Iran: sì proteste per i disagi ma linea dura contro i ribelli

Mentre l’Iran è scosso da manifestazioni che hanno già causato almeno sedici morti e un’impennata di arresti, la Guida suprema, Ali Khamenei, ha riconosciuto la validità delle proteste, ma ha invocato il pugno di ferro contro chi è accusato di voler destabilizzare il sistema. Mentre il presidente Pezeshkian accusa: «I problemi da noi li hanno portati gli Stati uniti»

Non è ancora rivoluzione ma la protesta si estende

Media, in Iran 16 morti dall’inizio delle proteste. Almeno 15 manifestanti e un membro delle forze di sicurezza sono stati uccisi durante sette giorni di proteste in Iran, che si sono estese a 174 località in tutto il paese, con raduni segnalati in 60 città e 25 province. Lo scrive Iran International, un media d’opposizione basato a Londra, secondo cui almeno 44 persone sono state colpite e ferite da proiettili veri o da pistole a pallini sparati dalle forze iraniane durante le proteste.

Il regime sceglie la mediazione del distinguo

La cronaca di Francesca Luci, la giornalista già detenuta a Tehran per una trascorsa ritorsione con l’occidente, sul manifesto, più cauta. «L’anziano leader ha riconosciuto la validità delle proteste, definendo il bazaar una componente ‘leale e rivoluzionaria’». Ma Khamenei ha anche tracciato una linea tra le ‘legittime proteste’ e i ‘disordini’ alimentati, a suo dire, dai nemici della Repubblica islamica, e ha ribadito che, sebbene i funzionari debbano parlare con i manifestanti, «non c’è alcun vantaggio nel parlare con i rivoltosi, i quali devono essere messi al loro posto».

E la magistratura esegue

«Ascoltiamo coloro che protestano contro la situazione economica e sociale ma affronteremo con fermezza coloro che cercano di sfruttare l’attuale clima, incoraggiando rivolte e minando la sicurezza del Paese”: è l’avvertimento del capo della magistratura Gholamhossein Ejei». «Il sistema darà la possibilità a coloro che sono stati ingannati di separare la propria linea da quella dei rivoltosi e dei sediziosi», ha detto, sottolineando: «Dato che i regimi degli Stati Uniti e dei sionisti hanno ufficialmente e apertamente sostenuto le attuali rivolte in Iran, non ci saranno più scuse per i rivoltosi di affermare di essere stati ingannati».

Tehran, ‘fanfaronate Usa

Intanto cresce la tensione tra Teheran e Washington dopo le dichiarazioni di Donald Trump, che si è detto «pronto all’azione a sostegno dei manifestanti». Il presidente iraniano Pezeshkian ha definito le dichiarazioni americane come «le fanfaronate del presidente degli Stati uniti e dei criminali nella regione, che affermano di voler venire a portare la democrazia, mentre la miseria e i problemi della regione li avete creati voi». Pezeshkian tenta di gestire la crisi, mentre le forze di sicurezza sono chiamate a intervenire con fermezza contro chi strumentalizza il malcontento economico.

L’Iran non è il Venezuela

Teheran, colpita dagli eventi in Venezuela, denuncioa l’intervento statunitense come gravissima minaccia all’ordine internazionale. Il ministero degli Esteri iraniano ha ufficialmente definito l’attacco militare Usa una «palese violazione della sovranità e dell’integrità territoriale venezuelana». L’Iran ha richiamato il Consiglio di Sicurezza dell’Onu alla sua «responsabilità legale e morale per agire immediatamente contro una ‘aggressione illegale’ degli Stati Uniti». Per ora sottinteso come mandante e nemico diretto contro il loro paese, Israele.

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