi di distruzione di massa. Politicamente, però, fornirà alla Casa Bianca un’ulteriore giustificazione per i continui attacchi contro i trafficanti di droga via mare e per le potenziali escalation militari, oltre che contro il Venezuela, anche verso altri Paesi della regione, tra cui Messico e Colombia, entrambi indicati da Trump come possibili obiettivi per futuri attacchi». E qui siamo all’estensione della Dottrina Monroe a tutta l’America Latina, in quello che (erroneamente) viene definito ‘Corollario Trump’ e la cui prima applicazione si deve, invece, a Teodoro Roosevelt, proprio in Venezuela, nel 1903-1904. Tra l’altro, il pronunciamento dei tribunali federali americani in un caso analogo (quello relativo al dittatore panamense Manuel Noriega), fa giurisprudenza. «In quell’occasione, dopo il fallimento di tutte le sue difese – spiega il prof. Nicholas Creel, dell’Università della Georgia – Noriega fu infine condannato, in seguito a otto capi d’accusa, per traffico di droga, associazione a delinquere e riciclaggio di denaro, a 40 anni di carcere. Come Noriega, Maduro deve ora affrontare accuse federali di traffico di droga. Come Noriega, è stato catturato durante operazioni militari condotte senza l’autorizzazione del Congresso. Come Noriega, sicuramente sosterrà l’immunità di capo di Stato e la cattura illegale. Ma a meno che i tribunali non siano disposti a ribaltare un precedente chiaro, nessuna di queste difese lo salverà».

E adesso chi rischia?

A sentire ‘live’ ciò che Trump ha dichiarato alla CNN, forse oltre che di un analista di geopolitica, per capire ci sarebbe bisogno anche di uno psicologo o di un esperto in Teoria dei giochi. L’impressione è che il Presidente Usa stia vivendo una fase di vero e proprio ‘delirio di onnipotenza’. A meno che (come sospettiamo) dietro le sue scelte non si stia materializzando una intesa, magari non tanto cordiale, con i ‘nemici’ di sempre, Russia e Cina. In sostanza, anziché annichilirci con qualche catastrofica guerra (che ci potrebbe scappare di mano e diventare nucleare) pensiamo a spartirci i pani e i pesci. Così, anziché perdersi in farisaici sermoni sul ‘volemose bene’, la nuova Triade planetaria pensa solo a fare affari. È un’ipotesi che, visto come stanno andando le cose in politica internazionale, non sembra poi così peregrina. Dunque, risuscitano le ‘sfere di influenza’ (che non sono mai morte) e la ‘realpolitik’, tanto cara ai grandi diplomatici dell’800, seppellisce definitivamente i ferrivecchi ideologici? Certo, ancora è troppo presto per dirlo, perché siamo in una fase di transizione. Ma nubi nere come la pece si addensano all’orizzonte. La CNN ha fatto una specie di ranking dei Paesi che potrebbero presto (molto presto) fare da topi da laboratorio per il ‘Corollario Trump’. Si comincia con la Groenlandia (Danimarca) e si prosegue con Colombia, Iran, Cuba e persino Messico. Naturalmente, con modalità diverse a seconda degli interessi e delle ‘spese’ da sostenere. Insomma, ‘adelante con juicio’, perché il gioco deve valere la candela.

Groenlandia e Colombia

«Il nostro obiettivo è quello di avere attorno a noi Paesi sostenibili e di successo – ha dichiarato Trump domenica – dove il petrolio possa uscire liberamente». Il predominio americano nell’emisfero occidentale non sarà mai più messo in discussione”. Occhio, perché il Presidente non parlava certo del greggio venezuelano. Quello è come se fosse stato già preso, cotto e digerito. No, il riferimento esplicito di Trump è andato alla Groenlandia (e quindi alla Danimarca). «È così strategica in questo momento. La Groenlandia è disseminata di navi russe e cinesi ovunque – ha aggiunto Trump – e ne abbiamo bisogno dal punto di vista della sicurezza nazionale. La Danimarca non sarà in grado di farlo». Immediata la reazione del governo locale: Il Premier dell’isola, Jens Frederik Nielsen, ha dichiarato che «l’attuale e ripetuta retorica proveniente dagli Stati Uniti è del tutto inaccettabile. Quando il Presidente degli Stati Uniti parla di ‘bisogno della Groenlandia’ e ci collega al Venezuela e all’intervento militare, non è solo sbagliato. È irrispettoso. Il nostro Paese non è un oggetto della retorica delle grandi potenze. Siamo un popolo. Un Paese. Una democrazia». Sarà. Ma Trump si è dato 20 giorni ‘per risolvere la questione’. Sempre domenica, Trump ha attaccato pesantemente un altro politico latino-americano, che negli ultimi mesi è diventato uno dei suoi bersagli preferiti: il Presidente della Colombia, Gustavo Petro. Questa volta, ha usato parole durissime, definendolo «uomo malato a cui piace produrre cocaina e venderla agli Stati Uniti. Una cosa che non continuerà a fare a lungo». Una minaccia che ha ribadito quando – come sostiene la Cnn – un giornalista gli ha chiesto se quei commenti potessero significare che in futuro ci sarebbe stata un’operazione militare anche in Colombia, Trump ha risposto: «Mi sembra una buona idea.

Venezuela punto di svolta epocale per la geopolitica dell’Occidente? Si e no. I colpi di Stato, storicamente, hanno sempre rappresentato un’arma abbondantemente sfruttata dalle democrazie industriali per ‘esportare’ i loro sistemi politici. Etica libertaria? Ma quando mai! Incapacità, approssimazione o, peggio ancora, business. Basti ricordare come sono finite le spedizioni in Afghanistan, Irak e Libia. Ora bisognerà vedere come evolve l’intervento in Venezuela e se (come pare) ci sarà un accordo con i ‘resti depurati’ del vecchio regime. L’impatto più pesante sarà su altri teatri: Ucraina e Mar Cinese Meridionale. Vedremo.

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