Francia bordello politico, e la destra vuole riaprire le ‘case chiuse’

Dal vocabolario Treccani. Bordello, 1. [casa dove si esercita la prostituzione] ≈ (pop.) casa chiusa (o di malaffare o di piacere o di tolleranza), (pop.) casino, (lett.) lupanare, postribolo. Il termine bordello deriva dal franco provenzale antico bordel, collegato al fatto che nelle città francesi il quartiere dei lupanari si trovava sempre ‘ai bordi’ del fiume (bord de l’eau) che attraversava il centro abitato. Appare in volgare italiano per la prima volta con Brunetto Latini alla fine del Duecento nel suo Novellino, e poco dopo anche con Dante, che nel Purgatorio lo utilizza, ma lui in senso figurato.

La poesia nel sesso

Il cielo in una stanza, come ha ammesso Gino Paoli, fu ispirata da una notte in un bordello. Marcello Mastroianni s’innamora di Sophia Loren in una casa di tolleranza, nel celebre Matrimonio all’Italiana ispirato al dramma Filomena Marturano di Eduardo De Filippo. I bordelli ispirarono Edgar Degas, che immortalò i caffè più popolari di Parigi, frequentati da artisti, prostitute e bohémien. La letteratura e l’arte sono pieni di riferimenti alle case di tolleranza, retaggio di un’altra epoca che tuttavia torna d’attualità. Nel bordello della ‘Grande stampa’ italiana iI Corriere si diverte in Francia

Tolleranza zero ma riapriamo ‘le case’

«Qualcuno parlerà di svolta conservatrice della società francese, con quel tanto di nostalgico ritorno al passato che può sedurre una parte dell’elettorato. Con ogni mezzo. Ma la notizia ha fatto subito scalpore e aperto il dibattito». Massino Nava tra cultura e ironia.

Dunque, un deputato dell’estrema destra, Jean-Philippe Tanguy, peraltro fra i più ascoltati consiglieri di Marine Le Pen, ha elaborato una proposta di legge per riaprire le case chiuse, pensando così di regolarizzare il mercato della prostituzione, in continua espansione. Progetta una versione più gentile e davvero «protettrice» dell’esercizio, in quanto le prostituite lavorerebbero in cooperativa e diverrebbero, in sostanza, «imperatrici nel loro regno», come Jean-Philippe Tanguy ha detto testualmente.

Politica a puttane

Anche Marine Le Pen sostiene l’iniziativa. Tanguy sostiene che l’attuale quadro giuridico, in cui pagare per avere rapporti sessuali, è illegale, non migliora né rende più sicura la vita delle lavoratrici del sesso, poiché spinge il settore nella clandestinità, dove la violenza continua a esistere ma viene ignorata. Una mossa per depenalizzare i clienti e consentire alle prostitute di lavorare insieme sarebbe un passo nella giusta direzione per i diritti e la sicurezza delle prostitute. Quanto ai fenomeni di criminalità e sfruttamento è tutto da dimostrare che verrebbero ridotti o addirittura stroncati. La lavoratrice del sesso parigina Mylène Juste, portavoce del gruppo Strass, ha dichiarato a Le Monde di non volere sostenere, per quanto a suo vantaggio, una proposta di un partito nazionalista e populista.

La Merlin francese

Non è affatto scontato che la legge sia approvata all’Assemblea, ottant’anni dopo la chiusura degli esercizi, secondo la legge di Marthe Richard, la donna che ha sostenuto la chiusura dei bordelli, ex spia e lavoratrice del sesso, che in seguito ha affermato che i bordelli erano un «male minore». Ma il fatto che se ne discuta è certamente un segno dei tempi rispetto alle tendenze abolizioniste del passato.

Sesso export

Nel 2016, il presidente socialista François Hollande aveva promulgato una legge per penalizzare i clienti e favorire un percorso di uscita delle donne dal mercato della prostituzione. Trattandosi in molti casi di donne straniere, era loro offerto un permesso di soggiorno, possibilità ovviamente osteggiata dall’estrema destra. Secondo il deputato del Rn queste misure avevano soltanto aggravato la precarietà sociale, l’insicurezza delle lavoratrici del sesso. Tanguy ha anche citato casi di cronaca nera, in cui le donne sono vittime di violenza e sottomissione. L’attuale sistema sarebbe insomma la «somma dell’ipocrisia borghese» e del perbenismo.

Sfruttamento criminale

Si chiudono gli occhi su un fenomeno mai stroncato, che peraltro coinvolge sempre più anche minori e stranieri. Tanguy ha raccontato al Figaro di avere partecipato a iniziative sociali per il recupero delle prostitute e di avere visto «la precarietà, la sofferenza, l’orrore quotidiano». Ma ha anche aggiunto di avere incontrato nel quartiere di Saint-Lazare, in passato con tante vie a luci rosse, vecchie prostitute «orgogliose del proprio mestiere».

