
Théophile Delcassé fu ministro degli esteri francese dalla fine dell’Ottocento agli inizi del Novecento, periodo durante il quale le relazioni franco-britanniche migliorano nettamente: a parte la capacità personale del ministro nella difesa degli interessi francesi, era anche inevitabile che le due maggiori potenze coloniali evitassero conflitti nelle vaste periferie degli imperi che controllavano. L’Italia invece, saldamente ancorata al tempo all’alleanza con Austria e Germania, soprattutto alla fine dell’Ottocento, aveva avuto momenti di tensione con la Francia che furono superati da un accordo segreto nel 1902: Delcassé ottenne infatti che l’Italia, rappresentata dal ministro Prinetti, in caso di attacco della Germania, sarebbe rimasta neutrale e lo stesso in caso di attacco della Francia alla Germania, a condizione però che la Francia fosse stata provocata. Questo significava che la Triplice alleanza di fatto non esisteva più, ma l’accordo rimase segreto. Quando di fronte all’attacco tedesco alla Francia nell’agosto 1914 si tenne a Parigi una riunione tra il governo e lo stato maggiore, fu comunicata per la prima volta la sostanza dell’accordo al generale Joffre che potè così disporre di più truppe da inviare contro la Germania togliendole appunto dal confine con l’Italia. Al contrario questo non avvenne in Italia lasciando a lungo i vertici militari nell’incertezza, mentre nella fase finale prima dell’intervento il governo italiano trattò il proprio ingresso in guerra in segreto e all’insaputa del parlamento. Poiché accordi simili a questi costituivano una rete che impigliava più o meno tutti gli stati europei, sebbene accusato di una concezione ‘utopistica’ delle relazioni internazionali, Wilson in un certo senso aveva però visto giusto.
Tra il 1918 e il 1924 la diplomazia ufficiale cercò di essere pubblica, facilitata dal fatto che i nuovi destini del mondo si discussero in grandi conferenze soprattutto in Francia, tra Parigi e Versailles, dove furono sottoscritti i trattati di pace. Nel 1924, per la spinosa questione delle riparazioni dei danni di guerra imposte alla Germania sconfitta, fu scelta invece Londra, dove si sperava di trovare un accordo nel corso di un incontro discreto. Diversamente, nel caso di un incontro pubblico tra il francese Herriot e il tedesco Stresemann, gli sciovinisti francesi sarebbero stati capaci di far cadere il governo o peggio. Violando in parte il protocollo ‘wilsionano’ e l’attenzione dei giornalisti, Stresemann e l’interprete, dopo aver finto di bighellonare per Piccadilly, furono quasi rapiti da un taxi londinese e condotti all’incontro. Più movimentato fu un secondo incontro franco-tedesco nel 1926, sulle rive del lago di Ginevra e in prossimità del confine francese. A bordo di due diverse automobili, ma seguiti dalla stampa internazionale, Briand e Stresemann raggiunsero un motoscafo e, convinti di aver seminato gli importuni, puntarono alla riva francese. Quando il corteo della stampa tentò di entrare in Savoia, fu quindi fermato da cortesi e irremovibili doganieri francesi che controllarono da cima a fondo tutte le auto. Lo stratagemma sembrò aver funzionato, ma alla fine del colloquio che si svolse nel piccolo borgo di Thoiry, i due furono raggiunti nuovamente dai giornalisti. Era successo che un intraprendente giornalista americano aveva superato il blocco francese e comunicato ai colleghi la località dell’incontro: ai doganieri francesi era stato ordinato di non far attraversare la frontiera alle auto, ma non alla rombante moto Indian dell’americano.
Sia nel caso della diplomazia pubblica o di quella segreta, le informazioni rivestirono sempre e comunque la massima importanza e non furono mai facili da ottenere. Per secoli lo strumento più idoneo per tutelare la comunicazione delle notizie fu il cifrario, dei quali alcuni tra i più elaborati risalivano agli antichi stati italiani del Rinascimento. Ne derivava il fatto che i cifrari da utilizzare fossero più di uno, ma anche la difficoltà di usarli correttamente e il rischio di commettere errori catastrofici. La principale contromisura, adottata da tutti, restava l’intercettazione della corrispondenza diplomatica, una vera e propria arte, fondata ai tempi del Congresso di Vienna dal principe di Metternich: l’apertura della corrispondenza segreta era fatta sulle stesse carrozze del servizio postale in modo che la consegna ai destinatari avvenisse nello stesso momento in cui al ministero si leggevano i rapporti degli altri. Una vera e propria beffa la subì proprio il ministro francese Delcassè di cui abbiamo parlato all’inizio. Nel pieno della crisi internazionale per Algesiras nel 1906, fu svegliato in piena notte per un messaggio tedesco appena decrittato dal suo ufficio, ma per il contenuto del quale non poteva prendere provvedimenti. L’ambasciata tedesca comunicava a Berlino che era imminente la sostituzione del ministro degli esteri (ovvero lui stesso) con un altro più malleabile nelle trattative: la fonte citata era del resto il suo presidente del consiglio Maurice Rouvier che si era lasciato sfuggire la confidenza con l’ambasciatore tedesco, per cui una qualunque reazione del ministro avrebbe rivelato che il codice