Europa americana con Trump o Europa ‘liberata dai liberatori?’

«Il nuovo documento strategico Usa certifica la fine dell’Europa americana, perché l’America deve concentrarsi su sé stessa», avverte Lucio Caracciolo su Limes. Vogliamo allinearci all’America? Oppure liberarci dai liberatori di 80 anni fa rifacendo i nostri conti con la Russia europea? Alberto Negri e ‘l’Europa costratta a ballare da sola’ 

America e chi abita in mondi diversi

«Fine dell’Europa americana perché l’America deve concentrarsi su sé stessa. Sanzione di un disimpegno annunciato. Graduale ma inesorabile. Destinato probabilmente ad accelerarsi, Trump o non Trump». La strategia statunitense di Trump, per i due anni e mezzo che ancora gli rimangono, allo scadere dell’ottantesimo anno di semiprotettorato a stelle e strisce, «noi italiani e altri europei siamo invitati a varcare la linea d’ombra che separa l’adolescenza dalla maturità geopolitica.

«Mamma America non può né vuole salvare il mondo perché deve salvarsi la vita. Per tornare grande deve scaricare parte della zavorra imperiale. E se noi non ci allineiamo saremo parte di quella parte».

L’America che fa gli affari suoi (prima no?)

«L’America nazione fra le nazioni, che come tutte le altre si fa gli affari suoi, con la differenza che si considera prima fra i non pari». Con Trump rinuncia a redimere il mondo, a cambiare i regimi altrui disperdendo potenza, e credibilità in guerrette senza senso. Il nemico non è la Cina, tantomeno la Russia. «Per l’America attuale il nemico assoluto è morbo liberal che ha favorito l’immigrazione senza freni, ha diffuso una forma radicale di politicamente corretto (woke), ha deindustrializzato il paese con la follia della globalizzazione. La priorità è cambiare il proprio regime in senso autoritario e concentrarsi sul proprio continente. Tutto il resto, competizione con la Cina per l’Indo-Pacifico compresa, viene dopo».

L’Unione Europea non conta

Benvenute le nazioni europee disposte a difendersi anzitutto con i propri mezzi, quindi utili a risparmiare forze e denari americani. E a ristabilizzare i rapporti con la Russia, che l’America considera reintegrabile nel sistema continentale. Anche per evitare che a integrarla sia la Cina. «L’Italia non è citata. Fra gli europei, si evoca la Germania, in senso critico, si allude alla Francia che si illude di battere la Russia. Ma Washington non intende abbandonare l’Europa, che ‘rimane strategicamente e culturalmente vitale per gli Stati Uniti’. Per questo ‘vogliamo lavorare con paesi allineati che intendono restaurare la loro antica grandezza’». Difficile immaginare che Trump si rivolga a Roma. Probabile che intenda Parigi, Londra e Berlino. Decisivo che li degradi da alleati ad allineati potenziali.

La Nato che non sarà più la Nato

La Nato che verrà. «Non che gli americani vogliano sgombrare le basi che hanno nel Vecchio Continente, a partire da quelle sul suolo tedesco e italiano [e su questo sarà interessante aprire un confronto serrato, Ndr]. Evidente però l’intenzione di ridurre le forze per riconcentrarle nell’Indo-Pacifico. E in casa, per combattere il ‘nemico di dentro’ – gli americani anti-americani secondo Trump. Logico se si considera che la Russia non sia più il Nemico, ma una potenza da trattare con ‘impegno diplomatico per mitigare il rischio di un conflitto con gli Stati europei. E se non si intende spendere un dollaro in più per la ricostruzione dell’Ucraina, del cui destino Trump si lava le mani dando a Biden la colpa di averlo compromesso».

Fondamentale l’impegno a ‘prevenire l’espansione della Nato quale alleanza in espansione perpetua’, tra i vincoli russi nella trattativa su Kiev. E l’Ue smentita da cima a fondo.

Rivoluzione geopolitica e imbarazzo governativo

Questa rivoluzione geopolitica imbarazza il governo, che nasconde le incertezze e le divisioni interne inventandosi l’allineamento fra questa America e questi europei, mentre l’approccio di Trump punta proprio a metterci gli uni contro o senza gli altri. «Far finta di nulla e aggrapparci al nostro Olimpo immaginario fatto di diritto internazionale, Nazioni Unite, Unione Europea e Alleanza Atlantica, significa slittare nell’irrilevanza». «Insomma: vogliamo allinearci all’America? E se non lo vogliamo, quale alternativa? Il mondo non sta ad aspettarci», conclude Caracciolo. Oppure liberarci dai liberatori di 80 anni fa? Certo, serve una strategia di sicurezza nazionale basata sulla realtà. Ma quale? L’ opportunità per gli europei di emanciparsi dagli Stati Uniti. Indipendentemente da chi sieda alla Casa Bianca, ‘di liberarci dei liberatori’, sempre che le nazioni europee abbiano il coraggio di farlo.

Chiudere il conflitto in Ucraina e ripristinare relazioni diplomatiche ed energetiche con la Russia negli interessi europei e farlo ora prima che l’intesa tra USA e Russia diventi una Nuova Yalta, con Putin e Trump dividersi il vecchio continente in aree di influenza come nel 1945.

L’Europa costretta a ballare da sola

Alberto Negri sul manifesto. «Lo stato dell’Unione Trump ha in qualche modo isolato l’Europa, Putin è diventato un alleato di Washington mentre Zelensky (in Italia dopo il vertice di ieri con i volenterosi) è oltre modo sotto pressione. Cosa gli racconta oggi al presidente ucraino la nostra premier, ambiziosa ‘pontiera’ con Trump: che lo aiutiamo comunque ma deve accettare il piano del presidente americano?».

«La Russia è isolata, era il mantra fino a poco tempo fa dei sostenitori della sanguinosa guerra difensiva a oltranza dell’Ucraina contro la Russia. Quando dalle colonne di queste giornale si faceva notare che potenze come Cina e India erano al fianco di Mosca e che la Russia, oltre a essere nei Brics, è membro anche dell’Opec allargata con gli stati del Golfo, si veniva liquidati come «disfattisti». Oggi se l’Europa balla da sola non per colpa di fantomatiche “quinte colonne” evocate da pallidi cantori della politica estera ma per valutazioni errate mentre il documento strategico americano, che ne preconizza l’agonia, è un peana ai sovranisti della destra più radicale.

Condividi:
Altri Articoli