Ucraina verso il dopo Zelensky: si candida il generale non sconfitto

L’ex generale Valerii Zaluzhni, avvia la battaglia per il dopo-Zelensky. Il lungo articolo sul media online Liga.net come una sorta di manifesto politico. ‘L’Ucraina rischia la guerra civile’. I molti errori della dirigenza e il monito durissimo: ‘adesso ogni pace comporterà rischi’

L’opposizione ucraina allo scoperto

«Come ci si candida alla guida di un Paese che affronta da quattro anni un’invasione e che potrebbe andare incontro a una fine della guerra più disastrosa del conflitto stesso? Lo ha mostrato l’ex comandante in capo delle forze armate ucraine Valerii Zaluzhni, nel lunghissimo articolo sulla situazione dell’Ucraina pubblicato sull’influente media online Liga.net della famiglia di imprenditori Bondarenko».

Sabato Angieri sul manifesto

«C’è un obiettivo ultimo e nascosto dietro la guerra d’attrito iniziata dalla Russia in Ucraina, un obiettivo che potrebbe essere raggiunto anche se si firmasse la ‘pace giusta’: la guerra civile». Ecco fatto: «evocando un caos ancora maggiore, illustrandolo addirittura e suggerendo – senza mai dirlo – di essere l’unico a poterlo scongiurare o governare. Un caos che gli ucraini vedono crescere dovunque. Sui social network e nelle strade, tra civili e militari e tra militari in prima linea e imboscati, tra i politici dei pochi partiti rimasti e il blocco di Volodymyr Zelensky, nella rabbia di chi dal fronte grida che quando tutto questo finirà non potremo lasciare il Paese a chi non ha combattuto per difenderlo. E chi meglio di un ex generale, amatissimo dai suoi (soprattutto in comparazione con quello nuovo, detto da molti “il macellaio”), ‘scacciato ingiustamente’ ma mai dimentico del suo dovere verso la patria?».

Zaluzhni vittima diretta di Zelensky

Zaluzhni privato del comando e dei gradi militari per ordine espresso di Zelensky l’8 febbraio 2024 e mandato in esilio dorato a Londra come ambasciatore. Da quel momento la stampa di mezzo mondo concorda con il fatto che è pronto a sostituire Zelensky non appena le condizioni lo permetteranno (e il solo sondaggio che esiste dice che al secondo turno prenderebbe 2/3 dei voti totali). La sua presenza nel dibattito internazionale è iniziata con un articolo sull’Economist di fine 2023 (Modern Positional Warfare and How to Win) nel quale dichiarava che la guerra era in una fase di stallo e che bisognava cambiare strategia. Zelensky è andato su tutte le furie, si è affannato urbi et orbi a smentire lo stallo e criticare (anche lui senza fare nomi) quei personaggi «che non credono più nella vittoria dell’Ucraina». Secondo molti è stata la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Silenzio in attesa del ritorno

Da allora Zaluzhni è intervenuto di rado, ma sempre in momenti emblematici. Durante l’assedio di Avdiivka ha criticato aspramente le scelte strategiche dei vertici militari ora guidati da Oleksandr Syrsky, definendolo uno «spreco inutile di vite umane». Dichiarazioni simili sono state fatte su Pokrovsk, affermando addirittura che «una ritirata, se ordinata e funzionale a occupare una posizione difensiva migliore e a preservare la vita dei soldati nell’ottica di una resistenza di più lunga durata, non si può chiamare sconfitta». E il 30 novembre fa un passo in più. Mantenendo l’apparente veste di analista militare e concentrandosi sull’assenza di programmazione politica, economica e militare da parte dell’attuale leadership ucraina, è tornato a insistere su tutti gli errori di Zelensky.

Gli errori imputati a Zelensky

La preparazione scarsa e senza finanziamenti adeguati dell’esercito nonostante fosse già in corso una guerra a bassa intensità in Donbass; l’assenza di piani economici e di accordi diplomatici preventivi da attuare in caso di necessità; la mobilitazione, tardiva e disordinata; la mancanza di un obiettivo strategico chiaro, mancanza di programmazione e investimento nel settore dell’industria militare e nell’esercito stesso. Da Londra è arrivato a sostenere che ciò che resta del Donbass non è così importante e che si potrebbe anche cederlo perché la guerra non finirà. Del resto cos’è la vittoria secondo Zaluzhni? «La vittoria è il crollo dell’Impero russo, e la sconfitta è la completa occupazione dell’Ucraina a causa del suo crollo. Tutto il resto è solo una continuazione della guerra». L’insistenza sul termine «vittoria» è un’altra stoccata a Zelensky: Zaluzhni da sempre lo accusa di abusare della propaganda, di diffondere informazioni che non fanno altro che frustrare la cittadinanza diffondendo sfiducia nelle istituzioni e, in ultima analisi, separando il popolo dal governo.

La vittoria impossibile

«Noi ucraini, naturalmente, aspiriamo a una vittoria completa: il crollo dell’Impero russo. Ma non possiamo rifiutare l’opzione di una cessazione della guerra a lungo termine (per anni) perché questo è un modo fin troppo comune di porre fine alle guerre nella storia». E poi, la parolina che colpisce al cuore, quasi così, en passant: «Formazione e rafforzamento delle basi di uno Stato giusto attraverso la lotta alla corruzione e la creazione di un tribunale equo». Poi q1ualche sua ‘fantasia’ quasi già elettorale come «l’adesione dell’Ucraina alla Nato, lo schieramento di armi nucleari sul territorio ucraino o lo schieramento di un grande contingente militare in grado di affrontare la Russia». Zelensky nell’angolo ora è lotta per la successione.

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