I bordelli del futuro

Il progetto prevede locali «gestiti dalle prostitute stesse, in modo cooperativo». Le donne sarebbero «imperatrici nel loro regno», ripete il deputato della Somme. Come «una forma di rivincita» sulla loro attuale emarginazione. «Senza dubbio bisognerebbe trovare un altro nome che non sia ‘maison close’, che non ha lasciato solo bei ricordi». Nel 2024, secondo l’Osservatorio nazionale sulla violenza contro le donne, sono state registrate 1579 vittime di sfruttamento della prostituzione o di ricorso illecito alla prostituzione. Circa il 94% di loro sono donne, di cui il 42% minorenni. «In quanto associazione che opera sul campo, non spetta a noi prendere posizione al posto delle persone direttamente interessate», ha fatto sapere il Bus des femmes, un organismo di recupero sociale.

Ma l’Opinione pubblica?

Questa proposta potrebbe trovare eco nell’opinione pubblica? si è chiesto il Figaro. Secondo l’ultimo sondaggio disponibile, fatto da Ifop per la rivista Causette, pubblicato nel 2013, il 74% dei francesi (il 79% degli uomini) si diceva favorevole alla riapertura dei bordelli. In un precedente sondaggio, nel 2002, erano solo il 66%. Se i bordelli fossero reintrodotti in Francia, il 20% degli uomini li frequenterebbe. Ci sarebbe anche una quasi equa ripartizione delle tendenze politiche: il 21% dei membri del FN e dell’UMP e un terzo dei simpatizzanti dell’ex Front de gauche. «La proposta del RN non sorprende, se si considera che, negli ultimi sondaggi condotti sull’argomento, godeva sia del sostegno dell’opinione pubblica che dei suoi elettori», ha detto François Kraus, direttore del dipartimento Politica/Attualità dell’Ifop.

Sesso a pagamento più di destra

A quanto pare, i simpatizzanti di Marine Le Pen sarebbero i più entusiasti (all’84%). «In generale, questi ultimi non sono così conservatori sulle questioni morali come gli altri elettorati della destra radicale in Europa o negli Stati Uniti, in particolare sulle questioni dell’aborto o della libertà sessuale. Ciò non significa però che siano sensibili alla lotta delle associazioni femministe che, su questo tema, concordano in maggioranza su una posizione proibitiva, sancita dalla legge del 2016». Anche la destra gollista si è pronunciate per iniziative di controllo. Philippe Juvin, deputato Lr degli Hauts-de-Seine, aveva redatto una proposta di legge «volta a garantire i diritti delle persone che si prostituiscono per garantire un esercizio più sicuro». In mancanza di sostegno in Parlamento, la proposta era stata abbandonata.

A sinistra molte remore

Nettamente contrari invece i partiti di sinistra e di governo. Di Hollande si è detto. Nel maggio 2024, Gabriel Attal, allora primo ministro, aveva presentato una strategia nazionale di lotta alla prostituzione, annunciando in particolare, come «priorità del governo», la chiusura dei saloni per massaggi, per lo più controllati da cinesi, che nascondono una rete di sfruttamento della prostituzione. Ministro incaricato della parità tra donne e uomini, Aurore Bergé ha ribadito la necessità di colpire i clienti delle prostitute. E ha risposto a Jean-Philippe Tanguy : «Il corpo delle donne non è in vendita». «La prostituzione non è “il mestiere più antico del mondo”. È il più antico sistema di dominio degli uomini sulle donne, degli uomini sui bambini, di tratta di esseri umani, di sofferenza e violenza, di reti criminali. La Francia rivendica con forza la sua posizione abolizionista. Non intende cambiarla».

Mercato in espansione

Al di là delle nobili posizioni, l’ampiezza del mercato e i drammatici risvolti sociali non possono essere nascosti, né essere medicati con le sole misure abolizioniste o repressive. Basta fare un giro nei grandi parchi cittadini o nel quartiere di Pigalle per farsene un’idea. La legge del 2016 ha favorito due tendenze opposte: la crescita della prostituzione online e in case private e la ricerca di luoghi il più possibile nascosti, in condizioni che aumentano ancora di più i rischi per chi esercita il mestiere, donne, giovani, trans. Come racconta un recente reportage del Figaro, a Porte Dauphine si incontrano donne transgender ecuadoriane, «le stesse da anni», precisa una squadra di assistenti sociali. Ci sono anche alcune ragazze dell’Est. Vicino al Jardin d’Acclimatation, magrebini trans. A Longchamp, le donne transgender peruviane sono la maggioranza. Queste ultime sono sempre più giovani, soprattutto «dopo il Covid».

Prostituzione nel diritto comune

Daniel Borrillo, giurista e ricercatore associato al Cnrs, sostiene su Le Point la necessità di inserire la prostituzione nel diritto comune. «La repressione ha avuto l’effetto di spingere la prostituzione nella clandestinità, il che pone numerosi problemi: per la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori del sesso, per il loro accesso alla giustizia, per la loro protezione da parte della polizia, per la loro protezione sociale e anche per la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Il lavoratore del sesso potrebbe scegliere lo status di imprenditore individuale o la forma di una “impresa comune”».

Ma come conciliare la critica alla prostituzione come forma di sfruttamento del corpo delle donne e il riconoscimento del loro diritto di disporne liberamente? Borillo sostiene che «né gli uomini, né lo Stato, né la Chiesa, né tantomeno le femministe dovrebbero dettare alle donne come comportarsi».

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