
Cuban President Miguel Diaz-Canel, center, attends a a rally in support of Venezuela
L’accusa del governo di Caracas segue il sequestro di due petroliere venezuelane e il dispiegamento di migliaia di soldati, navi da guerra e aerei nei Caraibi e nel Pacifico, ordinato dal presidente Trump per fermare il presunto flusso di fentanyl e cocaina verso gli Usa. Secondo gli esperti Onu, incaricati dal Consiglio per i diritti umani, «non esiste alcun diritto di imporre unilateralmente delle sanzioni tramite un blocco armato». «Si tratta di un uso proibito della forza militare che, in base all’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite, conferisce allo Stato vittima un diritto di legittima difesa». ‘Legittima difesa’ contro l’iper potenza Usa? Gli esperti hanno inoltre denunciato che le operazioni statunitensi hanno provocato almeno 105 morti –riporta l’agenzia ADNKronos-, senza che le vittime rappresentassero una minaccia immediata, configurando violazioni del diritto alla vita».
«Il blocco navale e il sequestro delle petroliere sono conseguenza delle accuse degli Stati Uniti contro membri del governo venezuelano, incluso il presidente Nicolas Maduro, ritenuti parte di una presunta organizzazione terroristica chiamata Cartel de los Soles. Tuttavia, secondo numerosi esperti, si tratterebbe piuttosto di reti di corruzione tolleranti verso attività illecite». Il Venezuela, insieme a Russia e Cina, ha denunciato la condotta di Washington davanti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il rappresentante venezuelano, ha parlato della «più grande estorsione della nostra storia», accusando gli Usa di «saccheggio, depredazione e ricolonizzazione e sottolineando che il governo degli Stati Uniti non ha giurisdizione nei Caraibi».
Gli Stati Uniti, da parte loro, non riconoscono Maduro come leader del Venezuela. L’ambasciatore Usa all’Onu, ha affermato che «la capacità di Maduro di vendere il petrolio venezuelano legittima le sue pretese fraudolente al potere e le sue attività di narco-terrorismo». La tensione è parte di una crescente presenza militare statunitense nella regione, che i critici definiscono la più imponente nei Caraibi dai tempi dell’invasione di Panama del 1989. Intanto la crisi si estende su tutti i Paesi del Mar dei Caraibi. Il blocco del petrolio venezuelano è un problema soprattutto per Cuba dove le importazioni a basso costo sono una risorsa per le centrali elettriche dell’isola, dove l’economia è in profonda crisi.
Il blocco statunitense delle petroliere sottoposte a sanzioni che entrano ed escono dalle acque territoriali venezuelane potrebbe mettere in grande difficoltà non solo il Venezuela, ma anche Cuba, che da anni approfitta delle esportazioni venezuelane di petrolio a basso costo per sostenere il proprio fabbisogno energetico. A Cuba il petrolio non serve solo per le auto e i mezzi agricoli, ma anche per alimentare le centrali elettriche e i generatori privati della popolazione, fondamentali per continuare ad avere corrente. Cuba sta attraversando la peggiore crisi dalla rivoluzione di Fidel Castro: da anni mancano cibo e medicine, il sistema idrico funziona a singhiozzo, varie epidemie si diffondono (dengue, oropouche e chikungunya) e per giorni interi anche le maggiori città restano senza elettricità, elenca il Post.
I motivi della crisi energetica sono profondi e legati alla mancata manutenzione delle centrali e della rete elettrica, priva di pezzi di ricambio, bloccati dall’embargo statunitense in vigore da oltre sessant’anni. E il petrolio diventa vitale per alimentare le centrali e i generatori. Dal 1999 una quota importante del petrolio arriva a Cuba dal Venezuela. Il presidente venezuelano di allora, Hugo Chávez, avviò programmi che portarono in Venezuela dottori, infermieri, allenatori sportivi e responsabili dell’intelligence in cambio di petrolio. Il petrolio veniva pagato in servizi, oppure veniva pagato a un prezzo decisamente inferiore a quello di mercato.
Le importazioni cubane di petrolio dal Venezuela valgono la metà del totale. Il resto arriva dalla Russia e dal Messico, che negli ultimi tempi ha a sua volta ridotto le forniture, per rispondere a pressioni statunitensi, e perché la produzione messicana è in calo. Il governo cubano non può cercare altri fornitori, in parte perché ha a disposizione poca valuta straniera, in parte per le limitazioni finanziarie causate dall’embargo statunitense. Estrae invece autonomamente una quantità ridotta di petrolio, definito ‘pesante’, che quindi ha bisogno di processi lunghi e costosi per essere raffinato. Per Cuba il comportamento di Trump da «volgare ladro» con di «atti di pirateria».
Agenti cubani si occupano della sicurezza personale del presidente venezuelano, con particolare attenzione ora che l’amministrazione statunitense di Trump lavora apertamente per sovvertire il regime e ha autorizzato operazioni segrete Cia nel paese. La sostituzione del regime di Maduro con un governo ostile a L’Avana potrebbe causare il definitivo collasso dell’economia cubana. Già oggi il paese è in condizioni più gravi rispetto al momento finora peggiore della sua storia, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991.
Da qualche anno la Cina sta diventando il principale partner economico del paese. Gli investimenti cinesi per esempio hanno permesso la costruzione di 55 impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, e altri 38 sono in programma entro il 2028, ma comunque insufficienti a sostituire le vecchie centrali a petrolio.