
Case e palazzi sono da sempre legati al modo di vivere e alle abitudini più comuni. Una categoria particolare di queste testimonianze di una cultura originaria è rappresentata da alcune città del Nord America che offrono esempi di quartieri del tutto simili a quelli europei: questo è ovvio per il Canada, dove la presenza paritaria del francese, eredità più visibile dell’Europa che costituisce anche un preciso aspetto identitario, ma vale anche per alcune città degli Stati Uniti.
Boston nel Massachussets ad esempio è probabilmente la città più inglese, con strade strette e acciotolate e piccole abitazioni dalla facciata in mattoni, ma non sono presenti solo influenze britanniche: sul golfo del Messico infatti si affaccia New Orleans, dove le influenze francesi si mescolano con quelle spagnole conferendo alla città un carattere unico.
Ma è soprattutto nell’architettura ufficiale, che rappresenta l’immagine stessa del potere, che si individuano forti influenze del Vecchio Continente. Anche lasciando da parte la solennità delle più note costruzioni di Washington come il Campidoglio, fu proprio un americano ad insediare nel Nuovo Mondo un preciso modello di riferimento: Thomas Jefferson, ‘padre fondatore’ e terzo presidente degli Stati Uniti dal 1801 al 1809, si ispirò dichiaratamente all’architettura neoclassica che aveva visto durante il suo soggiorno a Parigi come ambasciatore e anche alle architetture palladiane viste nel corso di un suo viaggio nell’Italia settentrionale.
Non c’è alcun dubbio che l’illuminismo europeo, soprattutto espresso dalle culture inglese e francese, sia alla base della forma-Stato e del sistema giuridico americano. Il pensatore più illustre della ‘separazione dei poteri’, il francese Montesquieu, si colloca infatti tra gli ispiratori diretti della Costituzione che infatti stabilisce tre diversi ambiti regolati da organi distinti: il potere legislativo al Congresso, il potere esecitivo al Presidente e quello giudiziario alla Corte suprema. L’altro punto riguarda i cosiddetti ‘diritti inalienabili’: vita, libertà e ‘ricerca della felicità’. Proclamato solennemente nella dichiarazione di indipendenza stilata già nel 1776, fu ripetuto nuovamente nella Carta dei diritti (Bill of Rights) che garantisce libertà individuali fondamentali derivate dal pensiero del filosofo inglese Locke.
Ancora da Locke e dal francese Rousseau viene un altro principio fondamentale molto noto: l’idea che il governo fondi la sua giusta autorità sul consenso dei governati, base del sistema democratico americano e della sua Costituzione. Non bisogna infine dimenticare che gran parte del sistema giuridico statunitense, con l’eccezione della Louisiana – che ha influenze composite per le sue vicende storiche – deriva storicamente dalla ‘common law’ inglese, adottata dalle tredici colonie al momento della rivoluzione, sebbene l’attuale sistema si sia evoluto rispetto il modello originario e tenda a dare maggior rilievo alla legge scritta dall’assemblea legislativa, piuttosto che al singolo caso ‘precedente’ deciso in sede giudiziaria.
Bernard Shaw – che era irlandese – disse una volta che inglesi e americani erano due popoli fratelli ‘separati’ dalla stessa lingua: battuta a parte la cultura inglese, a partire dalla lingua, è stata determinante imponendosi subito, spesso a scapito delle culture preesistenti come quella francese o spagnola. Le prime testimonianze storiche della letteratura americana prima dell’indipendenza sono però classificate come letteratura ‘coloniale’ dagli inglesi, ovvero il modo in cui gli ‘altri’ hanno appreso la cultura e i valori dell’impero britannico: alla fine il viaggio e l’esplorazione diventavano prove di coraggio di un ‘vero’ inglese sempre impegnato nella sua missione civilizzatrice, atteggiamento che si trova frequentemente e con poche variazioni anche nella letteratura americana.
Con una punta di malizia è stato anche osservato che il britannico in Africa o in Asia, nel contatto non sempre pacifico con i nativi, non si dimostrava poi tanto diverso da un americano alla conquista del West. Differente invece il ruolo della religione, perché si deve ricordare sempre che il primo insediamento di una certa consistenza, sorretto da un vero e proprio progetto di vita per futuro, fu realizzato nel 1620 da un gruppo di coloni provenienti dall’Inghilterra che erano riparati prima in Olanda per sfuggire alle vessazioni della chiesa anglicana.
Se però la chiesa anglicana era fondamentalmente soggetta alla corona britannica tanto che il re ne era a capo, la comunità che sbarcò sulle coste del Massachussets si autogovernava convinta di esercitare una propria missione.
Quando infine scoppiò la guerra civile tra Unione e Confederazione, ambedue gli eserciti che si affrontarono erano ancora profondamente influenzati dalla dottrina militare napoleonica nella condotta delle operazioni: Bonaparte era considerato infatti il maggiore condottiero del secolo e da lui derivava il nome del cannone da 12 libbre più utilizzato e chiamato appunto “Napoleon”, anche se in realtà in quel momento regnava sulla Francia Napoleone III. A dispetto dell’ammirazione per Bonaparte e per la sua dottrina, i generali americani non riuscirono però ad sconfiggere i ribelli in un’unica grande battaglia, ma impegnarono quattro lunghi anni ad averne ragione. L’ascesa internazionale degli Stati Uniti cominciava così dopo una guerra fratricida e sanguinosa, vinta senza abili manovre strategiche, ma da una schiacciante superiorità industriale.