
Con la seconda amministrazione Trump è finita l’epoca della diplomazia di professione, sostituita da una fondata sulla transazione: non conta conoscere i dettagli di un conflitto, per quanto importanti, né i principi morali che devono portare a una pace, ma occasione di business.
La polemica Ue con il Belgio che si rifiuta di avallare l’uso degli asset russi depositati nelle banche europee. «La grande farsa è che ogni volta che Bruxelles inciampa in un altro errore storico di sua stessa creazione e cerca immediatamente una mano straniera a cui dare la colpa»,
«Le 33 pagine della National Security Strategy, la guida della politica estera americana per il triennio e – forse oltre -, sono la summa di questa nuova visione del mondo. Qualche tempo fa Ursula von der Leyen aveva affermato che «l’Occidente per come lo conosciamo, non esiste più» (con qualche esitazione di identità anche da parte sua, NdR). Il documento di Donald Trump la conferma definitiva. A meno che fra quindici giorni il presidente non cambi di nuovo idea. Anche questa è una costante della nuova normalità nella quale viviamo, disorientati. Come aveva già fatto nel suo logorroico discorso all’Assemblea generale dell’Onu, a settembre, Trump se la prende con l’Europa: più precisamente con l’Unione Europea che starebbe portando il continente verso una ‘cancellazione della civiltà’ che conosciamo. Migrazioni, bassa natalità, pacifismo, energie rinnovabili, eccessiva difesa dei principi liberali che l’Europa ostinatamente persegue, sarebbero le cause della nostra imminente decadenza. (O Musk che per le multe UE augura la fine dell’Unione e il ritorno ai 27 stati nazionali)».
L’avversario del nuovo ordine che il documento invece si prefigge, non è la Cina considerata il partner/avversario di questo secolo, come già Barack Obama e Joe Biden avevano individuato; non è la Russia, a favore della quale Trump riafferma la pace sbilanciata che voleva imporre all’Ucraina un paio di settimane fa. No, il nemico è l’Unione Europea – e per default la Nato alla quale aderisce la gran parte dei paesi europei – che non smettono di considerare la Russia l’aggressore e l’Ucraina l’aggredito. Ma c’è qualcosa di ancora più profondo e molto più pericoloso in questa visione del mondo. Riconoscendo a Putin il diritto di annettere parti dell’Ucraina, ignorando quel principio d’inviolabilità delle frontiere che ha fatto uscire l’Europa dalla barbarie del secondo conflitto mondiale; e, ancora di più, facendo l’elogio del primato dello stato-nazione sugli inutili “corpi transnazionali come la UE”, Donald Trump costruisce una macchina del tempo che porta indietro la civiltà occidentale a un’epoca simile all’età di Versailles, 1919. A quella pace che anziché chiudere i conflitti pose invece fine a qualsiasi speranza di pace per l’Europa.
«Non sapendo dell’esistenza del palestinese Bargouti, è difficile sperare che Steve Witkoff sappia cosa accadde 106 anni fa a Versailles». «Putin si sente vicino alla vittoria e forse pensa ad altri conflitti. Con l’aiuto di Trump che detesta le innovazioni, la Cina di Xi diventerà superpotenza prima del tempo. Protagonisti regionali come India, Sudafrica, Brasile non aderiscono ad alleanze ma si sentono liberi di seguire i propri interessi nazionali, più dei principi internazionali. In teoria è una conquista di libertà, in pratica un ulteriore elemento di disordine globale. Soprattutto nell’epoca di Maga e della sua road map verso il caos».
