
Dal 1618 al 1648 l’Europa, in particolar modo la Germania, fu letteralmente devastata dalla Guerra dei Trenta Anni, ma non bisogna dimenticare che almeno mezzo secolo prima era cominciata anche la guerra tra i Paesi Bassi e la Spagna: in un certo senso fu un’anticipazione della Prima Guerra mondiale in quanto coinvolse quasi tutto il continente provocando milioni di vittime. Le trattative per arrivare alla pace furono estremamente complesse, sia per il numero di sovrani coinvolti, sia per le singole situazioni che si riflettevano in un caleidoscopio politico e diplomatico tutt’altro che stabile.
Basti solo pensare che, sotto la denominazione di trattato di Westfalia, vi furono in realtà due trattati diversi siglati rispettivamente a Münster e Osnabrück, località nelle quali si erano riuniti separatamente cattolici e protestanti che all’inizio avevano rifiutato perfino l’incontro in una sede comune. A parte la libertà religiosa, ovvero il diritto a professare una fede diversa da quella della maggioranza di un paese, il progresso più netto si ebbe sul piano delle relazioni internazionali verso un sistema di regole condiviso nei rapporti tra stati, ovvero la nascita del diritto internazionale.
Le principali conseguenze politiche furono una battuta d’arresto all’espansione spagnola in Europa, il riconoscimento dell’indipendenza dei Paesi Bassi e dei Cantoni svizzeri e la frammentazione della Germania in stati e staterelli controllati dal Sacro Romano Impero che più o meno rimasero tali per altri due secoli. Se da una parte nasceva il diritto internazionale, dall’altra, conferendo la stessa dignità di ‘stato sovrano’ a tutti i protagonisti, emergeva anche la contraddizione dei rapporti tra piccoli stati e grandi potenze. Dal punto di vista interno si sancì invece la nascita dell’assolutismo.
Un accordo preliminare al trattato fu siglato a Londra nel 1711: in pratica Francia ed Inghilterra in seguito si spartirono ampie regioni dell’impero spagnolo e ridefinirono i rispettivi possedimenti in Nord America. I primi incontri ebbero luogo nel gennaio 1712 per concludersi nel marzo dell’anno successivo, dopo varie difficoltà soprattuto sull’accredito dei rappresentanti e il cauto riconoscimento ufficiale delle trattative da parte dell’imperatore d’Austria. Sul trono di Spagna fu collocato un Borbone di Francia: Filippo, duca di Angiò e nipote del Re Sole, divenne re detronizzando Carlo II, l’ultimo Asburgo spagnolo.
I Paesi Bassi spagnoli, ovvero quella parte che non aveva ottenuto l’indipendenza con il trattato di Westfalia, passarono sotto il dominio del Sacro Romano Impero, mentre gli inglesi si insediarono saldamente nel continente nordamericano dando origine a quello che sarebbe diventato l’attuale Canada. La Spagna si vide inoltre costretta a cedere Gibilterra e Minorca alla Gran Bretagna che in tal modo acquisì il controllo dell’accesso al Mediterraneo, come pure un nuovo ruolo importante dei commerci atlantici, compresa una parte del commercio degli schiavi verso il Nord America.
Importanti furono anche i cambiamenti territoriali che riguardarono l’Italia: i duchi di Savoia ottennero il Nizzardo, che in precedenza era stato sottratto loro dai francesi, il Monferrato e l’Alessandrino, Pinerolo e tutta la Val di Susa, ma soprattutto il regno di Sicilia che permise a Savoia di poter vantare un titolo reale. Un altro aspetto oggi dimenticato fu il riconoscimento di altri principi di diritto internazionale, come ad esempio il diritto a ricevere rifornimenti destinati alle popolazioni civili che si trovavano in una piazzaforte assediata.
Dopo la bufera rivoluzionaria e l’impero napoleonico, per ridisegnare la carta d’Europa e garantirsi da eventuali futuri turbamenti all’ordine internazionale, fu necessario convocare a Vienna una conferenza tra sovrani e diplomatici delle potenze vincitrici. La prima riunione si tenne nel novembre 1814 e l’ultima il 9 giugno 1815, pochi giorni prima della sconfitta di Waterloo. Di fatto però non si tennero quasi mai sedute plenarie, a parte l’atto conclusivo, ma fu condotta un’estesa e intensa attività di incontri bilaterali e riservati che si protrasse per circa sei mesi.
Il paese sconfitto, la Francia, era tuttavia rappresentato dal ministro degli esteri Charles-Maurice Talleyrand, diplomatico esperto e spregiudicato che – nonostante il clima sfavorevole – ottenne diverse concessioni soprattutto sul piano territoriale. In primo luogo fu stabilito il principio di riportare sul trono i sovrani deposti da Napoleone con le stesse prerogative di cui godevano prima e nei territori precedenti alle guerre, mentre il secondo fu quello dell’equilibrio, ovvero non creare condizioni tali da consentire a un solo stato di assumere un ruolo egemone. L’altra grande preoccupazione era quella di impedire altri moti rivoluzionari.
Il terzo principio stabilito fu infatti il diritto di intervento: in caso di gravi disordini interni, per tornare alla nomalità, era previsto il ricorso ad un esercito alleato. A subire le conseguenze dell’intervento furono ad esempio i carbonari napoletani il cui tentativo fu duramente represso dalle truppe austriache nel marzo 1821. L’ordine imposto dal congresso di Vienna durò fino al 1848, quando le rivoluzioni nazionali spazzarono via i regimi restaurati.