Thailandia e Cambogia, la guerra che ci mancava

Donald Trump aveva detto di aver mediato un cessate il fuoco ma non si sa bene di chi sia meglio non fidarsi. Gli scontri erano ricominciati, dopo settimane di tensioni al confine. La Thailandia aveva bombardato la Cambogia sostenendo che l’esercito cambogiano avesse infranto per primo un accordo di cessate il fuoco che durava da fine luglio. Negli ultimi giorni almeno 24 persone sono state uccise e circa 700mila evacuate.

Thai soldiers transport armored vehicles during clashes with Cambodian troops

Trump pacificatore

Durante la settimana Trump aveva sostenuto di poter fermare gli scontri semplicemente alzando il telefono, e venerdì, dopo aver parlato sia con il primo ministro thailandese Charnvirakul che con quello cambogiano Hun Manet, aveva annunciato sul suo social Truth che i due avevano acconsentito a fermare gli attacchi immediatamente: ma non è successo. Il Post aggiorna a oggi: «Sabato mattina sembrava che i due paesi fossero vicini a raggiungere un nuovo accordo: il primo ministro della Malesia Anwar Ibrahim, il primo ministro della Malesia Anwar Ibrahim, che in questi mesi è stato uno dei mediatori, aveva scritto sul suo profilo Facebook di aver parlato con entrambi i leader di un possibile cessate il fuoco, che sarebbe potuto entrare in vigore alle 16 di sabato (ora italiana)». Ma non è accaduto.

Poco dopo Manet aveva detto di sostenere questa proposta, mentre Charnvirakul l’ha di fatto respinta, dicendo che nessun accordo era stato raggiunto e che la Thailandia avrebbe continuato a combattere.

Perché Cambogia e Thailandia in guerra

Thailandia e Cambogia si stanno scontrando da mesi per il controllo di alcune zone contese al confine, che è lungo 820 chilometri e che fu definito per la prima volta nel 1907 dalla Francia, che occupò come potenza coloniale la Cambogia fino al 1953. Oltre agli scontri, i due paesi avevano applicato misure commerciali punitive reciproche e ridotto o negato ai rispettivi abitanti la possibilità di entrare. Queste dispute si inseriscono in una rivalità più ampia che ha ragioni storiche e che è fomentata da un diffuso nazionalismo da entrambe le parti. Per quanto noto, almeno 15 persone sono state uccise in Thailandia e una in Cambogia. In Thailandia forse 700mila persone sono state evacuate da quattro province sul confine e ha usato caccia F-16 per colpire postazioni militari cambogiane, e la Cambogia ha lanciato dei razzi.

Il tempio indù Preah Vihear

Uno dei punti più dibattuti è il tempio indù Preah Vihear, costruito tra l’Undicesimo e il Dodicesimo secolo. Secondo la mappa il tempio è in territorio cambogiano, ma nel 1959 la Thailandia stanziò lì delle truppe. La Cambogia portò la questione alla Corte internazionale di giustizia, il più importante tribunale delle Nazioni Unite, che in quel momento era riconosciuto anche dalla Thailandia. L’anno successivo la Thailandia disse che non riconosceva più la giurisdizione della Corte, ma fu obbligata a partecipare al processo poiché la causa era stata depositata prima che si ritirasse. Nel 1962 la Corte stabilì che il tempio apparteneva alla Cambogia, ma non si espresse sull’area circostante, grande circa 5 chilometri quadrati. La questione passò in secondo piano fino al 2008, quando il tempio fu dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. Nel 2013 la Corte stabilì che fosse cambogiana anche l’area circostante, e in quegli anni ci furono estesi e violenti scontri tra i due paesi.

Il ‘Triangolo Smeraldo’

In generale molti templi sul confine tra Thailandia e Cambogia sono una parte centrale della disputa territoriale tra i due paesi. I templi si trovano tutti in una zona chiamata ‘Triangolo di Smeraldo’, perché è al confine tra Thailandia, Cambogia e Laos. È lì che i due eserciti stanno combattendo in questi giorni. Oltre alle dispute territoriali, le ostilità tra Thailandia e Cambogia sono animate anche da un forte nazionalismo. I due paesi hanno differenze culturali e storiche profonde, riconducibili anche a secoli di governi rivali (in particolare tra Quattordicesimo e Diciassettesimo secolo, con gli Khmer da un lato e il regno Ayutthaya dall’altro). Nelle ultime settimane c’è stata una grossa crisi che ha riguardato le rispettive classi politiche e che ha complicato una situazione che da mesi era già molto tesa.La crisi è iniziata per una telefonata che il 15 giugno la prima ministra thailandese Paetongtarn Shinawatra ha fatto all’ex primo ministro cambogiano Hun Sen: la registrazione, è stata poi fatta arrivare ai giornali. Dall’audio si sente Paetongtarn (che ha 38 anni) avere un atteggiamento molto deferente nei confronti di Hun (che ne ha 72): lo chiama «zio» e promette di «prendersi cura delle sue necessità». Cortesia servile, per i critici interni.

Eredità coloniali, case regnanti e Trump

La famiglia di Paetongtarn e quella di Hun sono legate da decenni, al punto che Hun Sen e il padre di Paetongtarn, l’ex primo ministro Thaksin Shinawatra (uno dei politici più influenti della Thailandia), si considerano come fratelli. I combattimenti di questi giorni però stanno creando problemi anche tra loro. In un messaggio sui social Shinawatra ha detto che l’esercito thailandese deve «dare una lezione» a Hun Sen. Sen ha risposto con un messaggio altrettanto duro, dicendo che Shinawatra ha usato «toni bellicosi» e parlando degli scontri come di una «aggressione militare della Thailandia contro la Cambogia». A luglio, dopo giorni di scontri, i due paesi avevano cominciato a negoziare in Malaysia, poi la ‘diplomazia’ di Trump.  Se i due paesi non avessero fatto la pace, avrebbe interrotto i negoziati commerciali imposto loro pesanti dazi. La Thailandia e la Cambogia sono molto dipendenti dal commercio con gli Stati Uniti e l’intervento di Trump aveva sicuramente avuto un ruolo nel raggiungimento di un accordo. Ma imposto con la forza.

Minacciose telefonate del Padre Padrone

Trump, che si vanta di essere un grande mediatore e di aver fatto finire diverse guerre da quando è tornato in carica (anche se non è proprio così), aveva reagito alla notizia dei nuovi scontri in modo piuttosto seccato. Martedì, il giorno dopo la ripresa dei combattimenti, aveva detto: «Mi pesa dirlo, ma Cambogia e Thailandia hanno ricominciato oggi, e domani dovrò fare una telefonata». Ha poi aggiunto: «Chissà, magari farò una telefonata e fermerò la guerra tra due paesi molto importanti».

 

 

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