
Two members of the light infantry, Panama City’s International airport. Dec. 21, 1989.
Trump ha detto che «gli Stati Uniti hanno assolutamente bisogno della Groenlandia», e molto spesso la e su varie pubblicazioni la cartina della Groenlandia con i colori della bandiera degli Stati Uniti. Trump ha minacciato anche Cuba. Durante la prima conferenza dopo l’attacco in Venezuela, aveva paragonato la situazione di Cuba a quella del Venezuela: «paesi falliti di cui gli Stati Uniti vogliono aiutare la popolazione». Generosi tutori del mondo. Il segretario di Stato Marco Rubio: «Erano i cubani a sorvegliare Maduro. Non aveva guardie del corpo venezuelane». Il governo cubano ha detto che l’attacco degli Stati Uniti ha ucciso 32 suoi agenti. Peggio per la Colombia ex importante alleato nella lotta al narcotraffico. Quando i giornalisti hanno domandato a Trump se intendesse che ci sarà un’operazione degli Stati Uniti in Colombia, ha detto che «la cosa mi suona bene».
Sul futuro Venezuela, di cui aveva prospettato un «controllo statunitense» il padrone è rimasto vago, minacciare nuova presidente ad interim Delcy Rodríguez, la vice di Maduro, dicendo che «se non si comporteranno bene, faremo un altro attacco». Gli Stati Uniti si aspettano dal governo venezuelano enormi concessioni sulle riserve petrolifere del paese. Le minacce di Trump ai paesi dell’America Latina vanno viste nel contesto ideologico della sua amministrazione, che ha rispolverato un principio ottocentesco noto come ‘dottrina Monroe’ per teorizzare il ripristino della supremazia statunitense sul continente. Il messaggio chiaro, è che non è finita qui.
Il Post ha messo in fila le volte in cui gli Stati Uniti hanno deposto un governo dell’America Latina per deporre il leader di un paese e cercare di installare un governo amico.: sono tante. Troppe. Operazioni di questo tipo, molto appariscenti e realizzate con un’azione militare diretta, come è stato il caso per Maduro, a volte con operazioni di intelligence più discrete.
Il caso probabilmente più famoso di interventi militari degli Stati Uniti in America Latina riguarda Panama. Se ne è tornato a parlare parecchio in questi giorni perché è stato l’ultimo caso in cui gli Usa intervennero militarmente per deporre un governo. Allora, 1989 si trattava di Manuel Noriega, anche lui come Maduro anche Noriega, come Maduro accusato di essere un narcotrafficante e catturato per essere processato negli Stati Uniti. Ma gli Stati Uniti erano intervenuti a Panama già molto tempo prima, per assicurarsi il controllo del Canale. All’inizio del Novecento inviarono soldati e mezzi militari per sostenere una rivolta indipendentista a Panama, che allora faceva parte della Colombia. Panama divenne uno stato indipendente, e gli Stati Uniti mantennero a lungo il controllo del canale, cedendolo a Panama solo nel 1999; Trump però ha detto che vorrebbe riprenderselo.
Gli Stati Uniti effettuarono diverse azioni militari in altri paesi dell’America Latina, soprattutto nei primi decenni del Novecento (per esempio ad Haiti, in Repubblica Dominicana e in Nicaragua). Quello era anche il periodo in cui la ‘Dottrina Monroe’ era più popolare e veniva usata per indirizzare la politica estera. Dopo la Seconda guerra mondiale i casi più noti, a parte Panama, sono soprattutto due: l’invasione della Repubblica Dominicana nel 1965 e a Grenada nel 1983, in entrambi i casi per impedire che si insediassero governi di sinistra. Nel 1965 l’operazione ‘Power Pack’ in Repubblica Dominicana, con più di 20mila soldati. In quel momento in Repubblica Dominicana era in corso una guerra civile tra due fazioni, una più progressista nella quale erano presenti anche militanti di sinistra e una più conservatrice. Nel 1966 si insediò un governo conservatore, guidato dal politico Joaquín Balaguer. L’invasione di Grenada del 1983: il presidente Repubblicano Ronald Reagan inviò sull’isola circa 7mila soldati, in un’operazione chiamata ‘Urgent Fury’. L’invasione durò poche settimane, e a Grenada si insedierà, alla fine del 1984, un governo filostatunitense.
Oltre agli interventi militari diretti, gli Stati Uniti sono intervenuti in diversi paesi dell’America Latina attraverso operazioni della CIA. Il più famoso di questi casi fu anche uno dei fallimenti più noti della politica estera statunitense: l’invasione della ‘Baia dei Porci’, a Cuba, per rovesciare il regime comunista di Fidel Castro nel 1961. All’operazione non parteciparono direttamente militari statunitensi: la CIA organizzò invece lo sbarco di una milizia di circa 1.500 dissidenti. L’operazione venne organizzata malissimo e fu un fallimento totale: l’esercito di Castro vinse dopo pochi giorni, e per il governo statunitense fu un grosso danno d’immagine.
Il coinvolgimento degli Stati Uniti e della CIA nel favorire il colpo di stato in Cile dell’11 settembre 1973 è inoltre noto e molto raccontato. Dopo la vittoria elettorale del politico socialista Salvador Allende, gli Stati Uniti appoggiarono il colpo di stato del generale Augusto Pinochet e poi mantennero relazioni strette con il suo feroce regime, fra le altre cose supervisionando, finanziando e coordinando con il Cile l’ «operazione Condor», un patto tra le polizie segrete delle dittature militari di Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Paraguay e Uruguay per eliminare ogni forma di opposizione tramite violenza, sparizioni, torture e omicidi mirati.
