Sul fronte politico ucraino la sconfitta europea

È probabile che dopo i colloqui di Ginevra e in Florida un piano di pace per l’Ucraina veda la luce. I media internazionali sono pieni di ipotesi e retroscena sul numero di punti controversi dell’accordo. Definire lo status delle regioni contese e il livello di sicurezza dell’Ucraina e di difesa da aggressioni future, sottolinea il Corriere. «Ma intanto la Storia ha emesso una sentenza su chi ha già perso la guerra sul fronte politico, economico e in fin dei conti anche etico», per un severo Massimo Nava.

Europa indecisa e divisa

Parliamo dell’Europa, indecisa e divisa, senza una strategia per il conflitto e oggi senza un piano B di pace, alternativo a quello presentato da Washington che ha tutta l’aria di un patto con Mosca, sulla pelle degli ucraini e alle spalle degli europei. I leader europei, «volenterosi» o meno, in ordine sparso e soprattutto a parole, hanno agitato per anni il feticcio della vittoria dell’Ucraina, immaginando persino il crollo della Russia e la condanna di Putin per crimini di guerra, quando invece la Russia e il suo leader saranno persino riammessi al G8. Un G8 sotto la leadership di Trump e Putin!

Un po’ di armi a Kiev e rottura con Mosca

Poi hanno inviato in misura diversa un po’ di miliardi e di armi a Kiev, senza avere il coraggio di un’azione coordinata più incisiva. Inoltre hanno interrotto qualsiasi canale di comunicazione con Mosca, lasciando che la tavola fosse apparecchiata soltanto per emissari americani. Infine si sono fatti male da soli, tagliando fonti energetiche e ponti commerciali con la Russia, che si è riorientata verso la Cina e ora fa accordi sotto banco con gli Usa. Peggio ancora, la sicurezza e la ricostruzione dell’Ucraina dovrebbero essere assicurate da Paesi Nato e da risorse europee. Quanto alla possibilità di utilizzare fondi russi congelati, la faccenda resta controversa per le implicazioni in ambito di diritto internazionale.

L’inciampo storico di Biden

Gli americani, uscito di scena Joe Biden, hanno preso atto che l’Ucraina non aveva nessuna possibilità di vincere e che la resistenza si sarebbe tramutata nel calvario attuale. Così hanno ridotto drasticamente gli aiuti, lasciando la palla agli europei che avrebbero dovuto rifornirsi sul mercato americano e girare le commesse a Kiev. Per di più hanno minacciato solo a parole sanzioni mai davvero entrate in vigore. Cina e India continuano a comperare petrolio russo. Lo scandalo per corruzione ha indebolito ulteriormente Zelensky e raffreddato i già tiepidi entusiasmi dell’opinione pubblica europea, nonostante una narrazione ufficiale pervicacemente reiterata dai governi di Francia, Germania e Italia e dei Paesi Baltici.

Comunque vada, sempre perdenti

Paradossalmente, un ulteriore indebolimento delle posizioni europee sarebbe provocato proprio dall’Ucraina: se Kiev accettasse il piano di Washington modificato, l’Europa dovrebbe abbandonare la politica di sanzioni alla Russia e rivedere i propositi di utilizzare i fondi russi congelati. Se Kiev lo respingesse, gli americani abbandonerebbero il campo e lascerebbero all’Europa il compito di sostenere da sola la resistenza ucraina. Nel frattempo, gli europei hanno ceduto sui dazi e avviato il riarmo, rifornendosi sul mercato americano, anziché avviare sul serio una coordinata politica di difesa comune. Continua ad esempio la controversia se siano migliori i caccia Rafale francesi o gli F35 americani. Il programma europeo di riarmo procede troppo lentamente per compensare il manifesto disinteresse degli americani per la sicurezza del confine orientale della Nato.

Ucraina sconfitta, Europa umiliata

Come ha scritto il Times di Londra, il piano americano si traduce in una richiesta di capitolazione dell’Ucraina, con l’Europa umiliata e spettatrice. Qualche leader si è agitato, qualcuno si è scandalizzato, bene ha fatto la premier italiana Meloni a fare buon viso, limitandosi a dire che il piano Trump è migliorabile e che non è il caso di perdere altro tempo.

Amnistia e ricostruzione

L’amnistia per i crimini commessi durante la guerra è senza dubbio una delle condizioni più crudeli di questo piano. Quanto alla ricostruzione, anch’essa sarebbe gestita dagli Stati Uniti con una struttura ad hoc. Secondo notizie riportate dal Courrier International, il dibattito sull’utilizzo dei fondi russi congelati avrebbe suscitato aspre polemiche fra membri della UE, soprattutto per la netta opposizione del Belgio. Il giornalista di Euractiv Simon Nixon scrive che le preoccupazioni del Belgio sono legittime: il Paese è esposto al rischio di ritorsioni da parte della Russia, Euroclear – la camera di compensazione con sede a Bruxelles – si assumerebbe un rischio legale e finanziario particolarmente elevato e il meccanismo proposto dalla Commissione deve ancora essere testato in tribunale.

L’Ursula di sempre nell’ultimo bunker

C’è comunque chi continua a mostrare ottimismo e a credere nel potenziale politico e diplomatico della vecchia Europa. Ursula von der Leyen ha ripetuto che il territorio e la sovranità dell’Ucraina dovranno essere rispettati. Il che vuol dire tutto e niente, se non si precisa quanta parte del territorio dovrebbe essere rispettata e difesa (visto che la Crimea e una parte del Donbass sono date per perse dagli stessi ucraini). Von der Leyen ha anche riaffermato le promesse per «il destino europeo» scelto dall’Ucraina, che comincerà «con la ricostruzione del paese» e passa per «la sua integrazione nel nostro mercato unico e nella nostra base industriale di difesa» e, infine, terminerà con «l’adesione alla nostra Unione». Promesse che non costano nulla, dato che prevedono il tempo di una generazione.

Ue, come il pianto di un neonato

Le parole dei leader europei affinché l’Ue sia protagonista e non spettatrice del piano di pace sono invecchiate in fretta: lo stesso Zelensky, per non correre il rischio di non avere più carte da giocare, si è ben guardato questa volta dall’irritare Trump, alleato scomodo, ma pur sempre alleato dalle spalle davvero grosse.

 

 

Tags: Europa Ucraina
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