
Vorrei quindi cominciare con un semplice appello che vado subito a confutare. Appello: comprate un libro, donatelo agli amici, compratelo dove volete ma compratelo! Confutazione: è il tempo dell’occupazione di ogni spazio da parte dell’industria culturale e della furibonda battaglia del marketing. Quindi occorre fare delle scelte di libertà più incisive. Quindi: non fatevi incantare dalle sirene della persuasione e non comprate un libro qualsiasi scritto per far soldi a Natale. No vespate, no super cartonati internazionali che costano un botto, no esperti televisivi con ghostwriter sottopagato.
Il barbiere anarchico sogghignante direbbe: grazie al ciufolo, ma oltre al quindi c’è qualche indicazione più utile? Certamente. Fatevi consigliare un libro da un libraio bravo, da un amico sincero, da uno che legge con curiosità oppure lasciatevi ispirare (che è bellissimo); senza passare per l’aggressione fisica delle cataste di libri schierate a esercito occupante all’entrata delle librerie di catena. O senza seguire il marchettificio di reciprocità nel salottino dei media.
Ovviamente questo suggerimento fatto di appello, confutazione e consiglio, può essere fastidioso. Ma lo dice il titolo stesso di Polemos: donate libri fastidiosi, viviamo in troppo intrattenimento all’acqua di rose, e che vogliamo fare? Lasciarci uccidere lentamente?
Dimenticavo una cosa fondamentale: No Amazon! Ma questo mi sembra il minimo, ognuno può fare la sua parte per non arrendersi al conformismo frettoloso, al drone come farfalla e allo sfruttamento come virtù. E poi il senso di questo dono, un bel libro, è il bene comune, cioè far sì che la comunità sui territori rimanga viva e non uno scenario da cartolina. Viva e attiva, con tutte le sue diversità culturali, con i piccoli negozi, le piccole librerie. Insomma, con luoghi di incontro tra umani veri che mi sembrano più efficaci dell’incontro veloce con i trafelati corrieri che disseminano pacchi di Amazon nei paesi. Quindi, non intasate l’ambiente con Amazon e dintorni, prendetevi tempo e andate in una libreria a chiacchierare, ce ne sono di bellissime, di una ricchezza culturale strepitosa, con proposte non banali. Finché ci sono, fatene tesoro. Quando non ci saranno più, sostituite da qualche lounge bar e aperitiverie arancioni, ne sentirete la mancanza. Cioè, chi oggi ha a cuore il bene comune ne sentirà la mancanza e rimpiangerà di non averle sostenute. Chi non legge, non si interessa a niente, e teme che la cultura possa velocizzare la caduta dei capelli o rovinare la pelle, non capirà le differenze.
Ma ora passiamo alla parte romantica. I libri che consiglio sono particolari, a mio modo di vedere preziosi. Magari non li trovi in classifica sui grandi giornali, meglio. Non si può sempre andare dietro la massa che segue a occhi chiusi i padroni del mondo, con tutte le loro declinazioni. Non sono recensioni, non servono: sono spunti da approfondire.
Partiamo con John Berger e il suo “ Modi di vedere” di Bollati Boringhieri. Una raccolta di testi dell’intellettuale, giornalista, critico d’arte, saggista sempre impegnato nelle cause umanitarie, raccolti da Maria Nadotti. L’incanto dello sguardo. Essere pienamente vivi. Mettersi vicini a coloro per i quali questo mondo è diventato intollerabile, e ascoltarli.
Poi Ngūgi wa Thiong’o, scrittore, autore teatrale, docente universitario con “Decolonizzare la mente”. Basterebbe solo leggere il titolo per farci riflettere su come funziona l’arma più potente scatenata contro la sfida collettiva degli oppressi: la bomba culturale, che rende conformi e obbedienti, sottraendoci parole e significati, quindi orizzonti di senso. Lo ha editato Jaca Book.
Per chi vuol conoscere la storia di un poeta e rivoluzionario poliedrico, morto cinquanta anni fa, è appena uscito un libro per i tipi di Mimesis edizioni, collana Eterotopie: “Giorgio Cesarano, mordete la vita prima che la vita vi morda”. Una raccolta di testi curata da Gianfranco Marelli e Lorenzo Pinardi. Per cuori tempestosi. Il primo capitolo si intitola: “O la poesia come lingua in debito di rivoluzione”. Un libro dedicato a un filosofo, giornalista e poeta, Gianfranco, un anarchico. Danza la vita.
“Giù la piazza non c’è nessuno” di Dolores Prato è un romanzo bellissimo, autobiografico, con una storia sofferta e significativa legata anche alla sua pubblicazione. Suggerito da Maria Luisa Valacchi durante un mirabolante incontro di libri raccontati, nel cuore della libreria, è stato pubblicato in forma ridotta da Natalia Ginsburg, ma a Dolores faceva schivo questa riduzione-riscrittura che conferiva al magnifico romanzo una trama che non aveva. E non deve avere. Quindi ha insistito per pubblicarlo così come era stato scritto. Era, ed è, speciale.
Ultimo, Zerocalcare. Lo so, sarà tra i super venduti e sono contento. Non è ancora arrivato in libreria il suo ultimo lavoro “Nel nido dei serpenti”, ma ho ascoltato il podcast su Internazionale sulla storia di Maja T. È una delle cose migliori che ho ascoltato. Ci mette di fronte alle scelte piccole, significative, necessarie di chiarezza culturale e politica che dobbiamo cominciare a fare, finché siamo in tempo. Perché se ognuno di noi fa un piccolo gesto di bene comune, non ci sarà bisogno che pochi si sobbarchino il peso umano, sociale e politico di dover resistere con forza alla crudeltà di un potere sempre più razzista, nazista e ottuso.
Alla prossima puntata. Con un pensiero dolce, alla memoria di un uomo che per la libertà di tutti e per la democrazia ha dovuto impugnare le armi e fare la Resistenza per tutta la sua vita: il comandante Sergio, un grande uomo, Sergio Flamigni che da qualche giorno non c’è più.