Papa Leone e la sfida di una Turchia neo-ottomana

Un tempo Ankara sotto i generali del secondo esercito Nato come numero di effettivi dopo gli Stati Uniti e custodi dell’eredità politica di Kemal Ataturk, il padre della Turchia moderna, era considerata una democrazia illiberale ma di stretta osservanza laica e un fedele alleato dell’Alleanza Atlantica in funzione anti-sovietica nel fronte sud del Mediterraneo. Poi fu Erdogan.

La Turchia dopo 20 anni di Erdogan

Dopo venti anni di potere assoluto di Recep Tayyip Erdogan, che oggi governa prima come premier e poi come presidente, la Turchia rimane una democrazia illiberale ma filoislamica e legata all’ideologia dei Fratelli musulmani, movimento nato in Egitto nel 1928 dove oggi è fuorilegge. Recentemente la Fratellanza è finita nel mirino della Casa Bianca, presente in Libano, Giordania ed Egitto, ma non i gruppi presenti in due degli alleati chiave di Washington nella regione: Qatar e appunto Turchia, che con Trump hanno mediato il cessate il fuoco tra Israele e Hamas.

‘Fratelli musulmani’ quanto fratelli?

«I Fratelli musulmani in Libano, Giordania ed Egitto sostengono campagne di violenza e destabilizzazione che danneggiano le loro regioni, i cittadini americani e gli interessi degli Stati Uniti», ha spiegato la Casa Bianca. Il decreto firmato dal presidente americano affida al segretario di Stato Marco Rubio e a quello al Tesoro Scott Bessent il compito di portare a termine il processo in 30 giorni: se adottato, il provvedimento implicherà una serie di misure finanziarie e amministrative, dal congelamento dei beni al divieto di ingresso negli Usa. Un passo che farà aumentare la tensione tra Washington e Ankara.

Islam politico e laicità della Stato

Questa, dell’Islam politico e della difesa della laicità dello stato, è la principale sfida che Papa Leone XIV ha trovato in Turchia, uno stato a cavallo tra Oriente e Occidente, sempre meno laico, sempre più distante dall’ingresso nell’Unione europea e con gravi carenze nei confronti del rispetto dei diritti delle minoranze e delle opposizioni politiche il cui principale candidato Ekrem Imamoglu del CHP, rieletto sindaco di Istanbul nelle elezioni locali nel 2024, e considerato il principale rivale politico di Erdogan e difensore della laicità dello Stato, ora è in prigione e  rischia una condanna a 2mila anni di carcere.

Leone dopo Benedetto XVI

Il Pontefice romano, a differenza di Papa Benedetto XVI, troverà un paese che scivola sempre di più verso il Medio Oriente e dove Erdogan, a caccia di consensi nei suoi seguaci più fondamentalisti della Anatolia, ha trasformato la basilica di Santa Sofia a Istanbul da museo statale come voluto da Ataturk, in moschea. A cambiare gli equilibri politici è stato nel tempo l’alleanza del partito filoislamico di Erdogan, l’AKP, un partito inizialmente conservatore-moderato con i nazionalisti dell’MHP, gli eredi in doppiopetto dei cosiddetti Lupi grigi di Devlet Bahceli, il terzo partito turco in parlamento.

‘Partito d’azione nazionalista’

Il ‘professor Bahceli’, come ama farsi chiamare in pubblico in quanto ex docente di economia alla Università Gazi di Ankara, nel 1987 decide il passaggio in politica, entrando a far parte del Partito d’azione nazionalista (MHP). Il 6 luglio 1997 diventa il leader del MHP, subentrando al colonnello e fondatore del movimento panturco, Alparslan Turkes, venuto a mancare tre mesi prima. Bahceli ufficialmente da tempo ha chiuso con l’estremismo e la violenza dei Lupi grigi, uno dei quali Alì Agca, il 13 maggio 1981 attentò alla vita di Papa Wojtyla in piazza San Pietro, ma la loro ideologia panturca, anti-europea, anti-cristiana e vicina a un islamismo-radicale, permea ancora il partito MHP e dei suoi affiliati.

L’AP-Parti di Erdogan

L’Akp, il partito filo-islamico Giustizia e sviluppo, del presidente Recep Tayyip Erdogan al potere ininterrottamente dal novembre del 2002, ha subito le pressioni nazionaliste e filo-islamiche radicali di Bahceli. L’Akp negli ultimi tempi è in calo di consensi nelle grandi metropoli urbane del paese, Istanbul, Ankara e Smirne, a vantaggio del kemalista CHP e nel Sud-est a favore del partito filo-curdo HDP. Così si spiega il pugno di ferro di Erdogan a fasi alterne verso i due principali partiti delle opposizioni sperando di dividerle da un fronte comune così da poterle batterle alle elezioni.

Erdogan sultano neo-ottomano

Erdogan inoltre non disdegna di rilanciare la politica ‘neo-ottomana’, un approccio politico che mira a far riemergere Ankara come potenza regionale, ispirandosi al suo passato imperiale ottomano nei Balcani, in Medio Oriente e nel Caucaso. In un mondo dove gli imperialismi russo e cinese ritornano, anche la Turchia ambisce a ritrovare una politica estera che si basi su vecchi fasti soprattutto in Medio Oriente e Nord Africa.

Condividi:
Altri Articoli