Vigilia senza troppe illusioni tra Europa, Ucraina e Russia

La decisione di congelare i beni finanziari russi in Europa e di un prestito comune da 90 miliardi di euro per l’Ucraina. Versione natalizia tra la Natività e Babbo Natale ed il laico Capodanno tra fuochi d’artificio, scaramanzie e oroscopi. Da Remocontro un azzardo di analisi sul rischio di ben altri ‘fuochi d’artificio’ europei con la Russia. Comunque, buon Natale e tutto il seguito di ricorrenze, sempre cercando la verità e sempre con la virtù del dubbio.

Commissione Von der Leyen-Kallas

Fallito il tentativo dei principali commissari europei e di molti leader nazionali di sequestrare i beni russi per finanziare l’Ucraina giustificando l’atto illegale con il valore morale di sostenere Kiev col denaro del suo nemico russo. Compromesso pericoloso agli occhi degli investitori internazionali. La decisione di congelare senza scadenza i beni russi non indurrà nessuno ad avere ancora fiducia nell’Europa né come partner politico-strategico né come partner finanziario. Filoputiniani? No, ma neppure anti russi per prevenzione. Semplice razionalità. E il finale per la nostra Europa? La Commissione von der Leyen che deve rispondere a partner sempre più divisi, a cercare il modo per rifornire l’Ucraina di quanto sarebbe sufficiente a Kiev per resistere ancora un anno sui campi di battaglia sulla scia del consunto slogan che i russi si stanchino di combattere e che l’economia di Mosca venga logorata dal conflitto.

Scommessa al buio

Il secondo aspetto, il più importante per Analisi Difesa, è proprio questo: «la Ue scommette (con i nostri soldi) sulla sconfitta di Mosca. Lo fa con un finanziamento la cui assenza avrebbe favorito l’accettazione da parte di Kiev del piano di pace statunitense che prevede la neutralità ucraina e la cessione di territori alla Russia che risultano già in buona parte occupati dalle forze di Mosca». Difficile da credere, ma sembra che l’Ue scommetta sulla sconfitta russa sperando nelle riparazioni di guerra che permetterebbero all’Ucraina di restituire i soldi agli europei. Quanti voi credono possa accadere? «Sostenere il piano Usa avrebbe determinato la sconfitta ma impedito la disfatta dell’Ucraina. Averlo affossato rischia di comportare effetti disastrosi nei rapporti con gli USA (specie se Washington e Mosca rinsaldassero i legami bilaterali) e se, come certo, nessuna nazione europea è disposta a inviare in Ucraina propri militari per evitare la sconfitta di Kiev».

Problemi giornalistico lessicali

Anche l’attentato che ha assassinato a Mosca il generale Fanil Sarvarov ad ostacolare l’iniziativa negoziale in corso. Piccola divagazione: non ho letto su alcun giornale di ‘attentato terroristico’ e ciò mi ricorda di quando, sotto le bombe Nato sulla Jugoslavia, Lilli Gruber da Roma diceva ‘conflitto’ e io da Belgrado replicavo con ‘guerra’. Tornando in Ucraina, non esiste nessun elemento concreto che gli ucraini possano riconquistare i territori perduti né che possano impedire ai russi di conquistarne altri. Anzi, valutazioni militari Usa, sembra che le capacità di resistenza delle truppe ucraine si stiamo indebolendo sempre di più. A Kiev servirebbero armi e munizioni (che l’Europa fornisce in numero in calo come ha evidenziato il Kiel Institute) e soprattutto truppe ben addestrate. Infine ritenere che i russi usciranno sconfitti e che i 90 miliardi prestati a Kiev verranno rimborsati alle nazioni europee, lo lasciamo tra le letterine a Babbo Natale per chi ci spera e ci vuol credere.

Soldi onerosi Ue briciole per la guerra

I 90 miliardi (ancora da vedere) promessi dalla Ue non sono certo sufficienti alla spesa pubblica e bellica dell’Ucraina 2026. Secondo il Fondo Monetario Internazionale il fabbisogno sarà di almeno 137 miliardi di dollari e già nel luglio scorso Kiev aveva chiesto all’Europa 120 miliardi di dollari per il sostegno militare. Sostanza finale non da oroscopo ma da analisi: «l’Unione europea esce indebolita e divisa dal rinnovo del sostegno finanziario all’Ucraina che la pone sempre più in contrapposizione non solo alla Russia ma anche agli Stati Uniti».

Scommessa da paura: si verificherà prima il collasso della Russia di quello dell’Europa? In una frase di Avvenire, giornale dei vescovi, «Al di là delle minacce geopolitiche, delle guerre ai confini, della competizione tecnologica e delle questioni istituzionali, l’Europa è oggi prima di tutto chiamata a dire che cosa vuole essere nel mondo».

 

 

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