La Turchia contro gli attacchi alle navi nel Mar Nero

Ankara estremamente preoccupata dell’aumento delle tensioni tra Mosca e Kiev nel Mar Nero, che hanno portato ad attacchi contro imbarcazioni commerciali turche negli scorsi giorni. Nei recenti scontri una nave turca è stata colpita dalle forze del Cremlino mentre si trovava nel porto di Odessa, fortunatamente senza provocare vittime.

Russia-Ucraina e l’equidistante Turchia

«Il Mar Nero continua a essere uno dei teatri più caldi e del conflitto, con implicazioni regionali che rischiano di superare i confini del fronte orientale», avverte l’italo turco Murat Cinar sul manifesto. «Gli attacchi e le contromisure navali e aeree di questo ultimo mese dipingono un mosaico di tensione che la Turchia, pur mantenendo legami con entrambe le parti, fatica sempre più a contenere».

Così il conflitto coinvolge le rotte commerciali

La difesa aerea di Ankara ha recentemente abbattuto un drone «fuori controllo» che si avvicinava allo spazio aereo turco dal Mar Nero, episodio descritto come «necessario per proteggere la sicurezza civile e del traffico aereo». Il velivolo, identificato dai radar mentre procedeva verso l’interno, è stato intercettato e neutralizzato da caccia F-16 in un’area non popolata. Le forze armate turche non hanno finora confermato se il drone fosse di origine ucraina o russa, ma l’incidente si inserisce in un contesto di crescenti scontri che coinvolgono sistemi robotici in mare e sorveglianza aerea, insite il cronista.

Cosa sta accadendo su quel fronte

Questo episodio segue una serie di attacchi contro navi mercantili nel Mar Nero, alcune delle quali appartenenti a compagnie turche o comunque battenti bandiere non coinvolte nel conflitto, «ma significative sia per l’economia ucraina sia per il trasporto marittimo internazionale». Tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre due petroliere collegate alla cosiddetta ‘flotta ombra’ russa sono state danneggiate da esplosioni al largo delle coste turche, eventi non rivendicati ma comunque fortemente sospettabili. Infine il 13 di dicembre una nave mercantile turca è stata colpita da un drone russo mentre era ancorata al porto di Odessa. L’attacco è stato denunciato da Ankara come parte di «pericolose escalation che minacciano la sicurezza delle rotte commerciali».

Scenario di tensione

«Diplomazia ad alta temperatura tra Mosca e Ankara». Il 12 dicembre, in Turkmenistan, il presidente turco Erdogan ha incontrato Putin per discutere, tra gli altri dossier, proprio della guerra in Ucraina e dell’area del Mar Nero. Secondo una ricostruzione di Bloomberg, Erdogan avrebbe persino minacciato la restituzione dei sistemi missilistici russi S-400 come elemento di una possibile apertura nei rapporti con Washington, un piano volto sia a normalizzare i rapporti con gli Usa sia a riottenere l’accesso al programma del costoso caccia F-35. Versione, però, è stata smentita dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, secondo il quale durante il vertice la questione degli S-400 non è stata oggetto di discussione.

Nessun campo di battaglia navale

Erdogan, convinto della proposta Usa, «pace non è lontana» ribadisce la necessità di preservare il Mar Nero, al momento trasformato di fatto in un campo di battaglia navale, come area sicura per la navigazione commerciale.«La sua proposta, riassunta in termini generici, suggerisce un cessate il fuoco limitato, focalizzato sulla protezione delle infrastrutture energetiche e portuali e sulla sicurezza delle rotte commerciali, un’idea che Ankara spera di portare anche all’attenzione degli Stati Uniti», insiste Murat Cinar.

Turchia bersaglio casuale?

«Gli attacchi nell’area del Mar Nero hanno avuto inizio pochi giorni dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri turco Hakan Fidan. A fine novembre, in un’intervista al quotidiano tedesco Welt am Sonntag, Fidan aveva rilanciato il ruolo di Ankara come possibile mediatore, sostenendo che le attuali fasi di dialogo e gli scambi di prigionieri potessero «preparare il terreno per una pace duratura».

Pacifismo equidistante non gradito

Nel corso dell’anno si era già tentato di negoziare una tregua marittima nel Mar Nero, con il coinvolgimento Usa e la supervisione della Turchia o di altri attori terzi. Accordi parziali che avrebbero dovuto evitare gli attacchi contro navi e infrastrutture energetiche, ma che Mosca ha subordinato alla rimozione di alcune sanzioni occidentali, confermando come anche l’ipotesi di un cessate il fuoco sia legata sempre ai nodi politici più ampi del conflitto. Come ribadiscono le parole del portavoce del Cremlino, che aveva respinto la proposta tedesca di un cessate il fuoco natalizio, fissando i confini entro cui Mosca intende discutere.

Mar Nero area di conflitto e mediazione

«L’attualità mostra come il Mar Nero non sia più soltanto un fronte di guerra convenzionale, ma un vero e proprio laboratorio di conflitto tecnologico e geografico, in cui droni, navi mercantili e rotte commerciali si intrecciano con strategie geopolitiche sempre più esplicite. Per Ankara la sfida è duplice: evitare che l’escalation trascini la Turchia in un coinvolgimento diretto e, allo stesso tempo, tentare di mantenere un ruolo di mediazione in un conflitto che, oltre a logorare l’Ucraina e indebolire la Russia, sta ridisegnando gli equilibri di sicurezza nel cuore dell’Eurasia.

 

 

 

 

 

 

Condividi:
Altri Articoli