
«La carenza di personale qualificato è diventata uno dei principali ostacoli agli investimenti nel 2024, con il 77% delle imprese che la indica come un vincolo». I posti di lavoro giacciono letteralmente per le strade d’Europa, e non solo in senso metaforico. «Il settore dei trasporti ha di fronte diffuse carenze di manodopera qualificata in tutte le modalità di trasporto (autisti di mezzi pesanti, camionisti, conducenti di autobus e tram, oltre che marittimi, in particolare ufficiali)», afferma il rapporto. L’Europa ha bisogno di più persone disposte a fare lavori indispensabili al funzionamento del sistema produttivo e sociale.
Se un’efficiente politica dei flussi migratori potrebbe fornire risposte immediate, è l’irrompere delle nuove tecnologie a offuscare le previsioni di un rilancio del mercato del lavoro. La capacità di usare l’Intelligenza Artificiale sarà un requisito di base per il 60% dei lavoratori già nel 2027. «L’Ue avrà bisogno tra i 6,2 e i 7 milioni di lavoratori legati all’IA nel 2027», si legge nel documento. Il problema è che, per la prima volta, la disoccupazione dei laureati supera quella generale e le richieste di stage per neo-laureati europei è crollata del 33%. Le aziende usano l’Intelligenza Artificiale per le mansioni di base, quelle che però occorrono a chi entra per la prima volta in un settore lavorativo. Ma, ancora più preoccupante, è il fatto che il problema delle competenze inizia al livello di partenza: bambini e adulti europei hanno sempre meno capacità in lettura e matematica.
Piccoli ignoranti crescono
«Circa il 30% dei quindicenni nel 2022 ha ottenuto risultati inferiori alla media in matematica, e il 25% in lettura e scienze», scrive la Commissione. Non sorprende che la situazione sia ancora peggiore per i figli di immigrati e quelli provenienti da famiglie svantaggiate: solo il 16% di loro ha ottenuto buoni risultati in matematica, lettura o scienze nel 2022. Nel 2015, erano il 21%. La situazione non è molto migliore tra gli adulti: un europeo su cinque ha difficoltà con la lettura e/o la matematica.
Nei prossimi due anni il valore del lavoro cognitivo di base umano potrà essere azzerato dall’IA. Nella classifica dei paesi europei con minore occupazione giovanile l’Italia è al penultimo posto davanti alla Romania. Un milione e mezzo di giovani italiani non lavorano, non studiano e non fanno formazione. I recenti dati Istat segnalano che l’occupazione in Italia è in crescita, ma retorica e strumentalizzazione politica non specificano che l’aumento riguarda solo gli over 50, mentre la fascia tra i 25 e 34 anni è in calo. Questa polarizzazione del mercato del lavoro dimostra che il sistema educativo non è stato adeguato al cambiamento in corso, ma anche che l’innovazione dirompente della tecnologia travolge le strutture sociali più consolidate. Il modello di Intelligenza Artificiale di Open AI in soli due anni è riuscito a riprodurre (a un costo giornaliero di 0,50 centesimi di euro) le competenze di un lavoratore cognitivo che pronuncia circa 20mila parole al giorno. Studi legali, editoria e altri settori sono i primi ad essere stati coinvolti. Il mercato sta correndo incontro a questa apocalisse del mercato del lavoro che garantisce una produttività pressoché illimitata e perciò artificiale.
Ma torniamo al fanalino di coda europeo, l’Italia. Si chiama ‘mismatch’ ed è la denominazione del processo di disallineamento tra ciò che le aziende cercano in termini di competenze e profili professionali e ciò che i lavoratori offrono in termini di formazione e abilità. I dati della Commissione forniscono una chiave di lettura che dimostra la gravità della situazione: in Italia il tasso di occupazione dei neolaureati è all’ultimo posto con il 67,5% contro una media di tutta la Ue del 84,9%. La conseguenza porta al tasso di emigrazione giovanile certificato dalla Fondazione Nord Est e presentato al Cnel.
In 13 anni sono emigrati 550 mila giovani di cui la metà neolaureati. Solo nel 2023 il numero è stato di 30 mila, pari alle dimensioni di una cittadina di provincia. Lo scenario configurato nel contesto del calo demografico e delle prospettive economiche conferisce all’Europa una posizione geopolitica che, senza un’inversione di rotta, è destinata all’irrilevanza.