
In una Mosca che attende ancora le temperature sotto lo zero, il gelo e soprattutto la neve in questo bizzarro autunno, piazze, strade, vetrine di negozi e ristoranti sono già riccamente decorate. Alberi di Natale, luci, mercatini, piste di pattinaggio, rendono la capitale russa come sempre unica, affascinante, romantica.
In verità a Mosca le celebrazioni iniziano il 24 dicembre, quando ‘Ded Moroz’ (Nonno Gelo), figura che rappresenta il leggendario Babbo Natale e il Santa Claus occidentale, arriva nella capitale con sua nipote ‘Snegurochka’ (la fanciulla di neve). Un viaggio non tanto lungo iniziato dalla vecchia città russa di Veliky Ustyug. Sulle origini di ‘Snegurochka’, si dice ‘viva’ nelle terre Snegurochki a Kostroma, la cittadina delle cupole dorate del Monastero di Ipatievsky che brillano in lontananza. A partire dal diciannovesimo secolo alla ‘fanciulla di neve’ si sono ispirate fiabe, musiche, balletti e opere di grandi scrittori e compositori quali Alexander Ostrovskij (originario proprio di Kostroma), Chaikovskij e Rimskij-Korsakov. ‘Ded Moroz’ fa parte della tradizione, portando doni ai bambini in tutto il Paese. Ma in Russia la data in cui si svolge questo rito non è Natale la sera del 24 dicembre o la mattina del 25, bensì Capodanno.
Circa 300 anni fa, Pietro il Grande (Pëtr Velíkij) è tornato da un viaggio in Europa portando con sé un albero di Natale. Anche altre tradizioni associate al Natale e al Capodanno – come scambiarsi i regali – sono state adottate a quel tempo. Per due secoli, Natale e Capodanno sono stati celebrati nello stesso modo del resto d’Europa ma la situazione è completamente cambiata dopo la Rivoluzione d’Ottobre. I bolscevichi, saliti al potere nel 1917, hanno cambiato la tradizione. Il regime ateo ha proibito alle persone di celebrare apertamente la nascita di Gesù Cristo e vietando la decorazione degli abeti. I credenti, nascondendo la loro devozione per la Chiesa ortodossa, hanno dovuto celebrare il Natale in segreto. I membri del partito comunista rischiavano l’espulsione per aver partecipato ad una messa di Natale in una delle poche chiese ortodosse rimaste. Pochi anni dopo, però, i funzionari di partito si resero conto che il Paese non avrebbe potuto fare a meno delle sue festività invernali più sentite. Alcune delle tradizioni legate al Natale vennero autorizzate: decorare gli abeti e scambiarsi i regali da effettuare, però, solo il giorno di Capodanno magari invitando ‘Ded Moroz’.
La prima celebrazione ufficiale del Capodanno durante l’Unione Sovietica si è tenuta nel 1937. Quell’anno, ‘Nonno Gelo’ è apparso nella vita dei cittadini sovietici come il personaggio principale delle celebrazioni del Nuovo Anno, portando i regali sotto gli alberi. Verso la fine degli anni Quaranta, il Capodanno è diventato un giorno festivo. Quando il regime sovietico è crollato, nel 1991, le celebrazioni legate al Capodanno si erano ormai radicate nella coscienza popolare e ancora oggi questa rimane la festa più amata e conosciuta della Russia. In questo giorno, ogni anno, le famiglie usano riunirsi intorno a un tavolo imbandito a festa e, subito dopo che l’orologio ha segnato la mezzanotte, bevono champagne russo e si scambiano i regali.
Nel 1991, il 7 gennaio è stato dichiarato ufficialmente un giorno festivo e dal 2005 la Russia ha beneficiato di un lungo periodo di vacanze di Natale. Quest’anno sarà dal 31 dicembre 2025 all’11 gennaio 2026. È tradizione dei russi trascorrere le festività nelle sperdute ma romantiche dacia oppure andare a trovare i parenti lontani, magari in Siberia, oppure concedersi una vacanza all’estero.
Le Chiese ortodosse continuano a celebrare le messe durante la vigilia di Natale, la più solenne quella nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca. La cerimonia, alla quale prende parte anche il presidente russo Vladimir Putin, è officiata da Kirill, patriarca di Mosca e di tutte le Russie e capo della Chiesa ortodossa russa.