
Critiche, silenzi, differenze nei vari partiti e movimenti europei, sui vari temi messi sul tavolo dal presidente americano. Differenze stridenti in particolare sulla guerra in Ucraina, peraltro molto marcate fra le varie anime della destra italiana, con Giorgia Meloni che abbraccia Zelensky -pur appoggiando la fretta trumpiana nello spingerlo ad accettare il piano Usa-, e Matteo Salvini che dà per persa la guerra e condivide la linea trumpista. Se è dunque vero che il modello Trump ha suscitato, non da oggi, un generico entusiasmo fra sovranisti e populisti e confortato in generale alcune posizioni dei conservatori, l’attacco all’Europa preoccupa e non trova né unanimità né tantomeno plauso. Interessanti, a questo proposito, le reazioni in Francia e Germania.
Alternative für Deutschland (AfD), l’estrema destra tedesca ha mostrato una generica sintonia. «Questo è un riconoscimento diretto del nostro lavoro – ha dichiarato Petr Bystron -. L’AfD ha sempre lottato per la sovranità, la remigrazione e la pace, proprio le priorità che Trump sta ora attuando», ha aggiunto Bystron, in partenza per Washington per incontrare i repubblicani del Maga. Anche una delle leader nazionali dell’AfD, Alice Weidel, ha celebrato la strategia di sicurezza di Trump. «Ecco perché abbiamo bisogno dell’AfD!», ha affermato Weidel in un post dopo la pubblicazione del documento dell’amministrazione Trump. Va ricordato che AfD plaude a Trump anche perché ha ricevuto un sostegno incondizionato dalla Casa Bianca. Quando all’inizio di quest’anno l’agenzia di intelligence interna tedesca ha dichiarato l’AfD un partito estremista, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha parlato di tirannia mascherata. Durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance aveva esortato (con toni assai poco diplomatici, ndr) i politici mainstream europei ad eliminare le barriere che escludono i partiti di estrema destra dal governo. Ma anche in AfD sono emerse preoccupazioni, in particolare sulla questione dei dazi.
In Francia, il Rassemblement National non vede «nulla da guadagnare». Il partito di estrema destra di Marine Le Pen ha preso le distanze dall’AfD e da Trump. Un atteggiamento in sintonia con la lunga marcia per la conquista dell’Eliseo e per un’unione delle destre che prenda ad esempio il successo delle destre italiane. Una strategia che ha trovato in questi giorni il sostegno convinto dell’ex presidente Nicolas Sarkozy. Thierry Mariani, uno dei leader del partito, ha detto che Trump considera l’Europa alla stregua di una colonia. Nei mesi scorsi, Jordan Bardella, abbandonò il meeting dei sovranisti americani in segno di protesta per saluti fascisti di alcuni esponenti. Il presidente del Rassemblement National ha accusato gli Stati Uniti di «guerra economica». Trump, ha affermato, «è una cosa positiva per gli americani, ma negativa per gli europei».
Il documento sulla Strategia di sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump è stato anche considerato un’interferenza negli affari interni. Secondo logica, il sovranismo entra in contraddizione con altri sovranisti. Non è semplice conciliare «America first» con «Germany first» o «France first» e sembra attenuato l’entusiasmo che suscitò la prima vittoria di Trump nel 2016. In Germania, solo il 20% degli elettori che sostengono l’AfD di estrema destra ha affermato che Trump è positivo per il loro paese, mentre il 47% ha una reazione negativa. In Francia, tra gli elettori del Rassemblement National, il divario è del 18% contro il 43%. Gli elettori britannici che sostengono Reform UK (il partito di Nigel Farage, ndr) sono più equilibrati: il 30% contro il 31% di opinioni negative. In sostanza, un certo allineamento ideologico non compensa l’ovvia divergenza su temi d’interesse nazionale. Chi di sovranismo colpisce, con quel che segue.
Un sondaggio Odoxa pubblicato dopo le elezioni presidenziali americane del 2024 ha rilevato che il 56% degli elettori del Rassemblement National aveva un’opinione negativa di Trump. Nello stesso sondaggio, l’85% degli elettori di tutti i partiti ha descritto Trump come «aggressivo» e il 78% come «razzista». Jean-Yves Camus, studioso dei movimenti di estrema destra francesi e internazionali, ha sottolineato le differenze ideologiche che separano Le Pen da Trump, ad esempio la visione dello stato sociale. D’altra parte, la recente approvazione delle proposte della Commissione europea per quanto riguarda il ricollocamento dei migranti provienenti da Paesi cosiddetti sicuri ha evidenziato una certa sintonia con il «verbo» trumpista. Più complicata da decifrare la posizione delle destre italiane
Giorgia Meloni tende a minimizzare l’attacco americano, ne condivide alcuni giudizi, riafferma il sostegno dell’Italia all’Ucraina e al tempo stesso appoggia il tentativo di Trump (penalizzante per Kiev) di comporre il conflitto. Il ministro della difesa, Guido Crosetto non applaude ma invita a prendere atto della situazione di marginalità europea. Nessuna «rottura» con gli Stati Uniti, nessun conflitto aperto con Trump, ma la presa d’atto di un processo «inevitabile». Giorgia Meloni condivide la critica alle burocrazie europee, alla lentezza delle decisioni Ue, alle politiche migratorie considerate fallimentari. In una intervista, Arianna Meloni, sorella della premier, ha sottolineato come «le cose di Trump noi le diciamo da tempo». In pratica, un’Europa da riformare in senso sovranista, con più poteri agli Stati nazionali e un più rigido controllo delle frontiere. L’attacco di Trump ha suscitato entusiasmo nella Lega, soprattutto per quanto riguarda il conflitto in Ucraina. Una posizione in contrasto con la linea del governo italiano.
Il conflitto in Ucraina si relaziona anche al tema della sicurezza e della difesa europea, argomento che apre altre contraddizioni fra i sovranisti. Il sostegno al programma del parlamento per una difesa il più possibile autonoma dagli Usa è ampio. Ma le destre sovraniste e le sinistre radicali si sono ovviamente opposte con affermazioni contraddittorie. Chi vorrebbe un’autonomia ancora più forte, chi disapprova a priori un aumento delle spese per la difesa e per le armi. Tanto più se queste finiscono in Ucraina.