«La grande farsa dell’Europa tardo-imperiale è che ogni volta che Bruxelles inciampa in un altro errore storico di sua stessa creazione cerca immediatamente una mano straniera a cui dare la colpa», l’inizio decisamente severo di Davide Malacaria. La riluttanza del Belgio a usare gli asset russi congelati nella società Euroclear all’inizio della guerra ucraina per aiutare Kiev è stata ricondotta a un’indebita influenza russa e i leader belgi accusati di essere, ‘risorse di Mosca’. Lo ha fatto Politico, come annota Gerry Nolan sul Ron Paul Institute, che critica il relativo articolo e commenta: «In realtà, l’unica risorsa di cui la Russia aveva bisogno era l’arroganza della stessa UE». Continua Nolan il “Belgio ha semplicemente fatto l’impensabile: ha detto la verità […] L’UE sta cercando di orchestrare il più grande furto di beni di un Paese sovrano della storia moderna, un’incursione diretta alle riserve della Banca centrale russa”. E, a fronte del pressing Ue, il “Belgio ha posto l’unica domanda sensata rimasta in Europa: ‘Siete tutti completamente fuori di testa?’”.
Il primo ministro belga Bart De Wever dipinto come ‘eccentrico, impulsivo e instabile’. «Ma il vero scandalo è che Bruxelles si aspettava che firmasse la messa in crisi dell’ordine finanziario del dopoguerra per un’altra foto con Zelensky». «La realtà giuridica è brutale: saccheggiare la banca centrale di un’altra nazione non è una banale ritorsione politica. È una dichiarazione di guerra finanziaria al mondo intero. Annullerebbe l’immunità nazionale, distruggerebbe la neutralità delle riserve e segnalerebbe immediatamente al Sud del mondo che i loro asset nelle banche dell’UE sono ostaggio degli spasmi emotivi dell’Unione». «Un atto, un tratto di penna sconsiderato, e l’euro crolla come valuta sicura, i capitali fuggono in Asia e l’Occidente perde l’ultimo pilastro funzionale del suo potere». «Una volta che l’UE avrà rubato le riserve di una banca centrale, nessuna nazione con un minimo di autostima potrà mai più depositare le proprie ricchezza in Europa. Il furto delle riserve russe non sarebbe ricordato come un atto isolato, ma come il giorno in cui l’Occidente ha dimostrato di non essere affidabile».
Nolan su Politico fotografa l’iperattivismo dell’Unione europea sugli asset russi e le diatribe interne con questo commento: «questa non è un’unione, ma un patto suicida collettivo». E il mondo osserva: «Guarda mentre l’Europa distrugge la propria sicurezza energetica, la propria base industriale, la propria autonomia strategica, la propria credibilità diplomatica, la propria reputazione finanziaria e infine – con la proposta di rubare gli asset – le fondamenta giuridiche stesse del sistema economico occidentale. Se Mosca appare calma, è perché non ha bisogno di agire. L’Europa si sta autodistruggendo a un ritmo che la Russia non avrebbe mai potuto immaginare». Il premier belga ‘filo Putin?’. «Il Belgio non ha rotto con l’Europa, ha rotto con le illusioni dell’Europa. L’UE si è convinta che abbattere gli ultimi pilastri dell’ordine postbellico fosse un atto di coraggio. Il Belgio ha visto un rito funebre mascherato da moralità. E quando quest’era finirà, quando i capitali si sposteranno verso Est, quando la fiducia svanirà, quando l’euro crollerà sotto il peso della sua cieca arroganza, gli storici ripenseranno a questo momento. Non si chiederanno perché il Belgio abbia detto no. Si chiederanno perché l’Europa ha detto sì».
Tornando a Tramballi, una conclusione su cui potrebbe essere utile discutere e confrontarsi. «Il mondo è sempre più complicato. Putin si sente vicino alla vittoria e forse pensa ad altri conflitti [o forse a molti Stati europei è utile farlo credere, NdR]. Con l’aiuto di Trump che detesta le innovazioni, la Cina di Xi diventerà superpotenza prima del tempo. Protagonisti regionali come India, Sudafrica, Brasile non aderiscono ad alleanze ma si sentono liberi di seguire i propri interessi nazionali, più dei principi internazionali. In teoria è una conquista di libertà, in pratica un ulteriore elemento di disordine globale. Soprattutto nell’epoca di Maga e della sua road map verso il caos.