New Strategy di Trump? Scaricata l’Europa è contro la Cina

Gli Stati Uniti invitano l’Europa a pensare a se stessa e a non farsi illusioni sulla guerra in Ucraina. Perché loro hanno altro a cui pensare. Devono impiegare tutte le risorse per arginare l’ascesa della Cina. E vincere, quantomeno, il confronto economico già in corso col colosso asiatico. Tutto questo è scritto nella «Nuova strategia di sicurezza nazionale» di Trump, resa nota ieri.

Così cambia la geopolitica

Descrivendo con crudo realismo il punto di vista della Casa Bianca, sulle possibilità di chiudere la guerra tra Russia e Ucraina, è chiaro che l’analisi fatta a Washington susciti in Europa sconforto, se non vero e proprio smarrimento. Ma forse, per una più corretta interpretazione del documento, bisognerebbe leggerlo al contrario. Nel senso che, oltre ai prevedibili contraccolpi sui governi del Vecchio continente, per i paragrafi dedicati al confronto con Mosca, ci si dovrebbe soffermare sul “core” più incandescente della New Strategy. Quello contro la Cina. In sostanza, più che un messaggio di cose già dette e ripetute nelle segrete stanze alla diplomazia europea, il testo contiene dei precisi avvertimenti a Pechino. Insomma, da una lettura meno superficiale, si evince chiaramente che il vero bersaglio della “Grand strategy” di Washington riconsiderata è in assoluto la crescita esponenziale della potenza cinese, che ormai non sembra più limitata all’Indo-Pacifico, ma diventa “pericolosamente” globale. D’altro canto, la Nuova strategia di Trump sarà presto seguita, a integrazione, dalla Strategia di Difesa Nazionale del Pentagono. Questo secondo documento, di grande rilevanza per le sue probabili novità, sarà presentato dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth e rivelerà anche l’attesa rivoluzione nei programmi militari statunitensi.

WSJ: la guerra? Potrebbe scoppiare in Asia

Certo, colpisce e non poco, noi europei abituati quotidianamente alla narrativa di un’imminente aggressione putiniana, scoprire che invece gli americani temono infinitamente di più Xi Jinping. Al punto (cosa che gli “esperti” nel Vecchio continente non capiscono) da concepire una Grand strategy prima di tutto in funzione anti-cinese. E per questo, proprio nella parte che riguarda il colosso asiatico, il documento della Casa Bianca, come riporta il Wall Street Journal, sottolinea la necessità “di rafforzare e potenziare le capacità militari nel Pacifico occidentale per scoraggiare una potenziale aggressione cinese. La strategia prevede che gli Stati Uniti cercheranno di impedire qualsiasi aggressione in qualsiasi punto della Prima catena di isole – aggiunge il WSJ – una striscia di territorio che va dall’arcipelago giapponese, passando per Taiwan e le Filippine, fino al Mar Cinese Meridionale”. “Gli sforzi diplomatici degli Stati Uniti – spiega il testo della Strategy – dovrebbero concentrarsi sulla pressione sui nostri alleati e partner della First Island Chain affinché consentano all’esercito statunitense un maggiore accesso ai loro porti e ad altre strutture, a spendere di più per la propria difesa e, soprattutto, a investire in capacità volte a scoraggiare le aggressioni”, ha affermato. Ciò collegherà le questioni relative alla sicurezza marittima lungo la Prima catena di isole – prosegue il documento – rafforzando al contempo la capacità degli Stati Uniti e dei loro alleati di respingere qualsiasi tentativo di impadronirsi di Taiwan o di raggiungere un equilibrio di forze così sfavorevole da rendere impossibile la difesa di quell’isola.

A differenza del Pacifico, la Strategy afferma che il Medio Oriente ha invece perso importanza come obiettivo centrale della politica estera statunitense, con l’aumento della produzione energetica. ‘I giorni in cui il Medio Oriente dominava la politica estera sia nella pianificazione a lungo termine che nell’esecuzione quotidiana sono fortunatamente finiti’, si legge”.

La Nato e le porte troppo aperte

E torniamo alle ricadute della New Strategy trumpiana sull’Europa. Molti commentatori la attribuiscono in qualche modo a J.D.Vance, almeno su diversi punti ispiratori. Secondo l’interpretazione del Wall Street Journal, “la descrizione dell’Europa nel nuovo documento strategico di Trump riecheggia proprio il discorso di febbraio del Vicepresidente, in cui accusava i leader europei di limitare la libertà di parola e esortava i governi a non cercare di impedire ai partiti di estrema destra di accedere al potere. Il documento strategico di Trump afferma che l’Europa rischia la ‘cancellazione della civiltà’ a causa della sua incapacità di controllare l’immigrazione clandestina”. Ma questa è solo una parte del discorso. In realtà, il problema sta a monte ed è di vera e propria filosofia politica. Può ancora esistere oggi un mondo “unipolare”, dominato a torto o a ragione dall’Occidente? Probabilmente no, il pianeta è un boccone troppo grosso anche per una superpotenza come gli Stati Uniti. Insomma, da soli non si può controllare tutto. Molto meglio accontentarsi di difendere gli equilibri o limitare i danni, anziché imbarcarsi in avventure come la guerra, dove la perdita è sicura per tutti. Da questo nasce il feeling di Trump per Putin: pensa che siano più gli interessi ad andare d’accordo che i motivi di conflitto. Ecco perché la Casa Bianca ora fa la voce grossa con gli europei.

Volete la sicurezza? Compratevela. Volete la guerra con la Russia? Fatela. Ma non contate su di noi. Anzi, dice The Donald, finiamola di invitare tutti a entrare nella Nato. Che all’inizio era stata concepita come un’alleanza anti-russa. E lo è sostanzialmente ancora oggi. Con la differenza che i suoi costi stanno aumentando ogni giorno che passa.

L’Europa e la Russia

No Trump non fa discorsi ideologici, ma solo pragmatici. In un certo senso sono, solo preoccupazioni economiche, commerciali, prudenziali o forse persino di buon senso. Perché sfidare una potenza nucleare come la Russia può sempre essere un affare complicato e dai risvolti imprevedibili. E poi, tenere ancora aperta una guerra sanguinosa e costosissima, che sta avvelenando il clima politico ed economico di tutto un continente, renderà l’Europa sempre più povera e a rischio. Ma se non lo capiscono a Bruxelles, lo devono capire a Washington?

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