Delle cure e dei lividi resta questo frammento di cielo stellato, un dare senso alle cose oltre il senso che le compone in un mosaico di significati e risposte. Cadendo con le bottiglie in frantumi, vetri ovunque, e piccole ferite a segnare la pelle, ho colto il momento perduto, con un che-di-animale che ha mostrato per un bagliore come è profonda l’esistenza. Noi galleggiando, bizzarri e inconsapevoli.
Lo racconto a una fotografa che adoro, Cristina Latini, delicato sguardo sul mondo, capace di scendere nelle profondità che non vogliamo conoscere, con cuore puro e determinazione. Per non restarci impigliata, per non crogiolarsi nell’impiglio e nel nero. Per riemergere come poesia e trasformazione.
Forsan et heac olim meminisse iuvabit, le dico. Forse un giorno ci farà piacere ricordare anche queste cose. Così Virgilio nell’Eneide fa dire ad Enea per rincuorare i compagni dopo un naufragio. Forse un giorno le cose che ci appaiono incomprensibili ci porteranno un dono. E anche la sconsideratezza sarà poesia, perché è uno strumento di rivelazione così potente e spiazzante che rovescia il mondo e mostra i suoi confini di senso sfrangiati.
Qualunque cosa pur di non restare imprigionati nella prigione delle convinzioni e persuasioni che scorrono infinite su ogni schermo. Quelle che ti fanno diventare sempre meno empirico, più egoista e indifferente a tutto, occupandoti mente e tempo in modo che non ci sia possibilità di cedere la strada ai dubbi e alla potenza magnifica della bellezza che sempre spinge sul cuore per cercare di apparire. Leggiadra e dolorosa, talvolta. Ma vita. Anche quando tutto crolla. E noi col mondo.