
Un’operazione spericolata, il commento di tanta stampa, che ha probabilmente evitato danni peggiori in una conta delle vittime già di per sé gravosa. Il killer immortalato dalle telecamere di uno spettatore che ha ripreso la scena era posizionato in una zona tecnicamente esposta a attacchi alle spalle, segno probabilmente di una rudimentalità dell’addestramento degli aggressori. Ventinove persone sono state trasportate in diversi ospedali nell’area di Sydney, tra cui due agenti di polizia: le loro condizioni sono gravi, ha detto in conferenza stampa il commissario di polizia del Nuovo Galles del Sud, come riporta Abc News.
Un colpo al cuore della comunità ebraica di Sydney, dove alle 17 ora locale si stava svolgendo «Chanukah by the Sea», una cerimonia per la «Festa delle Luci» ebraica, che commemora la riconsacrazione del Tempio di Gerusalemme del 164 a.C. dopo la rivolta dei Maccabei nella Palestina antica contro l’impero seleucide. Sean Tarek Goodwin dell’Australian Broadcasting Corporation ha raccolto le testimonianze dei superstiti che parlano di attentatori che falciavano i passanti in un attacco durato 10 minuti contro una festa prevista per celebrare una data importante del calendario liturgico ebraico, con molte attività rivolte a famiglie e bambini.
L’evento non aveva alcun retroterra politico ed era pensato per celebrare la ricorrenza religiosa dalla comunità ebraica di Bondi di 45mila persone, tra le più vivaci della città. Il primo ministro australiano Anthony Albanese ha definito l’attacco «un atto di malvagio antisemitismo, un terrorismo che ha colpito il cuore della nostra nazione, aggiungendo che un attacco contro gli ebrei australiani è un attacco contro tutti gli australiani e che non c’è posto per questo odio, questa violenza e questo terrorismo nella nostra nazione». La polizia del Nuovo Galles del Sud e l’Asio, l’intelligence australiana, indagano su possibili ulteriori complicità degli attentatori e hanno scoperto anche degli ordigni esplosivi all’interno di un veicolo.
Resta un grande dubbio: i livelli di sicurezza dell’evento non sono noti e non si hanno evidenze di video o foto che mostrino la presenza di un numero nutrito di guardie alla manifestazione. A febbraio la polizia di Sydney aveva denunciato l’ondata di azioni antisemite in corso nella città e trovato in una roulotte in periferia dell’esplosivo collegabile a una possibile azione di massa contro la popolazione civile. Dopo che una sinagoga di Melbourne è stata distrutta da un incendio doloso a dicembre 2024, i controlli erano stati rafforzati. Le maglie sono state però abbastanza larghe da permettere un gesto del genere che manda l’Australia sotto shock. E non mancherà di avere ricadute internazionali.
I due autori della strage ieri a Bondi Beach, il padre e figlio Said e Naveed Akram, avevano giurato sottomissione all’Isis nel 2019, ma malgrado ciò, Naveed aveva un regolare porto d’armi. Lo scrive l’emittente australiana Abc, citando il servizio d’intelligence interna di Canberra Australian Security Intelligence Organisation (Asio). Gli investigatori ritengono che gli uomini armati avessero giurato fedeltà al gruppo terroristico dello Stato Islamico, del quale sono state trovate due bandiere sull’auto usata dai terroristi. L’Asio si è interessata a Naveed Akram sei anni fa, dopo che la polizia aveva sventato i piani per un attacco terroristico dell’Isis, ed era legato a Isaak El Matari, il quale – scrive ancora Abc – “sta scontando sette anni di carcere per aver pianificato un’insurrezione dell’Isis in qualità di autoproclamato comandante australiano del gruppo terroristico”. Abc scrive infine che, dei due terroristi di origine pachistana, il padre Naveed, era detentore di un porto d’armi regolare, malgrado il precedente di sei anni fa. Naveed Akram era sotto attenzione dell’Asio per la prima volta nell’ottobre 2019 ed indagato per un periodo di sei mesi, ma poi valutato che non rappresentasse una minaccia.
È l’attentato più grave degli ultimi trent’anni in Australia, almeno 15 persone sono state uccise. L’attacco terroristico ha coinvolto due uomini armati che domenica alle 19 ora locale (le 9 in Italia) hanno sparato e ucciso 15 persone, ferendone altre 40. I responsabili della strage sono stati identificati dai media australiani come Sajid Akram, 50 anni, e suo figlio Naveed, 24 anni e la polizia ha confermato che fossero padre e figlio. L’uomo più anziano è morto, ucciso dalla polizia, mentre il figlio è in condizioni critiche in ospedale.
Il ministro dell’Immigrazione Tony Burke ha affermato che il presunto 24enne armato era nato in Australia, mentre suo padre, il secondo sospettato e ucciso dalla polizia nell’attacco, era un residente arrivato in Australia nel 1998 con un visto per studenti. Secondo quanto riportato dall’emittente australiana Abc, citando il servizio d’intelligence interna di Canberra Australian Security Intelligence Organisation (Asio), gli investigatori ritengono che gli uomini armati avessero giurato fedeltà al gruppo terroristico dello Stato Islamico, del quale sono state trovate due bandiere sull’auto usata dai terroristi.Le tensioni politiche tra Australia e Israele sono presenti e sono cresciute a partire da agosto, quando Israele ha revocato i visti dei diplomatici australiani nei territori palestinesi occupati, cosa che il ministro degli Esteri australiano Penny Wong ha definito allora una «reazione ingiustificata, a seguito della decisione dell’Australia di riconoscere la Palestina».
Il passante che è intervenuto per strappare la pistola a uno dei due aggressori: si tratta di Ahmed el Ahmed, di 43 anni, che nella collusione con l’assalitore è rimasto ferito da colpi di arma da fuoco. Ahmed gestiva un negozio di frutta e verdura, è di origine siriana e di religione musulmana. In questo momento sui giornali australiani viene riconosciuto il suo atto di coraggio e persino il ministro dell’Immigrazione Tony Burke ha riconosciuto il merito ad Ahmed al Ahmed di aver disarmato uno degli attentatori.
Secondo la polizia australiana, nella sparatoria di Bondi Beach sono state uccise almeno 15 persone, di età compresa tra i 10 e gli 87 anni e delle 40 che sono state ferite, 27 sono ancora in ospedale, di cui 6 persone ferite in condizioni critiche. Tra loro il rabbino Eli Schlanger, 41 anni, di origine britannica, aveva contribuito a organizzare l’evento di Hanukkah a Bondi beach e aveva ricoperto il ruolo di rabbino assistente, secondo l’organizzazione ebraica Chabad, che ha ospitato l’evento.
Tra le vittime c’erano anche il rabbino Yaakov Levitan, segretario del Sydney Beth Din, un’istituzione religiosa ebraica e Reuven Morrison, tra i membri dell’organizzazione ebraica Chabad. Anche Alex Kleytman, sopravvissuto all’Olocausto, è stato ucciso nella sparatoria, a cui aveva assistito insieme ai figli e ai nipoti. Anche il cittadino francese Dan Elkayam è morto, ha confermato il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot su X. «Siamo in lutto con la sua famiglia e i suoi cari, con la comunità ebraica e con il popolo australiano in lutto», ha scritto Barrot. C’è anche una bambina di 10 anni tra le vittime, identificata dai media locali solo come Matilda, poiché la sua famiglia ha chiesto di non rivelarne il cognome. Un’altra delle vittime era Peter Meagher, ex poliziotto e volontario del club di rugby locale.