Politica in vacanza ed è il Papa che la richiama all’ordine

Messa di Natale: «penso alle tende di Gaza. Ai giovani mandati a morire al fronte con la menzogna». Esame di coscienza politico anche per noi di Remocontro, laici impegnati sul fronte delle letture ‘controcorrente’ della realtà internazionale. Noi, insultati spesso come ‘filoputiniani’ e peggio, come ‘antisemiti’, battuti nella severità delle critiche a certi potenti da un sacerdote statunitense diventato Papa.

«’Un’economia distorta tratta le persone come merce e poi l’uomo vuole diventare Dio per dominare sul prossimo’».

Parole come sassi

Sono parole durissime quelle del Papa nella Messa del giorno di Natale, quando fa riferimento ai «giovani costretti alle armi». «Giovani mandati a morire in guerra con la menzogna di cui sono intrisi i roboanti discorsi» di chi li arruola e che proprio al fronte avvertono l’insensatezza di ciò che è loro richiesto», afferma, senza distinguere tra chi arruola e motiva l’invio alla morte.

Primo Natale da Papa per Robert Francis Prevost, ed è subito Gaza. «La pace esiste ed è già in mezzo a noi», ripete Leone XIV indicando il Bambinello, principe della pace. «Il Verbo ha stabilito fra noi la sua fragile tenda. E come non pensare alle tende di Gaza, da settimane esposte alle piogge, al vento e al freddo, e a quelle di tanti altri profughi e rifugiati in ogni continente, o ai ripari di fortuna di migliaia di persone senza dimora, dentro le nostre città? Fragile è la carne delle popolazioni inermi, provate da tante guerre in corso o concluse lasciando macerie e ferite aperte».

Leone XIV richiama papa Francesco

«Non si può essere distaccati dal pianto dei bambini e dalla fragilità degli anziani, dal silenzio impotente delle vittime e dalla rassegnata malinconia di chi fa il male che non vuole», dice il Papa. E dà voce ai «tanti fratelli e sorelle spogliati della loro dignità e ridotti al silenzio». Invece, aggiunge, «la carne umana chiede cura, invoca accoglienza e riconoscimento, cerca mani capaci di tenerezza e menti disposte all’attenzione, desidera parole buone». Perciò, tiene a far sapere, «quando la fragilità altrui ci penetra il cuore, quando il dolore altrui manda in frantumi le nostre certezze granitiche, allora già inizia la pace».

Non una parola prepotente

«Non serviamo una parola prepotente – ne risuonano già dappertutto – ma una presenza che suscita il bene, ne conosce l’efficacia, non se ne arroga il monopolio. Ecco la strada della missione: una strada verso l’altro». Tutto questo, ricorda Leone XIV, è «il rinnovamento che il Concilio Vaticano II ha promosso e che vedremo fiorire solo camminando insieme all’intera umanità, mai separandocene. Mondano è il contrario: avere per centro sé stessi». E il pungolo: «Ci sarà pace quando i nostri monologhi si interromperanno e, fecondati dall’ascolto, cadremo in ginocchio davanti alla nuda carne altrui». «Se non si accoglie l’uomo, non si accoglie Dio.

Economia distorta

È un grido a difesa della dignità umana e della vita. «Eppure la si calpesta». , lo si emargina, lo si respinge. Accade con «un’economia distorta che induce a trattare gli uomini come merce», denuncia Leone XIV. «Accade quando «l’uomo vuole diventare Dio per dominare sul prossimo», avverte. Accade quando non si comprende il valore ‘divino’ di ogni persona così che «non c’è neppure spazio per gli altri, per i bambini, per i poveri, per gli stranieri», spiega citando Benedetto XVI e definendo «così attuali le sue parole perché ci ricordano che sulla terra non c’è spazio per Dio se non c’è spazio per l’uomo». Perciò, sprona il Papa, c’è anche bisogno di farsi ‘messaggeri di pace’».

Dal balcone per la benedizione

Nel messaggio che precede la benedizione, richiama i drammi che feriscono l’umanità: dalle guerre alla povertà, dai migranti respinti ai lavoratori sfruttati. E lancia un nuovo appello per l’Ucraina: «Si arresti il fragore delle armi e le parti coinvolte, sostenute dall’impegno della comunità internazionale, trovino il coraggio di dialogare in modo sincero, diretto e rispettoso». Invoca «giustizia, pace e stabilità per il Libano, la Palestina, Israele, la Siria» citando le parole del profeta Isaia: «Praticare la giustizia darà pace». Si fa vicino alla «cara popolazione di Haiti», richiama l’Africa insanguinata, in particolare le genti «del Sudan, del Sud Sudan, del Mali, del Burkina Faso e della Repubblica Democratica del Congo». Si rivolge ai governanti dell’America Latina «perché, nel far fronte alle numerose sfide, sia dato spazio al dialogo per il bene comune e non alle preclusioni ideologiche e di parte». Invoca per il Myanmar «un futuro di riconciliazione» e propone «che si restauri l’antica amicizia tra Thailandia e Cambogia».

Tutto il contrario di ciò che noi siamo costretti a raccontarvi giorno dopo giorno. Sperando di essere smentiti dai fatti già da subito, per noi e per il mondo

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