
Analisi Difesa: «L’agenda europea è contraria agli interessi americani». Trump punta il dito anche contro la NATO, ‘organismo multinazionale estraneo agli Stati Uniti o di cui comunque gli USA non fanno più parte’. «La vera beffa per noi è che oggi Washington rimproveri gli europei per aver seguito pedissequamente i diktat degli Stati Uniti», l’affondo di Analisi Difesa. «Europa prona a tutto pur di compiacere lo Zio Sam». Un passo indietro. 2014 e dintorni: molti politici europei avevano espresso dubbi sull’ampliamento a est della NATO ad irritare Mosca, ma nessuno ha poi avuto la dignità di opporsi quando Washington e Londra imponevano le decisioni. ‘Tafazzi politici’ sui nostri interessi vitali come energia e sicurezza, come con Assad e Gheddafi. Difficile ancora oggi ragionare sul Maidan in Ucraina come ‘golpe americano’, ancora oggi proposto come ‘rivoluzione popolare filo-europea’. Obama in Europa a dirci, nel marzo 2014, di smettere di comprare gas russo e di acquistare il GNL americano, cinque volte più caro. E nel dicembre 2021 abbiamo permesso alla stessa NATO di respingere la proposta di negoziato formulata da Putin per evitare la guerra in Ucraina. «Neppure la distruzione dei gasdotti Nord Stream, preannunciata dai nostri alleati, Joe Biden e Victoria Nuland, ha portato tedeschi ed europei a fare i conti con la facile considerazione che un alleato non compie attentati terroristici contro le tue infrastrutture strategiche».
Ancora la severa Analisi Difesa. «Facile intuire che Trump oggi voglia bastonare i leader Ue e di alcune nazioni europee i cui traballanti governi hanno tifato per Kamala Harris senza mai nascondere il disprezzo per il tycoon e dopo aver distrutto l’economia europea seguendo i diktat dell’Amministrazione Biden».
Trump ci ha imposto l’acquisto di 750 miliardi di dollari di energia americana in tre anni, 600 miliardi di dollari di investimenti nell’industria statunitense e il 5 per cento del PIL alla Difesa che significa soprattutto acquisti di armi made in USA. Le stesse armi americane che dovremmo comprare per 100 miliardi di dollari per poi donarle agli ucraini che Trump non sostiene più gratis. Con Washington e vertici Ue che esortano l’Europa a sequestrare i fondi russi congelati, ben sapendo che un simile illecito -ruberia-, farebbe fuggire tutti gli investitori internazionali che gli Stati Uniti sono ovviamente pronti ad accogliere. E ora Trump ci accusa di essere ‘russofobi’. La risposta europea? «Si paparino (Yes daddy)», «per citare ‘l’autorevolissimo segretario della NATO Mark Rutte’, sempre a schiena diritta davanti al presidente USA». Entro il 2027 dovremmo prendere il controllo della maggior parte delle ‘capacità convenzionali della NATO’ consentendo la parziale smobilitazione Usa. Modello: 400 veicoli da combattimento 8×8 Stryker che il Pentagono vorrebbe vendere a prezzo simbolico alla Polonia per non sobbarcarsi i costi di rimpatrio via mare.
Certo i toni aggressivi del documento statunitense avrebbero meritato qualche reazione più dura e dignitosa. Ad esempio sulla leggenda che gli Stati Uniti spendono da decenni soldi per proteggere l’Europa che tutti i governi Ue avallano. «Vero che il bilancio della Difesa statunitense è più del doppio di quello dei paesi europei della NATO o della Ue messi insieme ma gli Stati Uniti con quelle centinaia di miliardi (ormai mille) non si occupano certo solo della difesa dell’Europa mentre gli europei hanno fornito e pagato contributi di truppe rilevanti a tutte missioni militari statunitensi». Oltre all’influenza diretta sulla vita politica: molte le nazioni europee i ministri di Esteri e Difesa devono godere del gradimento del Washington per assumere tali incarichi, e l’Italia è tra questi. «Washington vuole mantenere l’Europa sotto controllo politico, economico e militare, riducendo le truppe e gli investimenti americani ma aumentando i condizionamenti politici ed economici». Il trucco? ‘Più autonomi’ sul piano militare comprando più prodotti statunitensi. Cioè, divenendo sempre meno autonomi e sempre più dipendenti sul piano economico e strategico.
Zelensky, reduce dal «cordiale colloquio» mattutino col pontefice, già metteva la mano sul fuoco sulla lealtà italiana: «Mi fido: ci aiuterà».«Colloquio eccellente e molto approfondito», «idee concrete per avvicinare la pace». «Grazie Italia». Ma il comunicato di palazzo Chigi tarda ad arrivare: segno che le parole andavano pesate col bilancino. La presidente Meloni, recita, «ha ribadito la solidarietà e assicurato che l’Italia continuerà a fare la sua parte anche in vista della futura ricostruzione». Dire per non dire. Ma c’è anche, passaggio decisivo, «l’importanza dell’unità di vedute tra partner europei e americani». Insomma, invoca il miracolo politico. Equilibrismo politico. Ma quel che manca dal comunicato di palazzo Chigi spiega meglio. Mancano accenni alla sorte dei territori contesi del Donbass. Il vero punto estremamente critico sul quale si sta consumando la rottura tra Europa e America, come denuncia il manifesto.
Recita forzata dei due protagonisti. Dopo il summit di Londra con Starmer, Macron e Merz e quello di Bruxelles con i vertici della Ue. I leader che Trump, sprezzante, considera «deboli che non sanno cosa fare». Mentre Meloni è vezzeggiata dal signore della Casa bianca. Ma ora i problemi sorgono in casa Italia: alla premier e a Tajani non permettere di darla vinta alla Lega senza perdere ogni credibilità in Europa e con l’Ucraina. Insomma, anche Meloni ha bisogno di Zelensky. La sua posizione di «equidistanza» tra l’Europa e l’America vacilla.