Scusate la semplificazione necessaria. Se non diciamo le cose con chiarezza non ci capiamo più. Quello che in teoria dovrebbe essere il governo del popolo è potere in mano a oligarchie finanziarie, militari con declinazioni politiche e mediatiche che attraverso la persuasione, la propaganda e la repressione, agiscono per il profitto di pochi a scapito di tutti.
Decenni durante i quali, sottilmente, con mille artifici retorici e tanta tantissima propaganda, i nemici sono diventati gli emarginati, i poveri, i migranti, i giovani, le persone che studiano, le università. E quindi ogni attività sociale sui territori, ogni azione di solidarietà attiva; e ancora: la scuola pubblica, l’università, la sanità pubblica, i diritti dei lavoratori e quelli di chi non ha lavoro. Ma anche i libri, i boschi, I paesi, la campagna, l’abitare civile fuori dai tempi di sfruttamento dettati dal potere.
I nemici del Capitale, quindi, sono l’uguaglianza, la giustizia sociale, i diritti civili, la difesa dell’ambiente, la partecipazione, la cultura non intesa come intrattenimento per le masse, ma come luogo del coltivare coscienze e conoscenze.
Mentre gli strumenti utili per perpetuare dominio nella democrazia asimmetrica sono le armi. Qualunque tipo di arma, da quelle prodotte e vendute a realizzare guerre e ricchezze, a quelle usate per spezzare le speranze di riscatto dei poveri del mondo, attraverso quelle più sofisticate, nelle mani dell’intelligence, tecnologicamente evolute per reprimere, per controllare, per tracciare. L’uso dell’intelligenza e della ricerca, in democrazia, non è più utilizzato per il bene comune, per la sapienza, per la cura, per l’evoluzione del pensiero, ma come arma implicita, per sviluppare sistemi ancor più avanzati ed efficaci, sperimentati in contesti bellici per poter servire nella sicurezza.
Il problema è che in un misto di allarmismo, paure indotte, atteggiamenti persuasivi e manganello, i laboratori del paradigma securitario proseguono con una costanza e perfidia che non può che spaventarci. Decenni di discorsi mediatici fumosi, di atteggiamenti politici sempre più securitari, prima ancora che arrivasse la comoda fascisteria al governo in Italia, hanno instupidito una parte dell’opinione pubblica che pensa che sia giusto reprimere, incarcerare, punire chi osa mettersi contro questa narrazione tossica.
Ogni anno lasciando sul campo pezzi di diritti democratici e di coscienza, accettando come buone le verità della televisione che ci hanno portato a credere che terrorismo è rompere una vetrata alla stazione durante una protesta e dopo le cariche violente della polizia, ma non ammazzare bambini palestinesi se a impugnare le armi che noi vendiamo c’è un israeliano criminale e genocida, ma amico degli amici.
Ogni anno di più, fino a non farsi venire l’orticaria quando le cosiddette forze dell’ordine picchiano insensatamente ragazzini durante un sit in pacifico (per il futuro del mondo, per il clima, per la Palestina coscienza del mondo) li arrestano, li processano, al servizio dei padroni del mondo, non certo della giustizia o della democrazia.
E ogni volta, mi duole dirlo, ci colgo la complicità volontaria (o involontaria, ma sarebbe peggio) dei media che non rappresentano più un argine democratico in difesa della libertà di tutti, ma un segmento di potere che, nonostante tanti bravi cronisti ancora in giro nel paese, agisce per mistificare e indicare capri espiatori.
Non vola neanche una mosca nella stanza fredda. Il barbiere antico cuore rurale, sforbiciando spezza il silenzio. Da anarchico rivendico il diritto alla bellezza e a pensare che c’è sempre tempo e possibilità per lottare, soprattutto quando tutto sembra perduto. E questo è uno di quei momenti. Quindi sì. Continueremo a batterci e a cercare di cogliere con delicatezza i dettagli nelle zone d’ombra.